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Le “cavie umane”

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Un numero sempre maggiore di persone accettano di partecipare ai test sui farmaci un cambio di denaro, facendo di questo un mestiere.  Ciò comporta un rischio che non è limitato a coloro che fanno questa scelta.  Questi “volontari sani” sono a tutti gli effetti delle cavie umane che vengono pagate, ufficialmente , solo perché hanno rinunciato al loro tempo libero per il bene della scienza.  I compensi possono arrivare fino a 300 dollari al giorno; molti chiedono di sottoporsi ai test continuamente, passando da un farmaco all’altro.  Spesso si tratta di studi in “fase 1”, cioè fatti su esseri umani sani dopo che il farmaco è stato testato sugli animali.

Chi sono questi volontari sani?  Spesso studenti, soggetti indebitati, persone che hanno perso il lavoro, detenuti, clandestini, alcolisti.  Tutte categorie socialmente ed economicamente vulnerabili.  Il primo rischio nel quale si incorre nel promettere somme importanti a questi volontari, è il tentativo di aggirare le regole istituite per proteggerli.   Solitamente tra un test e l’altro si richiede un periodo minimo di astinenza dai farmaci di trenta giorni.   Dato che mancano controlli sta al buon senso dei “volontari” non presentarsi prima che sia terminato questo periodo; nonostante i rischi, la tentazione di ignorare le regole è forte.

Un’altra preoccupazione viene dalla possibile comparsa di effetti collaterali; quando accade il soggetto viene allontanato dallo studio.  A quel punto il “volontario sano” può nascondere gli effetti collaterali per non perdere il compenso che avviene alla fine del test; oppure dichiarare effetti collaterali indesiderati per uscire prima da questo studio ed entrare in un altro pagato meglio.  È evidente che comportamenti simili possono alterare i risultati, portando a conclusioni errate, che espongono tutta la popolazione a gravi rischi.

Testare i farmaci deve essere considerata una vera e propria occupazione e, come tale, deve essere sottoposta a controlli sulla sicurezza delle condizioni di lavoro. È vergognoso che per garantire la sicurezza di un prodotto farmaceutico venga reclutato un numero ristretto di cittadini a basso o bassissimo  reddito. È assurdo che il controllo sia affidato ad istituti di ricerca privati, che hanno come punti di forza l’efficienza, la disponibilità illimitata di “cavie umane”, ed infine la capacità di aiutare le case farmaceutiche a fare arrivare il farmaco sul mercato nel minore tempo possibile.  Questi Istituti sono legalmente pagati dalle stesse case farmaceutiche che dovrebbero controllare. È un conflitto di interessi evidente e legalizzato.

In questa situazione paradossale i rischi per gli utilizzatori finali del farmaco, non saranno valutabili prima dell’assunzione.  E le “cavie umane”?  a loro sembra più importante la certezza di ricevere subito del denaro per superare la paura del futuro e della povertà.  Se poi va bene una volta, perché non dovrebbe essere così anche le successive?

Maurizio Romani

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