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La coesione culturale come fattore di coesione sociale

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“Sviluppo cognitivo, anche le disparità socioeconomiche giocano un ruolo:

sviluppo cognitivoIl ruolo di estrema importanza giocato dalle disparità socioeconomiche nella preparazione e nel rendimento scolastico è ben documentato, tuttavia si sa ancora poco sui meccanismi con cui la povertà influenza lo sviluppo cognitivo in termini di apprendimento e di risultati accademici. Per approfondire l’argomento Seth Pollak dell’University of Wisconsin-Madison, e colleghi hanno incrociato i risultati ottenuti dalle risonanze magnetiche (Mri) effettuate in una coorte di 389 bambini e ragazzi dai 4 ai 22 anni con i dati socio-demografici, i punteggi ottenuti nei test cognitivi, i voti presi a scuola e le caratteristiche del tessuto cerebrale sia totale sia suddiviso per aree: il lobo frontale, il lobo temporale e l’ippocampo. I ricercatori hanno osservato che i volumi di materia grigia cerebrale globali e regionali misurati nei bambini con livelli di povertà inferiori alla media federale statunitense erano all’incirca da tre a dieci punti percentuali al di sotto della media di normalità. «Inoltre, i bambini di famiglie a basso reddito segnavano da 4 a 7 punti in meno nei test di sviluppo cognitivo, cosa che potrebbe essere spiegata dal ritardato accrescimento del lobi frontali e temporali» scrivono Pollak e colleghi, ipotizzando che eventuali interventi di salute pubblica volti a migliorare lo status socioeconomico dei genitori potrebbero anche modificare in meglio il legame tra povertà infantile, deficit cognitivo e rendimento scolastico nei bambini. «Correlando solidi dati comportamentali ai risultati ottenuti con le tecniche di neuroimaging, questo studio fornisce prove evidenti degli effetti negativi della povertà sullo sviluppo cerebrale e sui risultati accademici» scrive in un editoriale di commento Joan Luby della Scuola di medicina alla Washington university di St Louis. E aggiunge: «Sulla base di questi e di precedenti risultati, l’efficacia degli interventi sulla genitorialità precoce per garantire esiti adattivi ottimali dei figli rappresentano un’importante e rara opportunità per preservare e sostenere l’eredità più importante della nostra società: il cervello in via di sviluppo».”

Jama Pediatrics Published online July 20, 2015. doi:10.1001/jamapediatrics.2015.1475

Jama Pediatrics Published online July 20, 2015. doi:10.1001/jamapediatrics.2015.1682

conoscenzaStiamo quindi parlando di un diverso modo di intendere la crescita e lo sviluppo, in cui la conoscenza acquista un ruolo fondamentale. La questione è importante e dovrebbe richiamare l’attenzione sia di chi si occupa della cultura e della politica culturale, sia coloro che hanno interesse a inquadrare questi temi in una prospettiva più ampia che coinvolge il tema della democrazia reale e dell’uguaglianza intesa come la possibilità di dare a tutti una occasione. Quindi, prima ancora di premiare il merito, la questione da porre con forza è la possibilità per tutti e ognuno di spendere i propri talenti. Questo lo affermava con forza Don Milani. La meritocrazia si fonda sulla capacità di promuovere l’uguaglianza delle opportunità, per permettere a tutti ad armi pari nella scuola e nel mercato del lavoro così da rimettere in movimento il famoso “ascensore sociale”. Questi sono i presupposti di una pedagogia democratica che si chiede se sia proprio vero che i figli della povera gente siano più stupidi di quelli dei “signori”. Penso che il nodo sia proprio nell’insufficienza dell’istruzione come leva per ridurre gli svantaggi che la lotteria della vita assegna a chi nasce in famiglie disagiate. Per un lungo periodo l’accesso ad un livello  di istruzione più elevato da quello raggiunto dai propri genitori è stato sufficiente per consentire ai giovani di inserirsi ad un gradino più alto della scala sociale (io ne sono un esempio vivente). Ora, purtroppo, non è più così, risulta sempre più difficile lasciare il proprio stato sociale per giungere a quello immediatamente superiore. Una società poco dinamica, bloccata rende improbabile se non addirittura impossibile questa eventualità.

Una politica per l’uguaglianza e per la giustizia, non può essere slegata da una politica per l’istruzione e per uno sviluppo fondatocoesione sociale sulla conoscenza. L’obiettivo delle politiche per la cultura e l’istruzione deve essere quello di un equilibrio fra interessi individuali ed interessi collettivi, raggiunto attraverso un sistema politico-economico che regoli la dinamica pubblico/privato con la finalità di ridurre le disuguaglianze. Questo è lo Stato sociale. Questo non deve essere confuso con l’assistenzialismo e non è neppure filantropia o buonismo. Queste non sono politiche a favore dei più deboli, sono politiche che mirano a garantire interessi generali, di gestire la pace sociale e trasportare quote importanti di questi bambini delle classi più povere fino al ceto medio, creando condizioni di mercato e di consumo che aiutino a fare prosperare le attività produttive. E’ ormai appurato che esiste una stretta correlazione tra la crescita del livello di istruzione e la crescita del Pil, in particolare se si sviluppa il livello di istruzione superiore ed universitaria. Lo sviluppo culturale va di pari passo con lo sviluppo del capitale sociale (senso civico, fiducia interpersonale, impegno nell’associazionismo e nel volontariato): la coesione culturale è fattore di coesione sociale.

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