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La raccolta delle olive, quando l’ultima?

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La produzione locale di olio extravergine di oliva sempre più penalizzata dai prezzi della grande distribuzione

olive moraioloSi avvicina il momento della raccolta delle olive, alcune piante mostrano alcuni frutti già quasi maturi, lucidi, di un bel colore scuro. Da alcuni giorni un pungente vento di tramontana sta abbassando la temperatura. Tra non molto arriveranno anche la nebbia e l’umidità e avremo così le tipiche condizioni di  autunno inoltrato che renderanno meno agevole la faticosa opera di raccolta. E poi ci farà compagnia anche il vento a spostare i teli e muovere i rami degli ulivi e si devono ben piantare le scale per evitare di venire giù insieme alle olive. Sì, perchè in Toscana la raccolta viene ancora fatta a mano brucando le olive sulla pianta, cercando di rovinarle il meno possibile perchè conservino inalterate le caratteristiche del prezioso olio che contengono. Si comincia presto la mattina a raccogliere e si finisce solo quando ormai non si vede più: è il momento di riporre quei pochi attrezzi usati, fare i conti di quante olive sono nelle ceste e poi via di corsa con queste al frantoio per lavorarle prima possibile.

Olive a grappoloLa qualità dell’olio dipende da una serie di operazioni che condizionano molto il risultato: la raccolta a mano, la lavorazione delle olive entro le 24 ore dalla raccolta, le modalità di estrazione dell’olio. Solo così si ottiene quel retrogusto di piccante e amaro, le note aromatiche accentuate e il gusto intenso che sono le caratteristiche degli oli di qualità toscani ed in particolare degli oli prodotti nella provincia di Firenze. Sono almeno seimila anni che l’uomo è legato all’olivo ed all’olio, ha imparato ad apprezzarne  le proprietà nutrizionali e a conoscerne i vantaggi per la salute. Ma l’olio di qualità prima che sano e nutriente è buono, chi non ha mai gustato con soddisfazione una bruschetta o fettunta come diciamo qui in Toscana? Oppure chi non ha mai insaporito verdure crude o cotte, fagioli ceci, carne o pesce, disegnato una “virgola di olio” su zuppe o ministre e mi fermo qui per tutti gli infiniti utilizzi. Anche la medicina tiene di buon conto le proprietà terapeutiche dell’olio extravergine di oliva  ricco di antiossidanti, facilmente digeribile, proprietà che lo rendono un alimento adatto a tutte le età.

oliveta e pratoOlio extravergine di oliva, buono, saporito, sano addirittura un alimento “terapeutico”, tutte queste caratteristiche contribuiscono a prefigurare un futuro roseo per la produzione di olio qui in Toscana. Nella sola provincia di Firenze si stima una produzione annuale di oltre 6000 tonnellate di olio con oltre 5 milioni di piante di olivo; infatti anche il paesaggio è disegnato proprio dalle piante di olivo oltre che dalle viti nelle vigne. Eppure, nonostante tutto, sono sempre di più i proprietari di olivete che decidono di abbandonare le olive sulle piante e non effettuare più la raccolta.  I prezzi dell’olio praticati dalla grande distribuzione hanno trasformato l’olio di qualità locale in un prodotto oltremodo caro, totalmente fuori mercato. I produttori locali sono costretti quindi o a svendere il raccolto ben sottocosto oppure a dismettere la produzione dell’olio con gravi conseguenze nell’occupazione e con importanti ripercussioni su tutto il tessuto produttivo locale.

olive da salamoiaL’olio extravergine di oliva viene venduto in zona a circa 8-9 euro al chilo mentre la grande distribuzione lo propone a 3 euro o anche a meno. E’ evidente che in queste condizioni il prodotto locale rimane invenduto nonostante le caratteristiche e proprietà uniche di un olio di qualità come quello prodotto secondo la tradizione locale toscana. Ma come è possibile che la grande distribuzione possa vendere olio extravergine di oliva a 3 euro al chilo o anche a meno? Certamente l’industrializzazione e la meccanizzazione del sistema produttivo, tra l’altro cosa difficilmente realizzabile in Toscana, unita ai risparmi dovuti ad una economia più grande possono contribuire alla riduzione dei costi, ma questo ancora non giustifica in pieno un prezzo di vendita così basso.

Un raccoglitore esperto può cogliere in una giornata di lavoro circa 180 chili di olive che consentiranno di produrre, in media, circa 22 chili di olio. Se questo olio venisse venduto a 3 euro al chilo si realizzerebbero 66 euro che servirebbero appena a pagare la giornata di lavoro del raccoglitore considerando una paga oraria di 7,3 euro lordi  l’ora per nove ore circa di lavoro al giorno.

Ma naturalmente i costi sono molti di più ed infatti oltre alla raccolta abbiamo anche i costi derivanti da: la potatura, la stallatura, la concimazione, i trattamenti, la molitura, e tanti altri costi di contorno oltre agli ammortamenti di attrezzature o di impianti. Si deduce che già la vendita al prezzo di 8-9 euro al chilo è una vendita di realizzo che non consente certo al produttore locale di nuotare nell’oro una volta pagati tutti i costi.

In queste condizioni è normale che il produttore locale sospenda la produzione, salvo  eventualmente quella necessaria per l’uso familiare, e abbandoni a sè stessa l’oliveta. Come ridare vita alla produzione locale  di questo prezioso liquido, prezioso per il palato e per la nostra salute non certo per il produttore che si trova costretto a venderlo sottocosto realizzando di conseguenza una perdita. In mancanza di una risposta ed in attesa di vedere l’ultima raccolta di olive qui in Toscana, ancora ci domandiamo come sia possibile che la grande distribuzione possa vendere olio extravergine di oliva a  prezzi così bassi. Non crediamo che la risposta sia “perchè loro sono più bravi”.

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