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- Pomodori a lunga durata -

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Tolti due geni ed i pomodori non marciscono

La notizia è riportata dalla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze “PNAS”. Si riferisce alla scoperta, da parte di ricercatori indiani del National Institute of Plant Genoma Research di Nuova Delhi. In pratica questi ricercatori hanno identificato i due enzimi responsabili della maturazione del pomodoro dopo la raccolta; togliendo i geni di questi due enzimi, alfa-mannossidasi (alfa-MAN) e beta-D-N-acetilesosaminidasi (beta-HEX), si rallenta molto il processo di maturazione, impedendo al pomodoro di perdere la sua compattezza e diventare “rammollito”, fenomeno che non lo rende più appetibile per il consumatore e quindi non lo fa finire nel carrello del supermercato, ma nella catena dei rifiuti. Tolti i due geni alfa-MAN e beta-HEX dal DNA del pomodoro, questo diventa a “lunga conservazione”, contemporaneamente con questa modificazione non si compromette la qualità e la quantità del raccolto. Visto il risultato si sta pensando di estendere la rimozione di questi enzimi a molti tipi di frutta, che finirà poi sulla nostra tavola.

Dobbiamo essere contenti di questi risultati di ingegneria genetica? Sono improntati alla ricerca di cibi più salutari con i quali nutrirci, o sono piuttosto indirizzate ad un maggiore profitto e ritorno economico? Il pomodoro è il secondo vegetale al mondo per consumo alimentare dopo la patata, questo è il motivo principale per cui la ricerca biogenetica si rivolge a questi due alimenti molto più che ad altri; ecco il motivo del finanziamento, da parte di multinazionali degli OGM, di ricerche che hanno portato alla creazione di ibridi da incroci di varietà diverse di pomodoro o tra pomodoro ed altri vegetali.

I progressi nello studio del genoma hanno portato alla scoperta di un meccanismo di cooperazione tra le specie: gli organismi viventi integrano le loro comunità cellulari mediante la “condivisione dei loro geni“. Siamo partiti dalla convinzione che i geni si trasmettessero da un organismo all’altro, solo attraverso la riproduzione, quindi per linea di discendenza; ora sappiamo che i geni sono condivisi non solo da menmbri della stessa specie, ma ance da membri di specie diverse: gene trasfer o trasferimento dei geni. Questo in ultima analisi equivale a dire che gli organismi possono acquisire le esperienze apprese da altri organismi anche di specie diverse. Conoscendo questi meccanismi di trasferimento di geni tra specie diverse si comprende il pericolo dell’ingegneria genetica. Non conosciamo le conseguenze del modificare i geni di un pomodoro o di una patata, non è detto che quelle modificazioni si limitino a quelle specie, ma possono trasferirsi ad altri sistemi e modificarli di conseguenza in tempi più o meno lunghi. Abbiamo già l’esperienza del trasferimento di geni tra prodotti OGM e le specie spontanee a contatto durante la coltivazione, che ha dato origine a specie “super-infestanti”. Sono stati pubblicati studi nel 2004 nei quali si prova che quando l’uomo ingerisce alimenti geneticamente modificati, i geni modificati si tyrasferiscono nei caratteri dei batteri utili dell’intestino e li modificano.

A questo punto è più facile rispondere alla domanda precedente: il rischio per la salute dell’uomo, e non solo, è molto elevato, soprattutto perchè ancora non conosciuto nella sua interezza e complessità. L’ingegneria genetica non ha mai preso in seria considerazione il problema del trasferimento genetico, quando ha immesso nell’ambiente organismi geneticamente modificati. La logica del profitto è più forte della salvagurdia della salute, guardiamo con fiducia alla nascita dei “piccoli orti cittadini” dve i pomodori sono più brutti e avvizziti, ma mantengono il profumo ed il sapore del pomodoro e soprattutto sono un alimento che le nostre cellule conoscono da secoli. Buon appetito!

orto

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