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- Polveri sottili e picchi di ricoveri in ospedale -

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Era il 2007, e uno studio dell’Organizzazione mondiale della Sanità imputava all’inquinamento atmosferico nelle 13 città italiane di maggiori dimensioni – Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania e Palermo – 8.220 morti l’anno, da attribuirsi prevalentemente agli effetti a lungo termine delle concentrazioni di PM10 superiori ai limiti di legge (50 milligrammi per metro cubo).
Ad incrementare la preoccupazione hanno poi pensato i risultati dello studio Poemi, Pollution and Emergency in Milan, che, concentrandosi sullo stato di salute dei cittadini milanesi e volto a definire strategie di prevenzione e tutela della salute, nel 2008 ha registrato dati allarmanti. I ricercatori impegnati nello studio evidenziarono come, sui 53.514 accessi registrati nei cinque pronto soccorsi presi a campione presso gli ospedali cittadini Fatebenefratelli, Policlinico, Niguarda, San Carlo e San Paolo, ben 26.151 erano stati provocati da disturbi acuti delle vie respiratorie superiori, 3.569 da asma acuto, 8.536 da bronchite acuta, 5.689 da polmonite, 1.825 da riacutizzazione di bronchite cronica ostruttiva.
Insomma, i dati mostrarono come in media 73 persone al giorno venissero ricoverate a Milano per malattie collegate all’inquinamento, correlando inevitabilmente i picchi di presenza di agenti inquinanti con l’aumento degli accessi ai pronto soccorso. Già allora, inoltre, gli esperti evidenziarono gli allarmanti dati relativi a giovani e bambini: dei 1.815 casi di riacutizzazione di bronchite cronica ostruttiva registrati nel 2008, il 50% interessava proprio gli under 18.

 

A pochi anni da queste valutazioni, poco è stato fatto in tema di prevenzione e miglioramento della qualità dell’ambiente urbano. È infatti di pochi giorni fa l’intervento l’assessore alla sanità della regione Lombardia, Luciano Bresciani, che, interpellato in merito ad un’interrogazione sulle malattie respiratorie dei bambini delle scuole di Brescia, torna su questi temi “scottanti”: «vedo aumentare i ricoveri e sono preoccupato per la salute dei cittadini. C’é una situazione di inquinamento pericoloso. Sono 10 anni che continuiamo ad assistere a un dibattito sul traffico, il blocco o le targhe alterne, ma la scienza non ci ha dato risposte certe. I dati – continua Bresciani – ci dicono che il 50% dell’inquinamento di Milano è legato all’inquinamento motoristico, e di questo l’86% è dovuto al diesel. Ma c’é anche l’impatto del riscaldamento, su cui non si è fatto quasi niente, e il traffico commerciale dei tir sulle tangenziali, le cui polveri arrivano in città».

 

«Sono preoccupato – conclude – per il peggioramento della situazione di salute degli abitanti. Il problema non è il commercio, ma di quanto si fa male ai cittadini. Il mio compito è la tutela della salute».

 

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