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Part time a fine carriera, Enpam pronta a pagare metà pensione a medici e pediatri

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ricambio generazionaleChe accadrebbe se settemila medici di famiglia e pediatri da un giorno all’altro iniziassero a lavorare part-time, mezza giornata invece di una intera? Vorrebbe dire che altrettanti giovani subentrerebbero loro, con un compenso che può essere equivalente massimo a 750 scelte (ma il medico “senior” resterebbe formalmente titolare degli assistiti) e cioè adeguato a iniziare una carriera da convenzionato in condizioni spesso più favorevoli delle attuali. Ecco da cos’è nata App, la formula di Anticipo della prestazione pensionistica che l’Enpam sta studiando per i medici iscritti al Fondo medicina generale e in prospettiva per gli specialisti ambulatoriali Asl. Il meccanismo studiato dal presidente Enpam Alberto Oliveti è l’uovo di Colombo: una volta maturati i requisiti di età ed anzianità per pensionarsi il medico convenzionato può decidere di mettersi in pensione “a metà” e lavorare a part-time, senza perdere lo stipendio intero. O meglio, l‘Asl verserebbe metà onorario e la parte di quota variabile spettante, mentre l’Enpam verserebbe metà della pensione. L’importo dell’assegno pensionistico sarebbe la metà del minimo se il medico si pensionasse all’età minima (oggi 60 anni e 6 mesi con 35 anni di contributi inclusi ricongiunzioni e riscatti, sarà 62 anni entro il 2018), ma naturalmente crescerebbe se si “stufasse” dopo. Per stancarsi ci sono a occhio e croce 6 anni: già oggi oltre i 66 anni e 6 mesi (che nel 2018 saliranno a 68) i limiti d’età sono raggiunti e non si lavora più. «Penso che la formula App sia la soluzione per i colleghi che ritengono di non poter o voler tenere il passo della burocrazia in aumento nei nostri studi, ma non vogliono cessare l’attività di botto – spiega Oliveti – perché sanno che possono ancora dare qualcosa ai propri pazienti e al giovane collega che venisse a condividere lo studio con loro, in orari diversi e talora insieme». La penalizzazione economica esistente nel part-time qui empamnon sussisterebbe: il medico avrebbe metà stipendio e metà pensione. A differenza che per gli infermieri, dove la staffetta vecchi-giovani è prevista da un discusso disegno di legge, qui il part-time vecchi- giovani, oltre a incontrare terreno “fertile”, è possibile in tempi teoricamente brevi: basta una modifica dei regolamenti previdenziali che l’Enpam è autorizzata a deliberare, e il successivo parere dei ministeri di Economia e Lavoro al termine di una verifica dei calcoli attuariali. «L’impatto sui conti della Fondazione è zero e la fonte normativa che apre a una previsione del nuovo trattamento c’è già, sta in un parere del Comitato di settore per il nuovo accordo nazionale di cui si sta trattando. Sul parere è scritto che Sisac e sindacati individueranno norme che senza costi aggiuntivi a carico Ssn, nell’ambito di un patto generazionale favoriscano un progressivo turn-over dei medici così da facilitare un più rapido inserimento di giovani medici. La stessa disposizione prevede che si proceda analogamente per gli specialisti ambulatoriali».

 Su proposte come questa dobbiamo iniziare a discutere a livello legislativo, se vogliamo che molti giovani medici, preparati dalle nostre università, diventino risorse per il Sistema Sanitario di altre nazioni europee ed extraeuropee. 

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