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- La vera sfida di Renzi: dia l’esempio e rinunci allo stipendio da sindaco -

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Mercoledì, 29 agosto 2012 – 16:25:00

di Marco Marturano
Docente di giornalismo politico IULM, presidente di GM&P

Parte finalmente la campagna delle primarie del centrosinistra e, come era ampiamente prevedibile, lo sguardo dei giornali è prima di tutto sul sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che finalmente a due mesi dall’annuncio del segretario del PD, Bersani, della sua candidatura ha sciolto le riserve.
Parte quindi il 13 settembre una lunga corsa nella quale nei prossimi mesi il sindaco di Firenze dichiara di aver scelto di girare in camper  108 province italiane per portare il suo programma per il rilancio del Paese e conquistare la candidatura alla Presidenza del Consiglio per il centrosinistra. E questo programma, come ha annunciato già personalmente e attraverso il suo portavoce (ovvero il portavoce del sindaco di Firenze e teoricamente non del candidato alle primarie), dovrebbe essere fortemente in continuità con l’agenda attuale del Governo Monti.

renzi

Su questa scelta sono partite già le batterie di attacchi strumentali del Pdl fiorentino e del Movimento Cinque stelle di Grillo che chiedono le dimissioni del Sindaco di Firenze o ne mettono in discussione la capacità di governo, in ragione del fatto che difficilmente un sindaco di una grande città con tanti problemi da affrontare in una fase così difficile per l’Italia potrebbe mai svolgere appieno le sue funzioni dedicandosi, come ha detto lui, part time alla città e part time a essere presente con un camper in 108 province italiane, isole comprese.

Naturalmente questi attacchi sono insensati perché Renzi è un sindaco eletto direttamente dai cittadini e non esiste alcuna incompatibilità tra la candidatura alle primarie e il mantenimento della sua carica. Tuttavia esiste una vera sfida nella quale Renzi potrebbe decidere davvero di lanciarsi per dimostrare se rappresenta il nuovo nella politica italiana o semplicemente una copertina diversa del vecchio.
La sfida per Renzi  è rinunciare dal 13 settembre fino al giorno delle primarie al proprio stipendio da sindaco.

 

Farlo significherebbe per  Renzi  dimostrare con un solo gesto tre cose concrete che da sole farebbero tre quarti della sua campagna elettorale.
Primo. Il sindaco di Firenze proverebbe sul campo cosa significa essere un politico serio che si impegna a svolgere il proprio ruolo con moralità in una fase di sacrifici per tutti gli italiani e di riduzioni vere e pesanti degli sprechi della politica e aumento dei tagli ai costi delle istituzioni. se non rinunciasse allo stipendio al contrario dimostrerebbe di essere il più giovane sequel dei tanti film che abbiamo visto della politica che fa fare i sacrifici agli italiani per poi sprecare le risorse pubbliche per fini politici.

Secondo. Il sindaco di Firenze rinunciando allo stipendio da sindaco e naturalmente invece mettendo il suo stipendio sul bilancio della sua campagna elettorale dimostrerebbe l’assoluta trasparenza dei costi e dei finanziamenti delle primarie. In alternativa, continuando a far pagare la sua campagna elettorale con lo stipendio da sindaco ai fiorentini manterrebbe la brutta tradizione di ambiguità e opacità nel rapporto tra utilizzo dei soldi pubblici e finanziamento della politica che già lo ha toccato (forse ingiustamente) con la vicenda Lusi e che in generale ha rovinato l’immagine della politica italiana e delle istituzioni soprattutto nell’ultimo anno

Terzo. Matteo Renzi, rinunciando al suo stipendio e quindi alla sua attività di sindaco durante il suo impegnativo viaggio in camper per l’Italia, delegherebbe davvero al suo vicesindaco e alla sua giunta la gestione quotidiana e a tempo pieno della città, dimostrandosi un sindaco serio e che ha a cuore i propri cittadini prima di tutto. Se invece decidesse di mantenere in tutto o in parte il proprio stipendio da sindaco significherebbe dire ai fiorentini che sono suoi cittadini part time e dire agli italiani che da Presidente del Consiglio potrebbe fare lo stesso qualora ci fosse un’altra opzione politica in vista per cui competere.

Insomma, come si diceva una volta, poca spesa e tanta resa. L’atto di rinunciare immediatamente dal giorno della partenza della campagna (il 13 settembre) al suo stipendio da sindaco per occuparsi della sua tournèe elettorale nelle 108 province, isole comprese, porterebbe un grandissimo vantaggio elettorale costando pochissimo. Non realizzare questo piccolo gesto al contrario vorrebbe dire condannarsi a diventare il testimonial di quella politica che ha perso credibilità negli ultimi anni e mesi e che di certo nulla avrebbe a che fare con l’agenda Monti ma molto invece con le tante ragioni per le quali una certa quantità di elettori italiani hanno votato Grillo e lo potrebbero votare alle prossime elezioni politiche.
Suvvia Renzi, faccia questo piccolo passetto! Farà un grande favore a se stesso e all’immagine della politica italiana.

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