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Libera concorrenza e associazioni

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Ombrello protettivoCe lo siamo detti tante volte perché ne siamo tutti profondamente convinti: in Italia manca una sana e libera concorrenza. Inutile star qui ancora a discutere, oggi le cose vanno male ma se la vera concorrenza invadesse i nostri mercati, eh allora si che tutto filerebbe liscio.
Questi concetti sono di dominio pubblico e quindi potrebbe sembrare logico e semplice il passare dalle parole ai fatti. Invece non è così, non è per niente facile. In Italia esistono associazioni, corporazioni, congreghe, ordini professionali e poi ancora clan, alleanze, gruppi, amicizie che rendono gli appartenenti più uguali degli altri. Questi sono protetti da una corazza inaccessibile, da provvedimenti legislativi di favore che li premia per la loro appartenenza e per la loro lealtà di gruppo. Chi non è socio, chi non appartiene, chi non è iscritto, chi non è figlio di, rimane spesso indifeso perché purtroppo appartiene alla povera categoria degli “interessi generali” che naturalmente non è curata da nessuno. Qui sta il punto ovvero che l’associazione è per definizione in conflitto con l’interesse generale curando gli interessi prima della associazione stessa e poi degli associati a discapito dei singoli non soci. E come se non bastasse le associazioni si sostengono a vicenda anche se vogliono apparire in contrasto tra loro: grandi imprese e sindacato tanto per citare un caso di scuola.
Cominciamo a togliere i privilegi, le protezioni, i tariffari imposti, il numero chiuso a queste associazioni e facciamo in modo che gli appartenenti facciano leva solo sulla propria reputazione, sulla qualità dei servizi offerti e sulla competitività raggiunta. Togliamo loro l’ombrello dei trattamenti di favore e avremo avvocati, ingegneri, architetti, notai, taxisti, medici, giornalisti, farmacisti, …, troppo lungo l’elenco, …., meno cari, più preparati, più attenti, più indipendenti. Avremmo i buoni frutti della libera concorrenza e non solo a parole. Appare però improbabile che questo possa accadere, queste forze si sono impadronite dello Stato, anzi sono lo Stato perché siedono in Parlamento, nelle segreterie di partito, nei consigli di amministrazione di aziende pubbliche e private. E quindi la libera concorrenza può attendere, e così i nostri giovani.

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