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- Slow medicine -

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Meno farmaci, più dialogo. Meno esami superflui, più ascolto. Meno fretta, più condivisione. Sono i pilastri della Slow Medicine. Di cui si parlerà a metà novembre a Torino

Sobria, rispettosa, giusta: è la medicina slow, scuola di pensiero condivisa da chi fa dell’interazione il fulcro della terapia. Sulla scia di slow food, per cui il piacere del cibo si accompagna alla degustazione: rilassata e senza fretta.
Il movimento (www.slowmedicine.it), fondato a Torino nel 2010, nasce in antitesi rispetto alle logiche di efficienza ed economicità, sempre più pressanti in ambito sanitario. Secondo i seguaci della lentezza puntare sulla qualità non graverebbe sui costi: al contrario, consentirebbe di risparmiare, oltre a guadagnare in sostenibilità.
L’idea nasce da lontano: “Se ne parlava già trent’anni fa – ricorda Andrea Gardini, direttore sanitario dell’ospedale Sant’Anna di Ferrara e tra i promotori del think-tank – . Adesso si sta diffondendo, come risposta a criteri sempre più aziendalistici e orientati alla produttività”. Motivo per cui il primo passo, nel 2010, è stato creare una rete di persone, camici bianchi e non solo, in sintonia con l’approccio terapeutico che si concede il tempo di riflettere. “In emergenza, è ovvio che bisogna essere tempestivi – precisa Gardini – ma in situazioni normali, con un’analisi approfondita si può individuare la risposta più adatta ai bisogni del paziente”.
Il progetto ha aggregato realtà diverse: dalla SiQuAS (Società italiana per la qualità dell’assistenza sanitaria) all’Istituto Change di Torino, specializzato in counselling sistemico e medicina narrativa. Dopo simposi e brain-storming, l’iniziativa sta per entrare nel vivo: al prossimo convegno in programma il 18 e il 19 novembre alla Galleria d’Arte Moderna di Torino si parlerà dei progetti in corso di sperimentazione. L’incontro successivo, il 15 dicembre, sarà all’Ospedale Careggi di Firenze: è qui che Alberto Dolara, primario di cardiochirurgia, nel 2002 ha lanciato l’invito alla “slow medicine”.

Il network, in dieci anni, è cresciuto: dall’attività divulgativa alla ricerca sul campo. I principi sono distillati nel manifesto, consultabile sul sito Web: fare di più non vuole dire fare meglio; valori, aspettative e desideri delle persone sono diversi e inviolabili; cure appropriate e di buona qualità per tutti. Concetti semplici, contrapposti ai “veleni” della medicina moderna che rincorre la performance, spesso a discapito dell’efficacia. “Slow è ridurre i parti cesarei e promuovere l’allattamento al seno – sottolinea Gardini – , prevenire il cancro riducendo l’inquinamento da sostanze tossiche, ricordare che il malato non è un contenitore di farmaci”.
Dentro la medicina ufficiale (“Non abbiamo nulla a che vedere con l’omeopatia o con le cure alternative”), ma con una prospettiva diversa. Il cambiamento passa anche per la formazione dei futuri operatori sanitari: motivo per cui all’Università di Ferrara si insegna la gentilezza. Stefano Caracciolo, docente di psicologia clinica alla facoltà di medicina, l’anno scorso ha registrato il boom di iscrizioni: 500 allievi, a lezione di buone maniere. In corsia. “Abbiamo lavorato tutti assieme, coinvolgendo i vari livelli – spiega Caracciolo – , in particolare chi è allo sportello o al centralino”. Già, perché con la telefonata ne va dell’alleanza medico-paziente: “quando l’unico elemento è quello acustico, gli aspetti para-verbali vanno curati con la massima attenzione – suggerisce l’esperto – . Dal tono si capisce se la conversazione è asettica, impostata, o se l’ascolto è autentico. L’interlocutore ha bisogno di un feed-back, il più possibile interattivo”. Altra regola: “Meglio dire all’inizio che la telefonata durerà cinque minuti che troncare all’improvviso, perché il tempo è scaduto”. Per gli addetti al front office il consiglio è quello di “farsi carico dell’informazione, invece di tempestare il malato con una raffica di domande inutili. Se è già stato accolto nella struttura sanitaria, basta consultare il database per rassicurarlo di non essere un estraneo”.

 

http://moraliaontheweb.com/wp-content/uploads/2011/06/slow-medicine-locandina.pdf

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