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- Un “abbraccio” a Don Enzo Mazzi -

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Don Enzo Mazzi ha lasciato il corpo,ma il suo spirito continuerà a sotenere coloro che lo hanno conosciuto ed hanno condiviso per più di cinquant’anni i suoi ideali di fratellanza e convivenza.

Dopo averne seguito le sue vicende e quelle della storica Chiesa dell’Isolotto a Firenze, negli anni ’70: pur senza averlo conosciuto personalmente, ho avuo la fortuna di incontrarlo negli ultimi mesi della sua malattia, in veste di medico. Tramite un amico comune si era rivolto a me con grande dignità e forza morale, nonostante la gravità del suo stato di salute. E’ stata per me un’esperienza di grande impatto, dove la parola ha contato più della medicina e dove quello che ho ricevuto è immensamente più grande di quello che sono riuscito a dare. Porterò con me questa emozione sicuro che mi aiuterà ad affrontere il complesso rapporto medico/paziente, vivendolo sempre più come un “abbraccio” tra uguali. E’ lo stesso abbraccio con il quale lui mi ha accolto e con il quale idealmente lo saluto; lasciando a due persone che questo abbraccio lo hanno condiviso negli anni: l’amico Carlo Consigli inervistato da un giornalista del “Manifesto” e Don Santoro suo “compagno” di lotte e fede cristiana.

 

Riccardo Chiari da il manifesto

Come ogni domenica, anche oggi l’appuntamento della Comunità dell’Isolotto è alle 10.30, alle «Baracche» in via degli Aceri 1. «Fra le altre cose – anticipa Carlo Consigli – socializzeremo l’assenza di Enzo, e la continuità della sua presenza». Nel solco di quella esperienza comunitaria che Enzo Mazzi considerava essenziale. Come una bussola che lo ha guidato per una intera esistenza. Di cui ha fatto dono, non solo metaforico, alle donne e agli uomini della comunità. Con loro non potrà più camminare insieme. Grazie a loro, e ai tantissimi che di settimana in settimana, anno dopo anno, hanno socializzato negli appuntamenti comunitari della domenica, Enzo Mazzi continuerà ad esserci.

Per sua espressa volontà, la morte non doveva essere una notizia. L’ennesimo rifiuto della «caratterizzazione personalistica» che l’ex parroco del quartiere popolare e operaio dell’Isolotto aveva abiurato, fin dagli albori della Comunità. «Ma il manifesto era importante per Enzo», riconosce Consigli. Perché l’eretico quotidiano comunista era per lui un altro luogo dove comunicare con gli altri i temi delle riflessioni comunitarie della domenica. Riflessioni che, negli anni, sarebbero finite anche sulle pagine fiorentine di altri quotidiani. Perché affrontavano questioni, fossero l’acqua bene comune oppure la democrazia in fabbrica, insieme locali e globali.

Anche in questi ultimi mesi, quando già la malattia ne fiaccava il corpo ma non lo spirito, a Enzo Mazzi non erano sfuggiti avvenimenti come il «Se non ora, quando?» del 13 febbraio. Affrontato così: «Le donne che si riprendono le piazze si riprendono anche per se stesse e per tutti noi il potere sulla sacralità della natura, dei corpi, della sessualità e, mettendo un po’ di enfasi, sulla sacralità di tutto l’esistente. «Se non ora, quando?». Poi erano arrivate altre riflessioni critiche, di fronte al tentativo di considerare anche Primo Maggio «una festa da sacrificare all’orgia del consumo».

Infine, lo scorso 28 agosto sul manifesto, l’ultimo graffio: «Per la strategia liberista la gente deve scordare il suo passato sociale, e non avere altro ideale e identità che la religione del danaro». Sempre nel segno delle comunità cristiane di base di cui all’Isolotto, insieme a Sergio Gomiti e Paolo Caciolli, era stato precursore. Raccontate in quel «Cristianesimo Ribelle», edito tre anni fa per “manifesto libri”, dove tirava le fila di quella spinta profonda che da 43 anni ha portato molti credenti a mettere in discussione le gerarchie ecclesiastiche e i nessi tra chiesa e potere. Trovando nelle comunità un luogo-laboratorio dove socializzare riflessioni ed esperienze.

 

Di fronte al Mistero della morte ho sempre pensato che la migliore parola fosse il silenzio… lo stesso silenzio con il quale tu ci hai lasciato e hai voluto accogliere questo momento della vita nutrendoti del caldo abbraccio della tua casa e delle persone che con te hanno respirato la quotidianità della vita.
Non sono mai riuscito a dare un volto a quell’angelo del Vangelo che venne a dire a Maria “Non aver paura”… oggi riconosco il volto di quell’angelo… è il tuo volto…
perchè so che tu sei stato incarnazione con la tua vita di quel richiamo vero e profondo a non farsi imprigionare da quella paura e da quel controllo che tutti i poteri religiosi ed istituzionali impongono su di noi e sulla “povera gente”.
Continua, ti prego, a visitarmi e a visitare la comunità delle Piagge e a suggerirci quelle parole che ci permetteranno ancora di “generare Vita”… avendo come unico riferimento l’amore gratuito e pieno del nostro amico e compagno Gesù di Nazareth.

Con due segni vogliamo oggi essere lì con te e la comunità dell’Isolotto: un pane da condividere tra di voi e con noi, per dirci e ridirci che tu sei e rimani in comunione e “comunione” con noi… e ci rende fratelli, compagni… e una pianta di olivo che ha accolto le mie lacrime di amico quando ieri ho saputo della tua “partenza”, e  non ho trattenuto la rabbia e il dolore che ho affidato a quel cielo dal sapore di terra che avvolge le nostre storie.

Torno nel silenzio che ascolta… mi rimane solo il fiato per un Grazie vero… senza aggiungere altro.
A… Dio

Alessandro Santoro
prete

Domenica 23 ottobre 2011

 

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