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Screening del colesterolo a 9 anni. Polemica su linee guida Usa

Un’efficace prevenzione delle malattie cardiovascolari (Cv) deve cominciare da uno screening molto precoce, già nei bambini di 9-11 anni. Era questo il passaggio-chiave di un documento sulla riduzione del rischio Cv nell’infanzia e nell’adolescenza pubblicato alla fine dello scorso anno su Pediatrics dal National Heart, Lung and Blood Institute di Bethesda (Usa). La linee guida dell’istituto americano hanno però diviso la comunità scientifica, come riferisce il New York Times: da una parte c’è chi ritiene inutile anticipare il controllo del colesterolo a un’età così bassa, aggiungendo che l’ampliamento dello screening comporterebbe costi sanitari più elevati, test ripetuti e falsi positivi; dall’altra è schierato il fronte di chi considera opportuna la prevenzione precoce, sottolineando che individuare un’ipercolesterolemia in fase precoce consente di attuare modificazioni negli stili di vita dei bambini, migliorandone le condizioni di vita a lungo termine. Un esempio delle due opposte visioni è rappresentato da due editoriali apparsi su JAMA; nel primo, pubblicato a dicembre, Frederick P. Rivara, della University of Washington di Seattle, sostiene che uno screening universale potrebbe determinare l’avvio di una terapia farmacologica, per esempio con statine, e che ciò non sarebbe giustificato in base alle attuali evidenze scientifiche. Il mese dopo sempre su JAMA, replica Stephen R. Daniels, dell’università del Colorado e presidente del board delle linee guida. «Sappiamo che il processo di aterosclerosi inizia durante l’infanza ed è progressivo. Sappiamo inoltre che gli individui in grado di mantenere una condizione di basso rischio durante l’infanzia e l’adolescenza arrivano all’età adulta in una condizione per cui è molto improbabile sviluppare malattie cardiovascolari». Questo lavoro “educativo”, secondo Daniels, dovrebbe essere svolto insieme da genitori, pediatra e medico di famiglia. Infine, si fa notare, lo screening permetterebbe di intercettare i gravi casi di ipercolesterolemia familiare che richiedono subito una terapia ipolipemizzante cronica.

Pediatrics, 2011; 128 Suppl 5:S213-56

Ci sono due fattori che emergono da questa richiesta di uno screening precoce a 9 anni per il colesterolo. Il primo è il dubbio più che giustificato di volere medicalizzare i bambini con lo scopo di abbassare il colesterolo in età preadolescenziale. Pensare che l’aterosclerosi che inizia nell’infanzia sia dovuta a livelli di colesterolo più alti, è solo riduttivo e fuorviante. Il secondo è la conferma che il processo di aterosclerosi inizia nell’adolescenza ed è progressivo. E’ quello che stiamo affermando da anni come medici, che il processo infiammatorio causato da agenti inquinanti esterni inizia nella primissima infanzia, anzi nella fase fetale, se la madre viene esposta in quel periodo agli inquinanti ambientali. Cosa devono fare i medici per convincere gli Amministratori che le maggiori fonti di questi inquinanti sono i termovalorizzatori, il traffico veicolare e le industrie che utilizzano fonti energetiche fossili?   E’  giunto il momento di mettere in atto una vera prevenzione primaria (prevenire la malattia invece di pensare alla cura della stessa) e, dove è possibile, applicare il pricipio di precauzione.  Quante vite sarebbero state salvate se gli Amministratori non avessero fatto “orecchi da mercante” quando all’inizio del secolo scorso alcuni illustri  medici denunciavano la cancerogenicità dell’Eternit. Quanti di coloro che sono sordi ai nostri appelli, potranno dire tra qualche anno, quando i bambini attuali saranno malati cronici o peggio ancora morti, “io non sapevo”?

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