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- Le pillole di ultima generazione -

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Le pillole contraccettive di ultima generazione, a base di drospirenone, ormone progestinico, in Italia rappresentano il 35% di tutto il mercato dei contraccettivi orali venduti in farmacia, con un giro d’affari di 80 milioni di euro. E si tratta di un settore destinato a crescere, grazie alla messa in commercio di pillole ‘generiche’, cioè non di marca. La contraccezione ‘no brand’, complice la crisi, sta infatti conoscendo un vero boom. Nell’ultimo anno si è registrato un incremento del 20 per cento nei consumi della pillola generica. Cifre che potrebbero crescere ancora con l’arrivo di altre pillole di ultima generazione in versione non branded, come emerge da un’indagine dell’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda). Secondo la ricerca, condotta su 600 donne tra i 18 e 40 anni, per una su cinque infatti l’acquisto della pillola è un problema economico, tanto che il 94 per cento è favorevole al passaggio a un contraccettivo generico. A gradire la pillola non di marca sono soprattutto le più giovani (46 per cento), mentre sono più restie a usarla le donne adulte (38 per cento), che la sceglierebbero solo se consigliata dal medico o dal ginecologo.

Attenzione ai rischi. Tuttavia si tratta di farmaci da prendere con precauzione, in quanto non privi di  rischi. Le pillole a base di drospirenone triplicano il pericolo di embolia, secondo alcuni studi, rispetto ai prodotti con altri progestinici. Le pillole di ultima generazione uscite in questi dieci anni hanno un maggior rischio di trombosi rispetto a quelle vecchie  e in alcune donne particolarmente predisposte potrebbero scatenare un rischio di trombosi. Ma non é un buon motivo per sconsigliare tout court a tutte le donne la pillola, che può essere assunta per ragioni curative o contraccettive. Ci sono altri fattori che aumentano il rischio di trombosi, come la gravidanza, il periodo post-parto e l’interruzione volontaria di gravidanza. Prima di assumere una pillola contraccettiva é bene fare degli esami di approfondimento. “In particolare il medico deve verificare se in famiglia padri, madri e fratelli abbiano avuto flebiti, infarti, ictus, embolie, angine e problemi alle coronarie in età relativamente giovane, tra i 40 e 50 anni, per capire se c’é una fragilità genetica. E poi vanno escluse le donne che hanno già avuto episodi di trombosi. E’ a rischio chi è in sovrappreso, chi fuma, ha grasso addominale, non fa attività fisica o ha le vene un po’ dilatate sulle cosce”.

Il ginecologo quindi, prima di dare la pillola, valuta i fattori di rischio, come fumo e obesità, e la storia clinica della paziente e della sua famiglia per decidere se fare approfondimenti diagnostici sul rischio tromboembolico.

Marion Larat ha 25 anni. Ne aveva appena 18, quando, studentessa brillante e ragazza estroversa, fu colpita da un ictus. Dopo tre giorni di coma e nove operazioni, Marion si è salvata. Ma non è più quella di prima. Soffre di emiplesia, afasia ed epilessia. Ha problemi nell’espressione orale e a livello motorio: è stata riconosciuta disabile al 65%. Come è potuto accadere? Dopo una serie di valutazioni e inchieste da parte della famiglia , sostenuta da alcuni medici, è stata trovata una risposta, un’ipotesi possibile: la causa sarebbe una pillola anticoncezionale di terza generazione che la giovane prendeva al momento del dramma. E’ la “Meliane”, prodotta dalla Bayer. E il 14 dicembre, proprio contro il colosso farmaceutico tedesco, Marion ha deciso di sporgere denuncia.

E’ il primo caso in Francia. E sembra che a ruota altri ne seguiranno. In realtà negli Stati Uniti più di 13.500 ricorsi sono già stati presentati davanti alla giustizia contro la Yaz, altra pillola, stavolta di quarta generazione, ma sempre prodotta dalla Bayer. Procedimenti simili sono in corso in Canada e Australia, ma anche in Svizzera e Germania. Ma è in Francia che la polemica sta diventando rovente negli ultimi mesi, tanto che, in settembre, Marisol Touraine, ministro della Sanità, aveva annunciato che lo Stato non avrebbe più rimborsato, come invece succede attualmente, l’utilizzo di queste pillole innovative, di terza e quarta generazione, a partire dal 30 settembre 2013

Il tema è complesso. Bayer e gli altri produttori rivendicano una maggiore efficacia di queste pillole di 3° e 4° generazione, soprattutto per la limitazione dell’acne e dei dolori durante il ciclo mestruale. Per questo hanno riscosso un certo successo da parte delle donne: si stima che attualmente sarebbero tra un milione e mezzo e due milioni le francesi a farvi ricorso. Sulla base degli ultimi studi condotti, possiamo stimare in Francia fra i dieci e i trenta i decessi dovuti ogni anno al ricorso a questo tipo di pillole».

Il problema è anche e soprattutto di informazione sui rischi, soprattutto alle persone che vi sono più esposte. Ritorniamo, appunto, al caso di Marion Larat. Dopo l’ictus, alcune analisi hanno rivelato che la giovane donna è affetta da un’anomalia genetica: è portatrice del fattore V di Leiden, una variante della proteina fattore V umana, che aumenterebbe il rischio di trombosi venosa. Nessuno però l’aveva messa in guardia sui rischi della pillola “Meliane” al momento di prescriverla, né è stata sottoposta ai controlli sui fattori di coagulazione. Per Jean-Christophe, avvocato difensore di Marion Larat, bisogna «sensibilizzare la popolazione ai pericoli di questo tipo di anticoncezionali». Perché – si chiede – le pillole di terza e quarta generazione, che sono più costose, più pericolose e non sono più efficaci delle precedenti restano ancora sul mercato?». I futuri processi in Francia cercheranno di trovare una risposta anche a questa domanda.

 

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