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La tosse non ha più stagioni

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Il sintomo tosse, complici gli effetti delle sostanze inquinanti, non è più legato solamente alla stagione invernale

Il sintomo della tosse coinvolge ogni anno un numero sempre maggiore  di persone: un tempo circoscritto essenzialmente alla stagione invernale e legato soprattutto ai fenomeni influenzali e da raffreddamento, la sua manifestazione è oggi favorita, in ogni periodo dell’anno, dall’inquinamento atmosferico e dalla diffusione aerea degli allergeni. È ormai confermato come l’aumento del livello di aero-contaminanti, eserciti un’azione “nociva sull’apparato respiratorio e studi sempre più numerosi correlano il tasso di inquinamento dell’aria con l’incremento di malattie e sintomi respiratori, primo fra tutti appunto la tosse. L’apparato respiratorio rappresenta la maggiore superficie di contatto del nostro organismo con l’ambiente esterno: circa 130m2 di superficie che ogni giorno filtrano da 10.000 a 20.000 litri di aria; da questi dati si capisce bene il ruolo dell’inquinamento nell’insorgenza della tosse e degli altri sintomi respiratori  Gli effetti sulla salute, dell’inquinamento atmosferico, sono molteplici e ben documentati da numerosi studi nazionali e internazionali; questi indicano la stretta correlazione tra aerocontaminanti , effetti negativi a breve e lungo termine e loro rapporto sia con lo sviluppo di patologie cardio-polmonari, sia con l’aggravamento di condizioni morbose preesistenti.

La tosse è un importante meccanismo fisiologico di difesa dell’apparato respiratorio che ha la funzione di mantenere libere la vie aeree da secrezioni e materiale estraneo. Anche se può essere un atto volontario, nella gran parte dei casi è il risultato di una risposta riflessa involontaria a stimoli irritativi che attivano recettori specifici. Si tratta di un sintomo che si accompagna solitamente ad affezioni banali, anche se non di rado può essere la spia di un problema più serio.

Epidemiologia:

La tosse rappresenta un problema medico in costante aumento in tutto il mondo industrializzato. L’incidenza nella popolazione varia dal 5 al 40%, in base alle caratteristiche ambientali, all’età della popolazione, alla stagione e all’attitudine al fumo. Nel nostro Paese la tosse costituisce la terza causa che induce il Paziente a rivolgersi al proprio medico. Le statistiche segnalano che la sintomatologia tussigena è uno dei motivi che portano dal medico con maggiore frequenza anche il bambino; in questi casi, sovente, la responsabilità della tosse spetta a eventi infettivi delle alte e basse vie aeree.

Costi sociali:

La tosse ha un pesante impatto anche in termini di costi sociali. È responsabile di un rilevante dispendio di risorse riconducibili sia alle spese per i farmaci (oltre 20 milioni di euro l’anno in Italia), sia per l’assistenza sanitaria, ma soprattutto a costi sociali indiretti legati all’astensione dal lavoro. 

Eziopatogenesi:

Per convenzione si definisce acuta la tosse che dura meno di tre settimane e cronica quella che persiste per un periodo più lungo.

La tosse acuta è un disturbo il più delle volte dovuto ad infezioni delle vie aeree superiori, legato alla stagione fredda. Nell’85% dei casi è provocata da un virus e viene scatenata da un meccanismo di danno epiteliale.  (Per le cause più frequenti vedi tabella).

La tosse cronica o persistente può avere molteplici cause e talora può essere sostenuta da più fattori eziologici contemporanei. Se si esclude la forma legata al fumo, quasi costante nei forti fumatori, le cause più frequenti di tosse cronica sono la rinorrea posteriore, il reflusso gastro-esofageo e l’asma bronchiale, responsabili da soli dell’80% dei casi di tosse cronica nell’adulto

Il gocciolamento retro nasale o rinorrea posteriore risulta la causa più frequente di tosse cronica (dal 41 all’87% dei casi); il meccanismo scatenante va ricercato nella ripetuta stimolazione meccanica da parte dello scolo di secrezioni sulle vie nervose afferenti che hanno le loro terminazioni nell’ipofaringe. Il gocciolamento retro nasale può essere causato a sua volta da diverse condizioni della cavità nasale, tra cui sinusiti, riniti allergice, rinopatie non allergiche, poliposi naso sinusali, rinofaringiti da irritanti ambientali.

Il reflusso gastro-esofageo è considerato la seconda causa di tosse cronica (ca. 40% dei casi); si ritiene che la tosse possa essere scatenata da aspirazione di contenuto gastrico con stimolazione dei recettori faringei, oppure da stimolazione delle terminazioni vagali presenti nella sottomucosa esofagea.

L’asma si pone al terzo posto (10-40%).

I dati raccolti su numerosi inquinanti (monossido di carbonio, biossido di azoto, ozono, benzene e polveri sospese) sono stati impiegati per misurare il trend dell’inquinamento negli anni, mentre la stima dell’impatto sulla salute dei vari studi epidemiologici si e avvalsa delle concentrazioni di PM10, che viene utilizzato come indicatore/tracciante affidabile per lo studio degli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico.
Va evidenziato come l’inquinamento funga non solo da fattore scatenante in soggetti già affetti da problematiche respiratorie, ma favorisca la slatentizzazione, in soggetti predisposti, di risposte infiammatorie ed ostruttive delle vie aeree che non si sarebbero espresse in un contesto ambientale diverso.

Effetti principali dell’esposizione ad inquinanti ambientali sulle vie respiratorie:

· irritazione e infiammazione delle vie aeree intra ed extra toraciche;
· riduzione della funzione polmonare;
· riacutizzazioni asmatiche o bronchitiche in pazienti cronici;
· aumento delle infezioni delle vie aeree inferiori;
· aumento della frequenza di crisi asmatiche;
· aumento delle visite e dei ricoveri ospedalieri;
· aumento della mortalità;
· aumento della prevalenza di tumori polmonari.

Le evidenze che correlano gli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico sull’apparato respiratorio sono sempre più numerose e attendibili.
Gli studi attualmente disponibili suggeriscono chiaramente che la salute pubblica benefica considerevolmente da una migliore qualità dell’aria.
È fondamentale quindi che, in questo contesto, i professionisti della salute siano coinvolti nei processi di “decisioni politiche” per supportare attivamente provvedimenti mirati ad un miglioramento della qualità dell’aria.

 

 

 

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