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Matteo Renzi: “the branding man”

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Matteo Renzi: “the branding man”

Il nostro sistema politico è diventato un’azienda. I parlamentari, i Governatori delle Regioni, i Sindaci delle grandi città ne rappresentano gli Amministratori Delegati. Il loro compito è di fare nella “governance” politica, lo stesso percorso fatto dalle aziende: investire nel marketing e nel design, per diffondere il più possibile le loro grandi idee; in altre parole sfornare marchi e non prodotti. Come le grandi industrie si sono svuotate, affidando a lavoratori esterni e precari la produzione, così le varie Amministrazioni, dai Comuni al Governo Centrale, si sono messi all’asta, riducendosi ad un guscio vuoto o ad un marchio: “il Comune”, “la Regione”, “lo Stato”.

L’importante è il brand: trova il messaggio, proteggilo e ripetilo fino alla nausea, facendo interagire i mezzi di comunicazione.

Prendiamo ad esempio Firenze. Come risolvere tutti i problemi della città con il “branding”?. Serve un testimonial abbastanza giovane e alla moda, accompagnato da una grande campagna promozionale. Trovato l’uomo gli si affiancano esperti di marketing e pubblicità. A questo punto si deve lanciare il marchio “Renzi” ed il brand utilizzato è la sua faccia da bravo giovane: “mettiamoci la faccia”. Così Firenze ed il suo futuro Sindaco sono diventati un riuscito spot pubblicitario apparso su tutti i canali televisivi nazionali, con in più qualche uscita americana, post-vittoria elettorale, per consolidare la formula ed apprendere dai maestri americani che avevano lanciato con successo il marchio “Obama”. Certo non mancano grandi maestri d’immagine nemmeno da noi e quindi, per il bene della città,  si è reso necessario fare un sopralluogo in quel di Arcore. Ha dovuto sopportare le critiche dei soliti benpensanti, ma il brand “mettiamoci la faccia” è stato sicuramente rilanciato in grande stile su tutti i network: missione compiuta!

Poi arriva la necessità di mantenere le promesse di risolvere i problemi reali della città di Firenze. La scelta è quella di ergersi a paladino della città, contro tutto e contro tutti per risolvere il problema del degrado urbano, lottare contro la speculazione edilizia, difendere le scelte ambientaliste. In una parola sola: mantenere le promesse elettorali.

Il branding man ha scelto quindi di scontrarsi con il sistema che noi denunciavamo essere marcio, con regole  dettate per asservire gli interessi dei grandi gruppi di potere, che avevano già in mano appalti, infrastrutture e Grandi Opere. Volevamo spiegargli che il modello economico dominante non è il “libero mercato” ma un “capitalismo clientelare” , in cui i politici cedono a dei privati la ricchezza pubblica in cambio del loro sostegno. Poi ci è stato chiaro che ad un Sindaco che “mostra la faccia”, che “rottama” i vecchi dirigenti per far conoscere il nuovo marchio conosciuto e distribuito in tutta Italia, non possiamo certo insegnare tattiche e  operazioni di marketing che conosce benissimo. È con questo atteggiamento che presto si siederà ad un tavolo con l’A.D. delle ferrovie, con il Ministro delle Infrastrutture, con il Presidente della Regione e firmerà l’autorizzazione al sottoattraversamento di Firenze della linea ferroviaria dedicata all’Alta Velocità e per la costruzione di una Stazione ad essa dedicata. Prezzo della sua firma 80 milioni di Euro, da utilizzare per rilanciare il “Marchio Firenze”a livello mondiale, ovviamente legato al brand Renzi.

Unico ostacolo, convincere quelle persone, sempre più numerose, e gli altrettanto numerosi movimenti di cittadini, che credono nelle libertà civili, che vogliano che le Aziende stiano fuori dalla politica, che pensano che il riscaldamento globale del pianeta siano le grandi battaglie del nostro tempo e, per questo, vogliono fare parte di un progetto politico più grande. Quando sarà costretto a sedersi ad un tavolo con questi soggetti, quale sarà il prezzo che dovrà pagare il Brand Renzi per sopravvivere?

In politica i cittadini sono sempre più insofferenti nei confronti della furbizia dei loro rappresentanti, dei conflitti di interesse e della cattiva gestione che percepiscono nell’ambito della funzione pubblica. Pensiamo che solo il 13% dei cittadini britannici pensa che i funzionari eletti dicano la verità; percentuale sconfortante rispetto a quella dei medici e degli insegnanti, rispettivamente considerati sinceri dal 92% e dall’88% della popolazione.  La speranza è che le imprese pubbliche e private diventino maggiormente integrate con le Società che servono, più in sintonia con le preoccupazioni sociali ed ambientali e maggiormente attrezzate per studiare soluzioni pragmatiche e redditizie tramite cui promuovere il bene comune.

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One Response to Matteo Renzi: “the branding man”

  1. Luca M. 29 agosto 2011 at 22:02 #

    Premesso che sono assolutamente favorevole ad uno Stato che dia libertà d’impresa, nei limiiti del ragionevole, quando si parla di Renzi e furbetti assortiti mi pare davvero la questione capitalismo si capitalismo no diventi di lana caprina.
    Il mercato c’è sempre stato e sempre ci sarà, salvo doverci essere delle limitazioni per salvaguardare il bene comune e i più deboli.
    Poi la destra magari avrà più attenzione alla responsabilità individuale e la sinistra ad aspetti sociali, ma i concetti di base cambiano poco. Di certo ormai sono pochi coloro che pensano ad una economia totalmente pianificata e priva di imprenditori privati.
    Gli stessi economisti classici pre-marxisti, presi ad esempio da tanti nostri pseudo liberisti, non erano certo teorici di un turbocapitalismo senza freni.
    Già c’è una differenza tra il liberismo classico e i propugnatori del cosiddetto libertarismo.
    Tanto più non ha senso usare, come fanno i Renzi della situazione, concetti di tipo economico per spacciare speculazioni come esercizio di libertà d’impresa.
    La Tav forse è l’esempio più lampante oggi in Italia, almeno in termini di spese folli e quindi regali a imprenditori amici e coop rosse.
    D’altra parte siamo in Italia dove un monopolista dell’informazione straparla di liberalismo e liberismo, ovvero la contraddizione di quello che è e ha fatto come imprenditore e politico.
    Quindi non c’è da meravigliarsi.
    Dispiace soltanto che gran parte della cosiddetta società civile si beva tante di queste bufale e si faccia ipnotizzare da parole che, smentite dai fatti, perdono il loro significato: liberismo, sviluppo sostenibile etc etc.

    Tutta questa verbosa premessa per dire: Renzi è un personaggio che va sbugiardato.
    Senza se e senza ma.

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