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Omeopatia ed accertamenti diagnostici

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Cassazione civile – L’omeopatia costituisce un sistema di medicina alternativa che, in quanto tale, mira pur sempre alla guarigione dei pazienti. Ora, se è vero che uno dei principi fondamentali dell’omeopatia è costituito dal fatto che diagnosi e terapia devono riguardare l’intero corpo, ciò non significa naturalmente che l’omeopata debba evitare gli accertamenti diagnostici specialistici riguardanti il singolo organo, affetto dalla patologia, ma vuol dire soltanto che egli non potrebbe fermarsi alle indagini specifiche riguardanti il singolo organo, dovendo invece estendere le indagini all’intero corpo del paziente, al fine di avere una visione più approfondita della patologia onde poter individuare la terapia più efficace. [Avv. Ennio Grassini – www.dirittosanitario.net]

 

Omeopatia e buona pratica clinica

Un paziente, avendo avvertito disturbi alla vista, si era rivolto ad un medico generico, il quale, riscontrando una opacizzazione del cristallino per cataratta, lo aveva sottoposto a cure omeopatiche con prodotti da lui preparati. Però, dopo alcuni mesi di cure, constatato l’aggravamento dei disturbi, il paziente si era recato a visita specialistica, dove veniva esclusa la cataratta, riscontrandogli invece un intorbidamento essudativo del vitreo con sinchisi scintillante. Il ritardo diagnostico aveva determinato l’irreversibile patologia dell’occhio destro e la perdita dell’intero campo visivo, per cui si è innestato un contenzioso fra paziente e medico, giunto fino alla Corte di Cassazione. La quale, con sentenza n. 7555 del 01/04/2011 pronunciata dalla terza sezione civile, ha confermato la condanna per il medico a risarcire la somma di 52mila euro, sulla base della tesi accusatoria secondo la quale egli doveva disporre un accertamento specialistico all’occhio per sincerarsi della vera natura della patologia. Cosa che il medico non aveva fatto perchè, a suo dire, il medico omeopata “persegue metodi diagnostici e terapeutici incompatibili con la prescrizione di accertamenti relativi ad uno specifico ed isolato organo del corpo umano”. La suprema Corte non si è lasciata convincere da questa tesi, e anzi ha affermato che l’omeopatia, come è noto, costituisce un sistema di medicina alternativo che, in quanto tale, mira pur sempre alla guarigione dei pazienti. Ora, se è vero che uno dei principi fondamentali dell’omeopatia è costituito dal fatto che diagnosi e terapia devono riguardare l’intero corpo, ciò non significa naturalmente che l’omeopata debba evitare gli accertamenti diagnostici specialistici riguardanti il singolo organo, affetto dalla patologia, ma vuol dire soltanto che egli non potrebbe fermarsi alle indagini specifiche riguardanti il singolo organo. La conclusione dei giudici, quindi, è di conseguenza: respinto il ricorso del medico e confermata la condanna al risarcimento.

 

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