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Lottiamo contro l’inquinamento

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Per comprendere come l’inquinamento incide sulla nostra salute, dobbiamo mettere in atto metodologie che non hanno la scientificità epidemiologica, ma che ci permettono di confermare in maniera un po’ empirica le nostre ipotesi.

Un esempio è la raccolta di dati, svolta in maniera spontanea da alcuni movimenti locali e quella di gruppi di medici di famiglia di una determinata zona guidati da un coordinatore scientifico allo scopo di  redigere un semplice questionario sulle patologie, comprese quelle respiratorie e neoplastiche, da fare compilare ai propri assistiti. Si può così ottenere una “fotografia” dell’attuale stato di salute di una fetta importante della popolazione di quel luogo. Non si tratterà certamente di un’indagine epidemiologica in senso stretto e non potremo dimostrare il “nesso di casualità”, ovvero di dipendenza tra inquinamento ambientale e tumori. Ciò non esclude che non si debba applicare il “Principio di Precauzione”, specie in zone altamente inquinate (presenza di discariche non controllate, di inceneritori, di industrie che lavorano sostanze tossiche). In queste zone ristrette se emerge un’alta incidenza di patologie respiratorie o neoplastiche, pensare che la componente ambientale sia fortemente rappresentata non è demagogico.

Ci sono zone ad alto rischio per  la presenza di discariche, dove si è trovato di tutto, compresi grossi quantitativi di amianto abbandonato a terra, che può frantumarsi e polverizzarsi, andando nell’aria e ricadendo al suolo in luoghi lontani seguendo il flusso dei venti locali. Ci sono zone con le falde acquifere inquinate da residui tossici; senza nessuna bonifica queste falde resteranno sempre inquinate, dai pozzi locali l’acqua viene utilizzata per l’agricoltura e, assorbita dai vegetali insieme agli inquinanti in essa contenuti, entra nel ciclo vitale dell’uomo provocando mutazioni.

In queste zone spesso le ASL hanno un registro tumori aggiornato ad alcuni anni prima,  questo impedisce di arrivare alla dimostrazione di un nesso di casualità.  Quindi se le indagini condotte dai medici e dai volontari, che abitano in quelle zone, denunciano la presenza di un’alta incidenza di queste patologie tumorali e/o respiratorie, non dovrebbe prevalere il principio di precauzione? Questo invece si scontra con l’indifferenza degli Amministratori locali oppure, ancora peggio, con la complicità criminale di chi ha permesso che il territorio venisse inquinato e per questo ha continuato a dare fiducia ad una classe politica che ha tenuto gli occhi chiusi per non vedere e le mani ben aperte per poter prendere.

Dobbiamo  riprendere in mano la gestione dell’ambiente, dalle “piccole” cose come i giardini pubblici, le piste ciclabili, i comportamenti virtuosi, fino alla bonifica dei siti altamente inquinati ed inquinanti. Le lotte ambientali ed ecologiche devono dare voce ad una scienza portatrice di fatti oggettivi e dimostrabili, che non può essere oggetto di speculazioni politiche, ma uno strumento utilizzato da persone con le giuste competenze. Solo così daremo credibilità e concretezza a queste lotte e potremo riacquistare un senso di appartenenza e di amore per la propria Terra.

È in questo percorso che i medici per l’ambiente dell’ISDE svolgeranno il loro cammino, fornendo le loro competenze scientifiche e le idee per il cambiamento.

 

 

 

 

 

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