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- Omeopatia per il parto -

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In una fase importante e delicata della gravidanza, come è il travaglio, possiamo agire con farmaci omeopatici, che facilitano la retrazione del collo uterino, riducono la tensione emotiva della madre ed abbassano la necessità di ricorrere al taglio cesareo. Iniziando la terapia omeopatica nell’ultimo mese di gravidanza, otteniamo una buona preparazione al travaglio e si sopprimono le falze contrazioni.

Actea racemosa : utile quando la Paziente è agitata, ansiosa, irritabile, con la paura del parto e di arrecare danni al bambino. Ci rendiamo conto della sua agitazione, perchè pone domande di continuo all’ostetrica. La dilatazione è lenta, con dolori a volte insopportabili che partono dall’utero e si irradiano alla schiena ed alle gambe. Quando inizia la dilatazione ha brividi di freddo e desidera essere coperta. La visita stessa provoca dolore intenso.

Arnica montana : agevola le contrazioni uterine; i movimenti fetali sono dolorosi. La Paziente ha paura di essere toccata; è utile nell’ultima settimana di gravidanza, fino al momento della rottura delle acque.

Caulophyllum : è il rimedio principale del travaglio in atto, avendo un’azione simile all’ossitocina, in quanto arresta le false contrazioni. Incentiva le contrazioni valide e dilata il collo uterino. Può essere utile anche nell’ultimo mese di gravidanza e spesso si associa ad Actea racemosa durante il travaglio.

Gelsemium : è utile per l’ansia e l’attesa del parto; spesso necessario per il padre che assiste il parto. La Paziente è sfinita, debole e presenta tremori. Può esserci mancanza totale di contrazioni e la Paziente arriva ad addormentarsi in sala travaglio.

Ignatia amara : utile per coordinare le contrazioni uterine, soprattutto nelle donne molto nervose. Sono quei casi in cui c’è difficoltà nella formazione del canale del parto ed il collo non si dilata: esiste un alto rischio di Taglio Cesareo.

Post-partum

Dopo il parto si possono avere perdite ematiche fino a vere emorragie. Quando queste superano un litro di sangue è importante fare una diagnosi precisa e, quando persistono, fare una terapia d’urgenza ed anche una revisione uterina. bisogna considerare sempre il rischio di una ritenzione placentare, ma pensare anche ad una endometrite o a frammenti di membrana amnio-coriale. particolare attenzione va posta in quei soggetti che fanno terapie con anti-coagulanti. I due rimedi omeopatici più importanti, anche come prevenzione dell’emorragie sono Arnica montana e Caulophyllum.

Arnica montana : è un antiedemigeno e antiemorragico che possiamo usare subito dopo il parto, anche all’uscita della Paziente dalla sala parto.

Caulophyllum : è il rimedio della ritenzione placentare, spesso associato a Secale o Nux vomica, che agisce come rimedio dell’atonia uterina.

Staphysagria : è sempre utile in quelle operazioni che richiedono dilatazione di un viscere (utero e vagina in questo caso). Permette il ritorno alle dimensioni precedenti lìintervento. E’ utile in tutte le ferite da taglio come il taglio cesareo e la perisiotomia.

China rubra : quando la Paziente è stanca, presenta occhiaie e pallore del volto ed ha emorragie di sangue scuro con coauguli.

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