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Medicina di Stato o Medicina del Futuro?

lorenzin_g7_ministrisalute_fgNon vi sono dubbi che le vaccinazioni abbiano contribuito al progresso della medicina, tuttavia il dibattito che si è scatenato in questi ultimi tempi tende a sovrastimare il loro ruolo e a farne una “panacea”, cosa che non sono.

Sembra che stia svanendo la normale prudenza e la capacità di soppesare costi e benefici, da sempre tipiche della “scienza e arte” della medicina, il mio favore di una “medicina di Statoche vanterebbe la pretesa di applicare la vaccinazione di massa per il eradicare tutti gli agenti infettivi.

L’articolo 6 del codice deontologico afferma che: “il medico fonda l’esercizio delle proprie competenze aggiornandole alle conoscenze scientifiche disponibili”, non si parla quindi di conoscenze dominanti.

Infatti, a causa dei pericolosi conflitti di interesse oggi presenti nella letteratura scientifica, una corretta analisi di questa non può non essere anche scettica verso alcune ricerche pubblicate da autori finanziati dall’industria farmaceutica.

L’articolo 3 del codice deontologico afferma che: “dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana […] la salute è intesa nella accezione più ampia del termine, come condizione cioè di benessere fisico e psichico della persona.

Non possiamo negare che la primaria tutela della salute personale e sociale si fa essenzialmente il più efficacemente in ambito preventivo insegnando alle persone un corretto modo di vivere. Primo ed essenziale obiettivo della medicina preventiva moderna È quello di proteggere le persone dalle malattie ricorrendo a trattamenti di provata innocuità (Primum non nocere), pertanto senza sottoporre ad alcun rischio iatrogeno evitabile

Tale imperativo diventa categorico quando la prevenzione si rivolge a un bambino piccolo, presumibilmente sano e con la massima aspettativa di vita.salute-e-benessere

Dato che non esiste un farmaco eziologico, che l’approccio farmacologico è di per sé stesso sintomatico-soppressivo e che le patologie iatrogene sono in forte aumento è ovvio che una vera prevenzione primaria non può essere basata sull’uso dei farmaci, ma prima di tutto su una corretta igiene di vita (alimentare, motoria, psicologica, socio-culturale, ecc.) e su azioni di salvaguardia e di bonifica dell’ambiente ove l’individuo vive.

Escluse le condizioni di emergenza, l’obiettivo principale di ogni trattamento medico, preventivo o curativo, deve essere sempre la sua personalizzazione, per adattarlo alle soggettive caratteristiche fisiopatologiche, nutrizionali, familiari, ambientali e sociali di ogni singola persona. È proprio la ricerca medica che vanno in questa direzione puntando alla personalizzazione della terapia e cercando farmaci più efficaci per la singola persona, per esempio anche in base ai suoi caratteri genomici.

Oggi viviamo in un ambiente gravemente inquinato dal punto di vista tossicologico  e la letteratura scientifica di questi ultimi anni correla l’inquinamento con molte patologie sia neuropsichiatriche, sia metaboliche, sia degenerative del bambino; patologie che hanno sempre alla base un interessamento immunitario sul quale l’alterazione indotta da precoci e multiple vaccinazioni può aggiungersi come fattore sinergico paragonabile a quella “goccia che può far traboccare il vaso”.

Prima di somministrare ad un neonato una qualsiasi terapia ad azione immunosquilibrante (antibiotici, cortisonici, ma anche i vaccini), si dovrebbero valutare attentamente le condizioni del ricevente per decidere se sia nella condizione di rispondere adeguatamente o meno al trattamento.

Infatti, ogni vaccinazione induce una soppressione post-vaccinale delle difese immunitarie con un massimo di caduta dei livelli di linfociti 10 giorni dopo l’inoculazione: un vaccino diminuisce l’immunità mediata dai linfociti del 50% e due vaccini delle 70%

pampsSappiamo che i batteri vengono fermati dalle barriere fisiologiche (mucose) e c’è un’interazione essenziale tra i Pathogen-Associated Molecular Pattern (PAMPs) dei germi e i Toll-like Receptors (TLRs) dei macrofagi e di altri leucociti.

La stimolazione di questi recettori attiva una via di segnalazione che comporta l’induzione di geni anti-microbici, di citochine proinfiammatorie (IL-1beta, TNF-alfa, IL-6) e di prostaglandine che attivano il sistema immunitario.

Invece, l’inoculazione parenterale degli antigeni dei germi (vaccinazione) induce un blocco del sistema immunitario (in genere “temporaneo”, ma soggettivo perché dipende dalla ricevente).

Questo squilibrio immunitario si ripercuote sempre con una alterazione della bilancia Th1/Th2, come è stato dimostrato molto tempo fa dallo studio condotto su adulti sani vaccinati contro il tetano, la cui risposta immunitaria si è lentamente riequilibrata nelle settimane successive.

Va però detto che in bambini piccoli, specie se prematuri E se ricevono non solo il vaccino antitetanico ma più vaccini insieme, la disorganizzazione immunitaria può essere anche così grave da non rinormalizzarsi con il passare del tempo e lasciare pertanto una iper-attivazione Th1 o Th2.

