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- Preparazione del rimedio omeopatico -

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Parte seconda: Diluizioni e dinamizzazioni

Il processo di diluizione ci consente di ottenere una sostanza medicamentosa, riducendone sia la quantità che la tossicità, senza ridurne la efficacia. i metodi di diluizione omeopatica sono detti decimali o centesimali a seconda che il rapporto tra soluto e solvente sia 1:10 oppure 1:100.  la tecnica di preparazione è la seguente: si prende una parte in peso della Tintura Madre (T.M.) di partenza, che viene posta in un flacone di vetro sterile ed inerte; a questa si aggiungono 99 parti in volume di una soluzione alcolica. Si eseguono 100 succussioni (dinamizzazioni), ottenendo così la prima diluizione centesimale hahnemaniana o 1CH. Se il rapporto tra soluto e solvente è di una parte di T.M. e nove parti di soluzione alcolica, si ottiene la prima diluizione decimale hahnemaniana o 1DH.

A questo punto una parte in peso della 1CH viene versata in un secondo flacone di vetro sterile che contiene 99 parti in peso di solvente a cui si impromono altre 100 succussioni e si ottiene così la seconda centesimale hahnemaniana o 2CH.  Il procedimentio può essere ripetuto, con la stessa tecnica e proporzione, fino ad ottenere la diluizione desiderata. La procedura descritta è chiamata anche diluizione a flacone multiplo, in quanto ad ognu passaggio si usa un flacone nuovo.

Intorno al 1832, il medico russo Korsakoff, propose il mtodo a “flacone unico” per la preparazione del rimedio omeopatico. Si parte utilizzando un flacone da 15 ml dove si mettono 5 ml della T.M. desiderata; si agita 100 volte e poi si procede allo svuotamento, per capovolgimento o aspirazione. Sulla superficie interna del flacone rimane adesa un certa quantità della soluzione presente nel flacone; questa viene considerata la quantità unitaria che quindi dovrà essere diluita 1 a 100. Si utilizzano per questo scopo 5 ml di soluzione idroalcolica, si agita per 100 volte e si ottiene la prima diluizione korsakoviana o 1K. Si svuota nuovamente il flacone, si aggiungono 5 ml di solvente si agita 100 volte e si ottiene la seconda korsakoviana o 2K. Si ripete il processo fino ad ottenere la diluizione desiderata. Vantaggi di questo metodo sono di essere più economico e più veloce nella preparazione anche di diluizioni molto elevate come la 200K, la 1000K ed oltre. Lo svantaggio è che questa tecnica non assicura una costanza del prodotto finale, in quanto la quantità di sostanza che rimane adesa alla parete del flacone non è sempre la stessa, dipende dalla forma del flacone, dal tempo di svuotamento del flacone ecc.

Nel 1841 Hahnemann, nella sesta edizione dell’ “Organon“, propone una nuova tecnica di diluizione e dinamizzazione che chiama cinquantamillesimale (LM). Questa viene pubblicata postuma solo nel 1921 ed ebbe diversi detrattori nella sua attualizzazione, ma nonostante fosse criticata, si è poi dimostrato che l’uso delle cinquantamillesimali dava al rimedio un’azione dolce e profonda. Tecnicamente si parte da tre triturazioni centesimali successive in lattosio, da quest’ultima triturazione si prendono 0,05 grammi che vengono sciolti in 500 gocce di una soluzione idroalcolica. Da questa soluzione si prende una goccia e si versa in un flacone con 100 gocce di alcool a 95°. Con una goccia di questa soluzione si impregnano 500 globuli di lattosio e così si ottiene la prima diluizione cinquantamillesimale (1/LM). Per ottenere la 2/LM uno dei globuli viene sciolto in 100 gocce di alcool a 95°, agitato 100 volte e con una goccia di questo vengono impregnati 500 globuli. Si continua così per òle diluizioni successive. Le più utilizzate sono la 06/LM, 12/LM, 18/LM, 30/LM.

Dopo questi numeri due parole sulla dinamizzazione, cioè il meccanismo delle 100 succussioni che si fanno ad ogni passaggio di diluizione del rimedio omeopatico. In omeopatia si afferma che quanto più è alta la diluizione e quindi il numero delle succussioni, tanto più profonda è l’azione del rimedio e più intensi e duraturi sono i risultati terapeutici. Per spiegare questo apparente mistero bisogna spingersi nei meandri della fisica quantistica, dove si indaga sull’intima struttura della materia e dove materia ed energia perdono la loro specifica individualità, per divenire due facce della stessa realtà. L’ipotesi più accreditata è quella che le dinamizzazioni imprimano al solvente delle caratteristiche peculiari che dipendono dal tipo di soluto e dal numero delle dinamizzazioni. Il solvente viene così arricchito di cariche elettromagnetiche che sono modulate dal rimedio di partenza, quindi sono estremamente specifivhe, coerenti, polarizzate e quantizzate. infine queste onde elettromagnetiche vengono trasmesse all’acqua biologica, quindi diffuse in tutto il sistema assumendo le caratteristiche di informazione. Sappiamo che i sistemi viventi sono in grado di decodificare informazioni elettromagnetiche di potenza debolissima con estrema sensibilità. La dinamizzazione non arebbe altro che sottoporre la soluzione ad una serie di onde d’urto capaci di trasmettere un’informazione elettromagnetica a tutto il sistema.

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