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” Nessuna impunità, chi sbaglia paga…”

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Ecco la ““Legge anti-corruzione” per liberarsi di quei sudditi che si sono arricchiti alle spalle del Principe e, mai paghi nella loro avidità, lo volevano superare in ricchezza e potere. Gli “amici” ingrati, portati all’onore della reggia, tolti alla lotta per accapparrarsi lavori e portare a casa un onesto stipendio, elevati al rango di cortigiani strapagati, con i soldi dei contribuenti e per questo teoricamente incorruttibili. Ma l’invidia per somigliare il più possibile a “colui che tutto può” li ha resi più che corruttibili, li ha fatti sentire intoccabili, nel loro tentativo di superare il Principe Sovrano. La storia che abbiamo studiato è piena di fatti simili: congiure di Palazzo per uccidere il Principe, o viceversa Sovrani che si liberano di sudditi che hanno acquisito troppo potere e quindi minacciano la sua posizione di comando assoluto. E’ proprio alla storia che voglio rifarmi per vedere quante affinità ci sono con quello che vediamo ai nostri giorni tra i potenti che ci stanno governando.

http://www.omeolab.com/blog/wp-content/uploads/2010/05/images511.jpgimages511[1]Nel IX secolo d.C., un giovane di nome Michele III salì al trono dell’Impero Bizantino. Sua madre, l’imperatrice Teodora, fu confinata in un convento e il suo amante Theoctistus assassinato. Dietro a tutto questo c’era Bardas, lo zio di Michele, uomo ambizioso ed intelligente. Micele invece era un giovane inesperto circondanto da personaggi intriganti, profittatori e perfino assassini. Aveva bisogno di qualcuno di cui potersi fidare e che fosse il suo consigliere; la scelta cadde su Basilio, il suo migliore amico. Questi non aveva però nessuna esperienza di politica nè di governo, essendo stato in passato a capo delle stalle reali. Basilio era un palafreniere macedone che in passato aveva salvato la vita a Michele, il quale per premiarlo lo aveva nominato capo stalliere, colmandolo poi di doni e favori fino a diventare inseparabili. Michele inviò Basilio alla migliore scuola dell’Impero bizantino e fu così che il rozzo addestratore di cavalli divenne un raffinato cortigiano.         Una volta che Micele divenne imperatore aveva bisogno di un consigliere e chi meglio di basilio, che gli doveva tanto poteva assumere il ruolo di ciambellano di corte? Gli avevano suggerito di accogliere il più qualificato zio Bardas, ma lui preferì l’amico. Basilio imparò presto e consigliava il suo Re su affari di Stato, l’unico problema era la mancanza di denaro: non ne possedeva abbastanza. La vita di corte con i suoi fasti lo resero avido di potere e riuscì a farsi triplicare lo stipendio, afarsi dare un titolo nobiliare e a sposare una concubina di Michele. Fino a qui sembra una bellissima favola, come quella di molti politici attuali che siedono in Parlamento o che hanno cariche istituzionali importanti. Ma andiamo avanti nella storia.

Basilio convinse l’imperatore che Bardas, allora capo dell’esercito, era un uomo esageratamente ambizioso ce aveva messo in atto il suo piano per mettere impero bizantinoMichele sul trono dell’Impero bizantino e adesso stava tramando per prenderne il posto. Questo dubbio, continuamente rinforzato dalle allusioni di Basilio, spinsero Micele ad accettare di fare assassinare suo zio. Fu lo stesso Basilio a pugnalarlo alle spalle e poco dopo lo sostituì come capo dell’esercito. Il potere di basilio era cresciuto a dismisura e, quando in seguito alle sue spese dissennate fu Michele che chiese del denaro a Basilio, questi si rifiutò; infine dopo poche settimane Michele si svegliò circondato dalle guardie e Basilio assistette alla sua esecuzione. Basilio si proclamò imperatore e cavalcò lungo le strade di Bisanzio sollevando una picca con infilzata la testa del suo imperatore ed, un tempo, migliore amico.

Ecco quello che il Principe moderno ha creato: dei mostri. Ha consentito a degli uomini, una volta raggiunte posizioni di prestigio, di pretenderne ancora, di chiedere qualsiasi cosa e di ottenerla. Disorientati dai tanti favori ottenuti si comportano come tanti fanno in queste situazioni, dimenticano l’origine della loro fortuna e credono di essere gli unici autori del loro successo e dei loro meriti. Per non fare la fine di Michele, con la testa tagliata e infilzata sulla picca, imparata la lezione il nostro Principe ha deciso: “…nessuna impunità, chi sbaglia paga….”

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