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- Tristezza e creatività -

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Come la felicità, la tristezza è uno stato d’animo che ha diverse funzioni.

Secondo alcuni ricercatori la depressione è una forma di adattamento. Nelle situazioni complesse gli stati d’animo negativi aiutano a prendere decisioni migliori, in definitiva la tristezza favorisce “strategie di elaborazione delle informazioni più adatte ad affrontare le situazioni più impegnative”. Sembra esistere un rapporto tra i disturbi depressivi e la produzione creativa, non è un caso che le persone di successo abbiano otto volte più probabilità di soffrire di depressione rispetto alla gente comune. La depressione è legata allo “stile cognitivo”, che rende alcune persone più inclini a produrre opere d’arte. Nel processo creativo, la perseveranza è una qualità importante e questa è una caratteristica comune di molti scrittori di successo.

Dicendo questo sembra di fare un elogio della depressione e della tristezza, non è così; spesso il pensiero creativo è legato al dolore, alla sofferenza, all’infelicità, ce migliorano le capacità espressive. Chi è triste si esprime in maniera più incisiva e la sua comunicazione è più efficace, infine chi è più severo con sé stesso scrive in modo più raffinato. Dire che la tristezza fa diventare più intelligenti non la rende certamente più sopportabile Tutto questo serve? La tristezza e la depressione ci aiutano a risolvere i problemi? Per qualche scienziato, se la depressione non esistesse e non reagissimo ai traumi rimuginando all’infinito, avremmo meno possibilità di risolvere i nostri problemi. Non tutti la pensano così ovviamente, questo metodo di vedere la depressione è considerato molto “romantico”.

Esiste anche la depressione cronica, l’odio verso sé stessi e il rimuginare disperato. La depressione non è come la tristezza, è un appiattimento dei sentimenti. Che dire infine delle persone che soffrono di depressione grave che non si lavano, non si curano, trascurano i figli? Il costo di questi comportamenti non può essere compensato dal fatto di avere più tempo per pensare.

Quello che è inconfutabile è che la depressione, comunque la inquadriamo, è una patologia molto diffusa, potremo dire quasi onnipresente che colpisce il 7% della popolazione. La mente dell’uomo moderno è incline alla tristezza e, come siamo portati a pensare, ha bisogno di farmaci per difendersi. L’alternativa è ce la depressione abbia uno scopo sconosciuto e che l’intervento dei medici non faccia che peggiorare la situazione. Il vero problema è che la nostra società considera la depressione come qualcosa che deve essere sempre evitato e curato immediatamente. Sarà più “romantico”, ma a me piace pensare che la tristezza che ogni tanto entra nel nostro animo abbia una qualche funzione e che ci serva per la nostra conoscenza e creatività.

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