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Medicina narrativa

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narrativa 2In Toscana si apre alla “Medicina Narrativa”: l’Assessore alla Sanità  Luigi Marroni fa da apripista a nome della Regione.

“Il racconto del paziente, il modo in cui vive la sua malattia e la riferisce al medico, è altrettanto importante dell’evidenza scientifica per consentire una diagnosi accurata”.

Per ogni medico, che come me ha scelto di utilizzare l’omeopatia, come trattamento terapeutico di prima scelta, è la conferma di avere fatto una scelta appropriata.

Mettere al centro il paziente con la sua storia e le modalità di manifestazione dei sintomi della malattia, passa certamente dall’ ascolto attivo del vissuto di chi si trova ad affrontare una grave malattia, che non è solo fondamentale per ridare dignità al malato e migliorare il rapporto medico-paziente, ma – se utilizzato nella pratica clinica – può diventare uno strumento essenziale nel percorso diagnostico-terapeutico e consentire, al tempo stesso, una migliore gestione delle risorse sanitarie.

L’avvento di questa metodologia di intervento clinico-assistenziale in Italia, è stato approfondito a Firenze nell’ambito di un congresso dove si sono confrontati medici, esperti e dirigenti del sistema sanitario che hanno dato vita a queste esperienze nelle Asl e negli ospedali toscani; dimostrando che una sua specifica applicazione nel percorso di cura migliora la qualità reale, attesa e percepita del servizio ed ottimizza le risorse disponibili.

Parlare con i pazienti, ascoltarli, sapere ciò che pensano, ciò che sentono, conoscere il loro excursus e le loro esigenze aiuta a migliorare la pratica sanitaria e, contemporaneamente, riduce drasticamente le pratiche inutili. grazie alla medicina basata sulla narrazione si possono evitare  duplicati di esami e terapie. Si calcolano circa 13 miliardi l’anno di sprechi per esami e terapie svolti più volte, ed eliminarli ottimizzando i servizi significa risparmiare più o meno il valore di una manovra finanziaria, migliorando contemporaneamente i risultati sulle cure e i loro esiti per i pazienti, che vengono anche aiutati a vivere meglio con la loro malattia.

Negli ultimi tempi le esperienze di medicina narrativa si sono moltiplicate in Italia con evidenti risultati: le cure sono risultate migliori, le diagnosi più approfondite, sono state favorite le relazioni fra pazienti, familiari e curanti, la sofferenza è risultata ridotta e la qualità reale e percepita del servizio è stata migliore. “Quello che fino ad oggi era un progetto adesso sta diventando una realtà che può fare molto per cambiare il modo di concepire l’idea stessa di cura” ha concluso la sociologa Stefania Polvani  direttore Sos Educazione alla Salute dell’Asl di Firenze. Da qui è poi nato il progetto NAME (narrative based medicine) che ha coinvolto i reparti che si occupavano di pazienti oncologici, cardiopatici e con malattia di Alzheimer e quelli di terapia intensiva.

Negli ultimi tempi le esperienze di medicina narrativa si sono moltiplicate in Italia con evidenti risultati: le cure sono risultate migliori, le diagnosi più approfondite, sono state favorite le relazioni fra pazienti, familiari e curanti, la sofferenza è risultata ridotta e la qualità reale e percepita del servizio è stata narrativamigliore.

Con questa metodica si è ottenuto un miglior equilibrio emozionale per chi aveva affrontato la visita con un approccio di tipo ‘narrativo’. I pazienti sono usciti dall’ospedale più tranquilli, sereni e pienamente consapevoli della loro malattia e dei sintomi”.

Il Prof. Armando Sarti, Direttore della Rianimazione del Santa Maria Nuova di Firenze, ha riorganizzato l’attività in reparto in funzione delle esigenze del paziente e dei suoi familiari. Presupposto di questo approccio è la cosiddetta ‘rianimazione aperta’, cioè l’accesso costante al reparto da parte dei visitatori e una revisione delle procedure di lavoro per coinvolgere paziente e familiari nelle scelte terapeutiche e nel processo di guarigione”.

Tutto questo non è effetto placebo, come spesso si classificano le Medicine Complementari, si tratta invece di fare una Medicina Integrata, dove di passa dal curare a prendersi cura, recuperando la voce del paziente, la sua narrazione della malattia, ritenendola degna di ascolto quanto i sintomi e i segni clinici

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