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Ribelliamoci contro il pensiero unico

Quando tutti fanno liberamente, di loro spontanea iniziativa, ciò che il potere li costringerebbe a fare con la violenza, qualora si opponessero, il totalitarismo puo’ dirsi realizzato. La schiavitù è vissuta come libertà, il potere non si esercita più nella tradizionale forma dell’imposizione autoritaria, ma si determina come soppressione della possibilità di alternative, in maniera tale che l’adesione alle leggi sia ritenuto necessario ed appaia libero.

Le scelte politiche vengono presentate come ingiunzioni che non ammettono alternative o negoziazioni, inoltre devono essere seguite nell’immediatezza. È così che la scelta politica di rimuovere i fondi all’ambito sociale, di ridurre i salari e di precarizzare il lavoro viene resa naturale mediante il dispositivo della crisi: una necessità ineludibile che non dipende dalla volontà delle classi, ma  dalla situazione in quanto tale.

Il contrario di questa democrazia immaginaria è la democrazia reale, ad oggi irrealizzata. Così con la scusa di dover governare la crisi, precise scelte politiche classiste si presentano il modo deresponsabilizzato e ipocrita, come necessità sistemiche che non permettono alternative e chiedono di essere urgentemente realizzate, impedendo ogni momento di discussione democratica e di negoziazione tra le parti. La crisi diventa un’arte di governo, uno stratagemma per vincolare le esistenze dei soggetti a uno stato di instabilità permanente e di incessante emergenza. Con questo sistema si neutralizza il senso delle alternative possibili e l’eventualità di un confronto democratico. Così il controllo non è coercitivo in quanto preordinato lo spazio delle possibilità d’azione e di pensiero degli individui. Non impone una direzione con la forza, semplicemente nega le altre possibilità affinché ne resti una sola.

A questo si aggiunga l’imposizione della neolingua operazionale dei mercati rappresentata dall’inglese, come la rinuncia della propria lingua nazionale e, quindi, del proprio patrimonio simbolico e culturale. Si capovolge puntualmente la realtà producendo un adattamento alla falsità totale: i bombardamenti sono detti “missioni di pace”, le distruzioni dei diritti sono chiamate “riforme”, la dittatura dei mercati è salutata come “democrazia”, i colpi di stato finanziari rientrano nella categoria dei “governi tecnici”. Chi mette in discussione questa grande narrazione dominante viene silenziato come “complottista”, chi critica l’egemonia delle élite è accusato di “disfattismo” e se non difende gli interessi delle stesse viene diffamato come “populista”. Così ogni possibile discussione critica è interrotta sul nascere mediante il silenziamento preventivo dell’interlocutore.

La distruzione programmata della cultura e della formazione scolastica è orwellianamente chiamata “Buona scuola”. Teniamo presente che distruggere la scuola significa decapitare intere generazioni di teste pensanti in maniera tale il sistema della produzione e dei consumi produca individui senza identità, facilmente manipolabili e incapaci di resistere. Controllare individui omologati è sicuramente più agevole che gestire soggetti pensanti e non allineati. L‘integralismo economico desidera un esercito di cultori ignari della propria schiavitù, non certo dei potenziali ribelli dotati di spirito critico e di eventuale avversione verso questo mondo alienato.

Populismo” diventa l’infamante accusa con cui, il ceto intellettuale ed il clero giornalistico, silenziano chiunque assuma una prospettiva non coincidente con la loro e che, lungi dal tutelare gli interessi delle élite, dà voce agli interessi del popolo e delle classi subalterne che lo compongono.

Nello stesso modo, con il termine “complottismo” si etichetta ogni prospettiva che contrasta la versione ufficiale dei fatti o la grande narrazione ad elevato tasso ideologico che chiamaglobalizzazione il massacro di classe planetario, “flessibilitàla precarizzazione neoschiavile dei giovani lavoratori e “competitivitàla possibilità per i dominanti di rimuovere senza riserve e impedimenti politici diritti sociali dei dominati.

Oggi più che mai occorre non bersi tutte le menzogne che il sistema della propaganda diffonde. Con l’istituzione di questo dominio onnipervasivo del pensiero unico, la stessa discussione critica dei punti fondamentali della politica e dell’etica è resa preventivamente impossibile tramite l’identificazione dell’interlocutore come un pericoloso estremista come un sanguinario persecutore dei costumi.  Il potere neoliberale si fonda sul profilo antropologico dell’uomo senza identità, infinitamente manipolabile dai flussi del desiderio e dalle pratiche del consumo, senza una natura umana che possa dirsi oltraggiata e quindi legittimare una ribellione contro l’ordine mondiale. Come diceva Camus “… non vi è rivolta che venga costituendosi sull’idea di una natura umana offesa, mortificata e degna di essere riscattata”.

Però ricordiamoci sempre che non vi è nulla che possa giustificare la schiavitù. Vale sempre la pena tentare di trascendere le sbarre per cercare la libertà, anche qualora si ignori cosa realmente vi sia fuori dalla gabbia.

 

 

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