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Vaccinazione per papilloma virus

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Vaccinazione donnaVaccinazione per papillomavirus

In questo caso mi sento di affermare che la messa in commercio di questo vaccino è una riuscita operazione di marketing da parte dell’industria farmaceutica.
L’operazione è partita sfruttando la paura che tutti nutrono nei confronti delle malattie e in particolare del tumore. Cosa c’è più di rassicurante di un vaccino contro il cancro?
Questo ho il sospetto che sia il precursore di chissà quali altri vaccini anti-tumorali, contro qualsiasi evidenza scientifica fino ad ora prodotta.
Gli studi eseguiti si riferiscono alla probabilità di ridurre l’incidenza dei condilomi e delle lesioni precancerose associate ai tipi di HPV (Human Papilloma Virus) contenuti nel vaccino. L’efficacia risulta nulla nelle donne con precedente infezione da uno dei genotipi presenti nel vaccino. La pubblicità che afferma che il vacino è in grado di prevenire il tumore del collo dell’utero dovrebbe essere sanzionata come pubblicità ingannevole. In realtà esso previene solo le lesioni precancerose causate da due sierotipi fra i quindici associati alla neoplasia, e di queste lesioni più del 90% si risolve spontaneamente.
Occorrono più di venti anni per formare il tumore dopo il contatto con il virus e gli studi sul vaccino sono stati eseguiti in 5 anni. Quindi la stima sull’efficacia del vaccino l’avremo solo nel 2020.
Altra cosa che ci deve fare riflettere è che per uno dei due vaccini in commercio, il Gardasil, dalla richiesta di autorizzazione all’approvazione da parte della FDA americana sono passati solo sei mesi. Dopo qualche settimana è stato raccomandato dal CDC di Atlanta. Per questo iter in media occorrono tre anni per la maggior parte dei vaccini e da 5 a 10 anni per l’uso generalizzato.
Grande operazione di marketing da parte della Merck che dal 2006 ha ingaggiato medici ed operatori sanitari che hanno partecipato “retribuiti”, a numerose conferenze sponsorizzate da gruppi di pazienti con il “supporto” della Glaxo e della Merck.
Gregory Poland, membro della commissione dei CDC che ha raccomandato il Gardasil, ha ricevuto quasi 28.000 dollari come rimborso spese per consulenze, dalla Merck tra il 1997 e il 2007. quattro dei sette relatori alla seconda conferenza annuale dei pazienti della “National Cervical Cancer Coalition” svoltasi a Los Angeles nell’Ottobre 2008, hanno ricevuto denaro per ricerche e consulenze dall’industria farmaceutica.
Avendo queste informazioni è difficile non capire come stanno realmente le cose.

Non esiste una epidemia di tumore alla cervice uterina nei Paesi ricchi e in Italia. Non esiste nessuna giustificazione per una vaccinazione di massa, senza nessun risultato comprovato sulla sua efficacia.
I vaccini contro il virua HPV sono due:
Gardasil, tetravalente, attivo contro i genotipi 16, 18, 6 e 11, costo al pubblico € 171,64
Cervarix, bivalente, attivo contro i genotipi 16 e 18, costo al pubblico € 156,79.

L’alto costo del vaccino impone un’analisi costo-efficacia, anche perché le donne vaccinate devono fare sesso sicuro e sottoporsi al Pap-test, come le donne non vaccinate. Non è un vaccino contro il cancro della cervice uterina e non ha un’azione terapeutica. La stessa Merck ha dichiarato che l’efficacia nella cura del cancro è pari a zero. Inoltre non è efficace se la ragazza ha iniziato l’attività sessuale.
Infine la sensazione di protezione che la vaccinazione può provocare è pericolosa, il falso senso di sicurezza di essere immuni dal tumore può portare ad evitare i programmi di sceening, unico strumento efficace nella prevenzione del tumore.
Non dimentichiamoci che la vaccinazione delle bambine di 11 anni contro il Papilloma Virus è un grande esperimento di salute pubblica (la cosiddetta fase 3 di sperimentazione effettuato però con i soldi pubblici).
Il “Vaccin Adverse Event Report Sistem” che raccoglie le segnalazioni degli effetti indesiderati durante e dopo le vaccinazioni ha raccolto più di 5.300 reazioni avverse dopo il vaccino tetravalente Gardasil. Sono stati riportati 10 casi ad esito fatale tra le ragazze/donne vaccinate.

Dr. Maurizio Romani

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