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Le ecomafie ci uccidono

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Scoperta discarica tossica a Casal di Principe

I rifiuti tossici che sono stati interrati dai Casalesi hanno raggiunto la falda acquifera; grave rischio sanitario in una Regione dove manca un registro dei tumori.  Nel Luglio scorso l’ARPAC ha presentato il suo dossier alla commissione Ecomafie della Regione Campania; sono emersi quasi 3 milioni di metri quadri di territorio contaminato. A Maruzzella sono stati trovati 2 milioni e 900 mila tonnellate di rifiuti, dovuti ad assenza di controlli, collusione dell’imprenditoria locale, infiltrazioni camorristiche. In uno dei siti monitorati, nelle acque sotterranee si sono rilevati superamenti dei livelli di Arsenico, manganese, idrocarburi, ferro, piombo; lo stesso per le acque di falda. Stessa situazione in altri siti esaminati fino ad arrivare ad una stima di quasi 17,5 milioni di tonnellate da rifiuti. Per bonificare tutte queste aree la Commissione Ecomafie ha stimato che sarebbero necessarie quattro Finanziarie dello Stato.

Ma la scoperta più inquietante arriva dall’accertamento delle dichiarazioni rilasciate dal “collaboratore di Giustizia” Roberto Vargas. Vargas è stato uno dei killer del clan dei Casalesi, arrestato nel 2009, reo confesso, ha iniziato a collaborare e a raccontare  degli affari dei Casalesi, dei rapporti di questi con la politica e indicando con precisione dove si trovano i terreni nei quali la camorra casertana ha interrato i rifiuti. Le indagini in corso sembrano avvalorare il sistema che ha permesso alla camorra casertana di trasformarsi in una holding, attraverso  i suoi rapporti con la politica regionale prima e nazionale poi ed attraverso l’enorme business delle ecomafie. Per quest’ultimo filone, il sistema era sempre il solito: le aree venivano prima svuotate con il prelievo di materiale di cava utile per l’edilizia e poi ricoperte di “monnezza tossica”. Nell’area indicata da Vargas, le imprese di clan hanno prelevato il materiale per costruire la superstrada Nola-Villa Literno; poi nei terreni sono stati interrati fanghi tossici e bidoni. Sopra a questi è stato gettato uno strato di cemento e materiale da riporto, alto quasi un metro, rendendo la discarica una tomba ad apertura inferiore. È così che per venti anni questi veleni hanno invaso i pozzi degli agricoltori locali, nessuno ha parlato, nonostante i tumori che hanno colpito senza distinzione, abitanti, contadini e camorristi. Accanto alla discarica, oltre alle abitazioni ci sono rigogliose coltivazioni di fragole, poi verdure e tanti alberi da frutto: prodotti della terra che ora non possono che andare al macero perché intrisi di idrocarburi e di numerose sostanze chimiche tossiche con il conseguente blocco dell’agricoltura locale e la disperazione dei contadini silenziosi e rassegnati. La camorra sta togliendo la speranza alla propria gente, forse l’inizio di una fase senza ritorno.

Al danno ambientale ed economico dobbiamo aggiungere un enorme danno per la salute della popolazione. Un gruppo di scienziati, coordinati dal prof. Antonio Giordano, ordinario di anatomia patologica all’Università di Siena e direttore dello Sbarro Institute for Cancer di Philadelphia, hanno realizzato un rapporto pubblicato sulla rivista americana “Cancer Biology and Therapy”. Questi ricercatori hanno monitorato il legame tra scarichi tossici, mortalità per cancro e anomalie congenite, partendo da un’analisi della letteratura mondiale hanno raccolto migliaia di lavori scientifici che riportavano il legame tra presenza di rifiuti tossici, malformazioni e aumenti di tumore. Nelle zone del casertano e a nord di Napoli, dove si è scaricato di tutto per anni, l’indice di rischio per morte è del 9,2% in più per gli uomini e del 12,4% in più per le donne, rispetto al resto della Regione. Per le malformazioni siamo a livelli di rischio che superano l’80% rispetto al resto della popolazione. È stato fatto anche un biomonitoraggio utilizzando muschi esposti nelle aree inquinate ad Acerra, trovando la presenza di metalli pesanti. Le rane lasciate libere in zone adiacenti alle discariche hanno riportato gravi danni al Dna.

A questo punto l’unica strada percorribile è quella delle bonifiche dei terreni inquinati, unica possibilità per dare un futuro alle nuove generazioni e per ridurre il costo sanitario delle cure alle popolazioni residenti. Altra “bonifica “ indispensabile è quella degli amministratori e dei politici che hanno chiuso gli occhi per anni o, ancora peggio, hanno fatto affari con camorristi responsabili del disastro ambientale e sanitario.

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  1. » Le ecomafie ci uccidono Firenze 5 Stelle – MoVimento - 7 settembre 2011

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