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- Magie TAV in Valdarno: come trasformare un parco in una discarica di terre inquinate -

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Il Comitato NO TUNNEL TAV  fiorentino esprime speranza e preoccupazione dopo l’assemblea che sì è tenuta nel circolo ARCI di Santa Barbara (Cavriglia) il 4 ottobre sul tema delle terre di scavo del “Passante AV di Firenze”.
Speranza per le parole sicure e decise dei sindaci dei comuni interessati a difendere la loro terra:

  • Maurizio Viligiardi, di San Giovanni, ha affermato che farà monitorare e controllare le terre che arriverebbero in Valdarno e che, anche se autorizzate dal nuovo decreto su terre e rocce di scavo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 settembre, non saranno accettate terre contaminate.
  • Mauro Ferri, di Cavriglia, pretende terre pulite per le colline artificiali che si dovrebbero realizzare con i materiali fiorentini indipendentemente dal nuovo decreto.

Ma è sopratutto preoccupazione il sentimento del Comitato perché teme una forte sottovalutazione della situazione da parte dei primi cittadini:

Il “Centro di Geotecnologie”, che sarebbe chiamato a monitorare la qualità delle terre dei tunnel, ha come docente il dottor Eros Aiello, la stessa persona che ha fatto la relazione geologica e geotecnica del progetto definitivo del Passante fiorentino; nessuno mette in dubbio le competenze del geologo Aiello, ma il rischio concreto che controllore e controllato coincidano è molto alto.

Confidare troppo nell’ARPAT non è saggio: la struttura praticamente ha risorse appena sufficienti per la propria sopravvivenza. Come ha detto recentemente l’ingegner Parenti – ex presidente dell’Osservatorio Ambientale – in una audizione in Comune di Firenze, i monitoraggi effettuati fin’ora da ARPAT sui cantieri TAV sono stati finanziati dall’Osservatorio stesso, altrimenti non ci sarebbero stati.

Sostenere, come fa il sindaco di Cavriglia, Mauro Ferri, che “non gli interessa quel che dice il decreto Clini”, può essere molto pericoloso. Il decreto 161 del 10 agosto 2012 trasforma quelli che fin’ora sono stati definiti rifiuti in “sottoprodotti” e autorizza il loro conferimento in luoghi diversi dalle discariche.
Un particolare subdolo e pericoloso del decreto  è nell’articolo 1:  “I materiali da scavo possono contenere, sempreché la  composizione media dell’intera massa non  presenti  concentrazioni  di  inquinanti superiori ai limiti massimi previsti dal presente Regolamento,  anche i  seguenti  materiali:  calcestruzzo,  bentonite,   polivinilcloruro (PVC),  vetroresina,  miscele  cementizie  e   additivi   per   scavo meccanizzato”. Il significato di questo passaggio è che il livello di inquinamento non viene stabilito in ogni singolo lotto di terra, ma sull’intera massa prodotta. Il campionamento degli inquinanti sarà compiuto ogni 5000 metri-cubi di terra prodotta, ma il livello in base al quale il materiale potrà essere considerato “rifiuto” – da conferire in discarica – sarà sull’intera massa prodotta.
Si potranno avere molte analisi che stabiliscono un lotto contaminato, ma si potrà decidere il suo conferimento in discarica solo se TUTTO il materiale avrà concentrazioni superiori a quelle prescritte. I sindaci e i cittadini del Valdarno dovranno sapere che non potranno fermare un treno che fosse contaminato, ma dovranno aspettare che tutto il materiale sia accumulato nelle colline artificiali previste e POI fare una media delle analisi di TUTTI i terreni conferiti.
L’impressione del comitato è che questo decreto sia uno strumento legislativo subdolo che servirà a smaltire terreni inquinati con il principio della diluizione; per questo ha ben fatto l’associazione IDRA a far ricorso alla Commissione Europea; senz’altro questo regolamento viola le norme europee, ma anche il buon senso nazionale.
C’è  poi da chiedersi cosa potrebbe accadere se l’intera mole delle colline realizzate avesse limiti di contaminazione superiore a quanto prescritto; davvero si pensa che Nodavia si riprenderebbe quasi 3 milioni di metri-cubi di terre inquinate e le porterebbe in una discarica che non esiste? Sarebbe bene essere realisti.

C’è un altro aspetto inquietante in tutta questa vicenda: nella ex miniera di Santa Barbara è prevista la realizzazione di tre “colline schermo” per un totale di 3.550.000 di metri-cubi (oltre tre milioni e mezzo; una collina di 1.350.000 m3, una di 2 milioni, una di 200.000).
Il Comitato ricorda che il terreno prodotto dallo scavo del Passante AV di Firenze è di 2.850.000, di questi già 400.000 sono stati scavati per opere accessorie e conferiti in discariche. Resterebbero 2. 450.000 m3 da portare a Santa Barbara; la differenza di 1.100.000 (un milione e centomila) metri-cubi per completare le colline da dove dovrebbe arrivare?
Non è che le colline previste saranno delle enormi discariche di rifiuti speciali a cielo aperto anche dopo la fine dei lavori TAV fiorentini?

Col tempo il decreto in vigore dal 6 ottobre 2012 si sta dimostrando sempre più un frutto avvelenato della potentissima lobby del cemento e tutti, cittadine/i di Firenze e del Valdarno, dovrebbero opporsi a progetti folli che, oltretutto, non servono a nulla.

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