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- La prevenzione nei siti inquinati -

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Nei siti inquinati la battaglia dei medici parte dalla prevenzione

 

Avviare una collaborazione con la Asl per raccogliere e trattare i dati epidemiologici, in modo da fornire una bussola all’attività di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Questa la battaglia che l’Isde, l’associazione dei medici per l’ambiente, sta portando avanti in una delle zone ad alto inquinamento, la provincia di Taranto, segnalate dal recente studio dell’Istituto superiore di sanità, Sentieri, che ha messo in luce la correlazione tra ambiente e danni alla salute. «Taranto» spiega Alberto Airò, Mmg e presidente della sezione Isde provinciale, «è gravata dalla presenza del polo siderurgico. Un grande problema per noi medici è la mancanza di un registro dei tumori: la mappatura della Asl non ha ancora concluso il 2006 e così i dati di cui disponiamo sono costituiti dai nostri archivi. Da quella che è la nostra esperienza, abbiamo osservato un incremento nell’incidenza di disfunzioni alla tiroide. Tanto che abbiamo inserito nel nostro bagaglio di indagini diagnostiche la verifica, anche per casi di non familiarità, di questa patologia». Tra le altre zone ad alto rischio ambientale citate dallo studio Iss c’è anche il siracusano, dove la più recente battaglia è contro la costruzione del rigassificatore, anche se, soprattutto nel triangolo Priolo-Melilli-Augusta, a causare problemi alla popolazione sembra essere il polo industriale: «Dal registro dei tumori dell’Asl» spiega Giacinto Franco, referente a Siracusa dell’associazione e pediatra in pensione «emerge una forte correlazione ambiente-salute: solo ad Augusta, per esempio, tra la popolazione maschile c’è un indice di tumori pari a 608 casi all’anno su 100mila abitanti, mentre a Palazzolo, a qualche chilometri di distanza, i casi annui sono 322 su 100mila abitanti. Stessa proporzione per le donne, con 434 casi l’anno contro 211. A farla da padrone è sempre il tumore ai polmoni, ma pancreas, colon, e cervello sono in crescita. Segno che l’inquinamento sta interessando sempre più la catena alimentare».

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