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Roma capitale della sanità in crisi

Sui tetti e sulle facciate dei più grandi ospedali romani, Umberto I, San Filippo Neri, Forlanini, Gemelli, Spallanzani sventolano migliaia di lenzuola, il simbolo dei disagi che stanno travolgendo la sanità del Lazio.

Anche in altre zone d’Italia, dalla Lombardia alla Sicilia, gli ospedali travolti dai tagli e dai licenziamenti, alzano la voce. Il Lazio però guida il terremoto della sanità nazionale con i suoi dieci miliardi di debiti alle spalle e un miliardo e 140 milioni di euro di deficit oggi. In Lazio ci sono duemila posti letti da tagliare, quattro ospedali da chiudere e 1500 licenziamenti già annunciati, medici e tecnici che fanno lo sciopero della fame.

L’Idi, il più importante ospedale dermatologico d’Italia, è in ginocchio a causa di un buco finanziario di 800 milioni di euro. L’intero vertice laico e religioso dell’Idi è sotto inchiesta e i dipendenti senza stipendio da più di quattro mesi.

Se il Lazio è il paradigma negativo di quello che può succedere in una regione amministrata male, nel resto d’Italia la situazione è quasi altrettanto grave. Dai migliaia di esuberi in Lombardia al taglio dei interventi non urgenti in Toscana, dai debiti della Campania alla minaccia di chiusura dell’ospedale Valdese in Piemonte.

Ma la crisi dovuta ai tagli imposti dal Governo colpisce tutti gli Ospedali dal Nord al Sud:

Lombardia Tagliati 144 milioni di euro per il 2012, altri 225 milioni per il 2013. A rischio 3000 precari in Lombardia per il blocco dei contratti a tempo determinato (Cgil). Nelle cliniche private si stimano 1500 esuberi. Il San Raffaele ha annunciato 244 licenziamenti; altri 371 per il Gruppo Multimedica.

Piemonte I dipartimenti saranno ridotti da 190 a 79 entro il 2013. I primariati da 903 a 727. Otto piccoli ospedali chiusi tra Torino e provincia.
Sul piede di guerra staff e pazienti dell’ospedale Valdese di Torino, eccellenza in campo oncologico, a rischio smantellamento a causa dei tagli

Emilia Romagna
  Quasi un miliardo di euro da tagliare entro il 2015, 260 milioni nel 2013. Posti letto in calo:meno quattromila. Dal 2014
declassamento di 30 piccole strutture a centri sanitari. L’ortopedico Rizzoli tra Natale e Capodanno ridurrà le sue attività: il 75% dei dipendenti in ferie forzate

Liguria A Genova si discute di vendere gli immobili dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto con la riduzione degli spazi per i pazienti. Da tagliare altri 120 posti letto per acuti tra gli ospedali cittadini e quelli nel dayhospital. In 3 anni la Asl è passata da 5.847 unità alle 5.137 attuali

Toscana: È polemica per i tagli annunciati: 60 su 130 postazioni con medico del 118, e posti letto fino a 3,15 ogni 1000 abitanti. Negli ospedali saltano gli interventi programmati (restano urgenti e oncologici) per un mese e mezzo da Natale. Si pensa di accorpare i chirurghi dei piccoli ospedali

Campania: Sulla Regione pende un ricorso di creditori che vantano arretrati per circa 6,5 miliardi di euro. Caldoro ha annunciato la riduzione delle spese e il nuovo piano regionale taglierà 1.293 posti letto in 3 anni. Intanto, negli ospedali si diffonde il “mercato nero” per ticket e liste d’attesa.

Puglia: Nel 2010 il piano di sostenibilità di Vendola: 2.211 posti letto in meno, 22 strutture riconvertite e blocco del turn over. Mancano 2.500 unità tra medici e infermieri. Rientrato il deficit, arrivano le garanzie: rafforzamento dei presidi sanitari a Taranto.

Sicilia: L’80% delle strutture private rischia di chiudere e mettere alla porta 2000 lavoratori: 44 su 55 non raggiungono la soglia di 80 posti letto
voluta da Balduzzi. Tagli anche nel pubblico: i posti letto per le emergenze passano da 15.036 a 14.118.

 

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