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- L’interruttore dell’Alzheimer -

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Nonostante siano passati più di 100 anni dalla scoperta del morbo di Alzheimer, di questa patologia se ne conoscono ancora poco le cause e la cura. La principale responsabile del morbo di Alzheimer sarebbe una forma alterata della proteina beta amiloide. Questa, proprio perché aberrante, si accumulerebbe nel cervello sotto forma di placche, causando la morte dei neuroni. Una prova evidente di questo fenomeno è arrivata grazie a una ricerca pubblicata dalla rivista Nature. Secondo Samuel Gandy, direttore del Mount Sinai Center for Cognitive Health di New York, «siamo di fronte alla scoperta più importante degli ultimi due decenni in fatto di Alzheimer».

Gli autori dello studio hanno infatti identificato una rara mutazione genetica in grado di proteggere il cervello dal temibile morbo. Il meccanismo è molto semplice: la mutazione in questione sarebbe in grado di diminuire la produzione della proteina amiloide. Un dato importante, supportato da un ulteriore studio pubblicato dal New England Journal of Medicine. La mutazione che predispone all’Alzheimer comincia a produrre eccessivi livelli della proteina incriminata già 20 anni prima della comparsa dei primi sintomi.

Come spiega il professor Pier Luigi Canonico, presidente della Società Italiana di Farmacologia, «i farmaci in fase di sviluppo per l’Alzheimer dovranno mirare a prevenire o a impedire l’azione e la formazione delle placche di beta amiloide e questo obiettivo rappresenta un nuovo approccio di cura che apporterebbe un valore aggiunto alla terapia attualmente disponibile. E, infatti, mentre ora si utilizzano soltanto farmaci sintomatici, ad esempio per aiutare la memoria, le nuove molecole potrebbero prevenire (o quanto meno rallentare) l’evoluzione della patologia, influenzando i meccanismi che sono alla base della progressione della malattia».

 

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