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Neocolonialismo finanziario

Nel 1884-85 con la conferenza di Berlino, sotto la supervisione del cancelliere Bismark, quasi tutta l’Africa sud sahariana è tornata alla Francia.

Da allora la situazione è praticamente immutata.

Dopo la seconda guerra mondiale, De Gaulle nel 1948 si rende conto che la situazione in Algeria, in Camerun e in Indocina era diventata pericolosa quindi anticipò l’indipendenza dei popoli africani. Il cambio della libertà coloniale li ha però legati sempre ad una condizione di schiavitù attraverso un meccanismo economico instaurando in Africa una moneta francese. Prendendo l’idea dal sistema nazista che aveva occupato la Francia e imposto alla stessa un sistema monetario che permetteva alla Germania di entrare in possesso di tutte le ricchezze francesi.

De Gaulle lo ha utilizzato in 14 paesi dell’Africa occidentale e centrale che erano ex colonie francesi.

Il Franco Coloniale (l’attuale CFA) permette alla Francia di avere il controllo totale sulla economia dell’Africa occidentale e centrale.

È una moneta stampata in Francia e di sua proprietà e la Francia garantisce la stabilità di questa moneta sul mercato internazionale.

Ad esempio quando l’Africa vende le sue materie prime sul mercato internazionale le vende in dollari $ e questi non vanno nella Banche Centrali Africane ma vanno nella Banca Nazionale di Francia che, fino al 1975, si tratteneva il 100% di questi $ e la stessa Banca di Francia batte una moneta, in un piccolo paese vicino a Clemon- Ferrant: prima era il Franco Coloniale Francese e dopo l’indipendenza dei paesi africani è stato chiamato Franco della Cooperazione Comunitaria (CFA).

Dopo il 1975 la Francia ha trattenuto il 75% dei $ fino ad arrivare al 50% nel corso degli ultimi anni.

Ma la vera situazione è questa:

Il paese africano esporta materia prima, per esempio per 1 MLD di $, di questi il 50% resta della Banca di Francia per mantenerne la stabilità monetaria, il restante 50% viene utilizzato dalla stessa Francia per programmi di sviluppo nei paesi africani dandogli il Franco CFA al posto dei $ e questo permette alle multinazionali francesi di andare a lavorare sul territorio africano.

La moneta che la Francia emette per darla alle Banche Centrali dei Paesi africani si può usare soltanto in questi 14 paesi. Quindi non è possibile andare in altri paesi e farsela cambiare, quindi è impossibile acquistare prodotti.

Altro paradosso é che il CFA dei paesi dell’Africa occidentale non è valido mi paesi dell’Africa centrale, che hanno un CFA diverso.

Il 50% dei $ derivati dalle esportazioni dei paesi africani servono alla Francia per poter ridurre il proprio debito pubblico.

Inoltre non dimentichiamo che nelle banche centrali africane ci sono dirigenti e funzionari francesi che hanno diritto di voto, quindi i presidenti di queste banche non possono prendere nessuna decisione senza il consenso della Francia.

Quando la Francia è in difficoltà ha il potere di svalutare la moneta CFA.

Una plusvalenza che la Francia prende a questi Paesi è stata calcolata in 440 MLD di $ ogni anno.

La stessa Merckel ha chiesto alla Francia di spostare questi franchi nella BCE, ovviamente la Francia si è opposta.

La Francia ha il monopolio su tutte le materie prime di questi Paesi di cui ha scritto anche le Costituzioni in maniera tale che nessun paese può trattare il commercio delle proprie materie prime ma questo deve passare dalla Francia.

Questo vale per l’uranio del Niger, l’oro del Mali, il gas, il petrolio, E il cacao, il caffè e i diamanti della Costa d’Avorio, ecc. ecc).

Qualsiasi capo di Stato africano che ha cercato di uscire da questo sistema è stato ucciso oppure è scomparso dopo essere stato sostituito con un colpo di stato.

La conclusione è che i paesi africani fino a quando non potranno avere una propria politica e una propria economia rimarranno infatti le colonie in mano a dei dittatori imposti da altri.

Dopo l’omicidio di Gheddafi, la Libia è diventato un varco per fare uscire i giovani africani e svuotare l’Africa della sua forza viva, facendoli entrare in Europa sapendo che non avranno futuro; gli stranieri che sono in Europa da circa 20-30 anni sono quasi tutti disoccupati. 

Pochi di questi giovani che arrivano avranno la protezione internazionale, l’asilo politico, quindi saranno giovani buttati per strada senza nessuna tutela, senza mezzi, senza sapere l’italiano, senza conoscere niente della cultura europea. Quello a cui andiamo incontro è una guerra tra poveri. I cittadini europei più deboli economicamente si troveranno di fronte centinaia di giovani africani affamati, questo porterà ad uno scontro di civiltà altro che integrazione!

La possibilità di farsi un futuro in Europa per questi giovani è un’utopia!

La guerra contro la Libia arriva tra i suoi scopi quello di fermare l’iniziativa di Gheddafi per una moneta africana garantita con oro che avrebbe spodestato il franco coloniale (CFA). Non c’è da stupirsi se tutto ciò induce milioni di africani di questa comunità ad andarsene. Sono migranti economici, profughi non della guerra ma del colonialismo finanziario francese e di quello cinese e del land grabbing delle multinazionali. Un colonialismo simile a quello che viene applicato all’Italia.

L’unico modo di fermare l’immigrazione è liberare l’Africa, per fare questo è sufficiente dargli una sua moneta e fargli fare una politica economica veramente indipendente!

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