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- Stefano, troppi misteri –

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Prendo spunto dall’articolo intitolato Stefano, Troppi misteri pubblicato domenica 1° Novembre su “Il fatto quotidiano”, nel quale Furio  Colombo, parlando delle storie di Stefano Cucchi, Mariano Bacioterracino ed Elham, punta il dito su tutta la nostra società e sottolinea la crescente indifferenza di tutti i cittadini verso le situazioni in cui invece ci si aspetterebbe un aiuto,  definendoci vittime e carnefici dei peggiori reati.

A tale proposito, mi sento di evidenziare che, talvolta, la generalizzazione di un giudizio non corrisponde all’esatta realtà e che, invece, può portare alla definizione di luoghi comuni che spesso, a forza di essere ripetuti, si concretizzano davvero.  Oggi tutti siamo indifferenti, tutti odiamo gli immigrati, tutti non hanno il coraggio di denunciare la verità. Ma tutti chi? Se faccio un rapido esame di tutte le persone che conosco, non riesco a trovarne una, nemmeno fra quelle che definisco antipatiche, che si comporterebbe così.  E sono certo che per molti di voi è la stessa cosa.

E allora tutti chi ?

La storia ci insegna che quello che sta succedendo oggi nella nostra Italia non è una novità.

Ad esempio, l’ antica Roma è stata spesso governata da despoti che associavano il loro comando a  violenza, sadismo e razzismo. Il potere era basato su rapporti clientelari, corruzioni elettorali, bustarelle e tangenti. Forse qualcuno si stupirà nell’apprendere che nell’antica Roma esisteva la figura ufficiale del sequester (lett. Mediatore, negoziatore), una persona alla quale un candidato ad una magistratura affidava le somme di denaro che sarebbero servite a corrompere gli elettori e ad ottenerne il voto !!

E che dire delle persiane chiuse di tanti assolati paesi della nostra Italia del sud che hanno fatto da sfondo a romanzi e film di mafia realizzati già  40 anni fa? Le persiane si chiudevano non solo per il caldo, ma anche per “non vedere” e, quindi, per “non parlare”. La stessa omertà dei nostri giorni.

emigrantiE ancora: “...sono 3000, sono arrivati, sono tutti sulla banchina, stanchi, affamati, con in mano il “libretto rosso” (che li bolla come analfabeti) o il “foglio giallo”che dà qualche maggiore speranza; ma per tutti ora c’è la quarantena , un’attesa lunga, snervante; e per alcuni – che prima di partire hanno venduto case e podere, o si sono indebitati per fare il viaggio – non è solo stressante, ma un’attesa angosciante”. (da un cronista dell’epoca – 1920) (cfr. http://cronologia.leonardo.it/emitot2.htm)

Sono i nostri emigranti in America di inizio secolo. Tanto diversi dalle folle di disperati che approdano oggi con barconi fatiscenti alle nostre coste?

Dunque le stesse problematiche che si ripetono ciclicamente da duemila anni a questa parte.

Ma tutto ciò allora vuol dire che va bene così? No, non va bene così. I fatti sono gli stessi, ma il progresso e la sempre più forte cultura della quale l’uomo si sta impossessando dovrebbero determinare un diverso modo di affrontarli.

E’ innegabile che stiamo assistendo a una decadenza della politica. Non c’è più rispetto di etica pubblica e la nostra democrazia sta morendo. Ma alla base di tutto questo c’è un fatto nuovo che dobbiamo assolutamente cercare di scardinare: la cattiva gestione dell’informazione. Ormai è chi ha il potere dell’informazione a decidere ciò che noi dobbiamo essere.

Ciò che voglio dire è che forse non dobbiamo più porre attenzione solo al singolo fatto, ma a tutto ciò che ai nostri giorni gli fa da contorno, vale a dire giovani che fanno volontariatola risonanza mediatica che ormai è entrata a far parte del nostro quotidiano. Come sempre i media hanno il potere di condizionare l’opinione pubblica e ciò che viene detto poi diventa realtà anche se non è vero. Noi dobbiamo combattere questo. Siamo tutti indifferenti? I nostri giovani sono tutti scapestrati? Non è vero. Migliaia sono le persone che fanno parte delle associazioni di volontariato e migliaia sono gli studenti lavoratori. Non c’è cosa peggiore di considerare le persone per le etichette che vengono loro appiccicate che per come sono realmente.

In realtà, chi non parla, è perché ha paura per sé e per la propria famiglia. Chi si sente razzista è un po’ per la scarsa conoscenza delle altre culture, ma soprattutto perché percepisce la precarietà delle proprie conquiste e si sente minacciato, non dalle persone, ma dal sistema che forse tra un po’ non sarà in grado di assicurare bisogni primari come casa o lavoro. Chi nella legalità compie azioni riprovevoli è perché spesso gli vengono ordinati da un superiore nell’ottica di una strategia messa a punto nelle alte sfere. E più che la gerarchia della società sale e più assistiamo alla mancanza di correttezza e regole.

Dunque l’origine di tanti misfatti non sta sempre nell’ essenza delle persone, ma nel condizionamento della nostra e società e del suo malgoverno.

Forse è necessario che tutti tornino ad essere consapevoli del vero significato della parola “politica”: arte di governare uno stato; insieme dei fini a cui tende uno stato e dei mezzi impiegati per raggiungerli (cfr. www.dizionario-italiano.it )

E per parlare di buongoverno, ovviamente, fini e mezzi devono essere degni del rispetto di tutti.

Ma soprattutto è necessario non fornire ai nostri ragazzi, adulti di domani, una visione distorta della realtà e, per far questo,  è indispensabile riappropiarsi di una esatta dimensione dell’informazione.

Basta diffondere un’ opinione con il giusto risalto mediatico e la maggior parte dei cittadini pensano che sia la verità.

Siamo in un’epoca in cui tutti ci sentiamo un po’ giornalisti e paparazzi, con i nostri cellulari e video-camere sempre a portata di mano, e anche editori, con la possibilità di mettere facilmente in rete i nostri filmati. Così tutto sembra normale, anche se in realtà non facciamo altro che diffondere, insieme ai buoni, anche tanti cattivi esempi.

Si, perché uno dei problemi della nostra futura società, e quindi dei nostri figli, sarà proprio questo:  riuscire ad avere la possibilità di formarsi delle opinioni proprie e di essere capaci di discernere se quanto viene divulgato corrisponda davvero alla realtà.

Sarà essenziale per loro capire  che i giudizi non possono essere generalizzati e che ognuno di noi ha una propria visione della realtà.

Ma i ragazzi hanno bisogno di esempi, di buoni esempi. Quindi dobbiamo combattere il condizionamento delle opinioni  e la divulgazione scorretta delle informazioni.

Oggi, purtroppo, la maggior parte di informazioni e filmati non concorrono più alla formazione della notizia, o alla scoperta della verità: sono solo scoop con valenze economiche o di  potere.

Facciamo una politica più corretta e forniamo ai nostri figli una chiave di lettura corretta del nostro mondo: solo così potranno “pensare in proprio” ed essere dei bravi cittadini.

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