In un soggetto immunologicamente debole (neonato, specie se immaturo o individuo immunodepresso dalla nascita o reso tale da patologie o darisposta-immune vaccini), gli effetti a lunga distanza di una iperattivazione Th1 o Th2 esageratamente intensa data possono essere: patologie autoimmunitarie se l’iperattivazione riguarda la risposta immunitaria Th1 (attivata prevalentemente da virus o batteri intracellulari) oppure patologie allergiche se l’iperattivazione riguarda la risposta immunitaria Th2 (attivata prevalentemente da batteri e allergeni extracellulari).

Qui risiede il grande pericolo che i vaccini possono causare alterando anche irreversibilmente la risposta immunitaria.

Questo dipende da vaccino a vaccino, ma anche dalla presenza in questo di alcuni coadiuvanti a base di alluminio. Su questo argomento un interessante articolo È stato pubblicato nel 2017 sulla rivista scientifica “Toxicology” Dove si documenta la neurotossicità causata da dosi minime di alluminio idrossido. Anzi si è osservato che l’alluminio manifesta i suoi effetti nefasti alle dosi più basse, in quanto queste contenevano sospensioni di nanoparticelle molto piccole, mentre quelle più alte contenevano aggregati grossolani. Gli autori concludono affermando che in ogni caso “l’opinione che la neurotossicità dell’adiuvante dipenda dalla dose appare troppo semplicistica”

Altra questione importante riguarda l’opportunità di vaccinare i neonati.

Il neonato un organismo che ha particolare specificità, basti pensare che durante la vita intrauterina e per alcuni anni dopo la nascita la funzione dei linfociti T helper è sbilanciata a favore di una risposta immunitaria di tipo Th2, per evitare il rigetto immunologico da parte della madre durante la gravidanza. L’equilibrio della risposta immunitaria Th1/th2 si raggiunge in un tempo variabile che richiede qualche anno.

Quindi il sistema immunitario è totalmente immaturo e se viene squilibrato questo può restare tale anche per tutta la vita.

Per lo stesso motivo nei primi 10-18 mesi di vita, è relativamente comune una ipogammaglobulinemia transitoria, cioè una particolare scarsa capacità di formare anticorpi. In questi bambini le vaccinazioni multiple possono essere pericolose perché disorganizzarono il sistema immunitario già immaturo E possono lasciare questo squilibrio della risposta immunitaria Th1 e Th2 con una iperfunzione duratura di una delle due risposte.

Infine oggi i bambini sono immunologicamente più deboli dei coetanei di qualche decennio fa, questo per svariati motivi tra cui:

  • L’età più avanzata dei genitori;
  • La maggiore probabilità di non salute degli stessi;
  • L’alimentazione più povera e/o squilibrata;
  • L’ambiente più inquinato;
  • L’abuso, a volte, di trattamenti farmacologici;
  • La maggiore incidenza di parti prematuri e/o cesarei;
  • L’allattamento artificiale.

Il sistema immunitario pediatrico ho bisogno di una flora batterica intestinale adeguatamente sviluppata e per la sua fisiologica maturazione sono importanti alcuni fattori che non sono presenti in tutti i neonati.

Le conclusioni riportate in uno studio della rivista scientifica “Pediatrics” nel 2002 affermano che “I neonati a termine partoriti per via vaginale e allattati al seno hanno il microbiota più benefico con un elevato numero di bifidobatteri e minor numero di Clostridium difficile e di Escherichia Coli.

Inoltre il sistema immunitario pediatrico ha bisogno di un contatto fisiologico con le malattie infettive, specialmente quelle virali, perché accellerano la maturazione delle risposte immunitarie innate e adattive, per mezzo delle quali, l’organismo si protegge contro lo sviluppo delle successive patologie infettive e allergiche.

Da tutto questo arriviamo alla conclusione che prima di somministrare a un neonato una qualsiasi terapia ad azione immunosquilibrante, tipo antibiotici, cortisonici, ma anche gli stessi vaccini, dovremmo valutare attentamente le condizioni del ricevente per valutare se sia nella condizione adeguata per rispondere al trattamento che stiamo per fare. Ricordiamoci  che la vaccinazione induce una soppressione post vaccinale delle difese immunitarie con un massimo di caduta dei livelli dei linfociti 10 giorni dopo l’inoculazione. Quindi prima di procedere alla vaccinazione sarebbe opportuno aspettare che il sistema immunitario abbia raggiunto la piena maturità, anche perché non è chiaro il motivo della fretta di vaccinare i neonati

 

I vaccini sono farmaci veri propri e come tali hanno indicazioni – non indicazioni e controindicazioni – è quindi ovvio che possano causare reazioni avverse.

Se usati adeguatamente e attentamente personalizzati, i vaccini possono essere molto utili per ridurre nel ricevente la probabilità di ammalarsi di alcune specifiche patologie infettive, ma se usati in modo generalizzato possono essere utili in alcuni soggetti, inutili in altri e dannosi in altri ancora.

prevenzione-primariaLa farmacologia moderna, a esclusione di condizioni estreme di emergenza pubblica, non contempla farmaci che possono essere somministrati in modo generalizzato, incondizionato e indiscriminato a tutta la popolazione,  cioè senza un adeguato studio dell’individuo volto a personalizzare il trattamento e valutare correttamente il suo rapporto rischio/beneficio per un singolo ricevente.

La medicina del futuro sarà una medicina dove si imporrà la prevenzione primaria e questa non può certamente essere basata o solo o prevalentemente sull’uso dei farmaci, ma prima di tutto su una corretta igiene di vita (alimentare, motoria, rispettosa dei ritmi biologici, psicologica, socio-culturale) e su interventi di salvaguardia e di bonifica dell’ambiente.

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