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La caduta del muro di Berlino: fine delle due Germanie…

Oggi viviamo in un mondo dominato dalla comunicazione, quindi dalla informazione che, attraverso i numerosi spin doctor e addetti stampa di gruppi politici, riescono a manipolare i media fino a rendere meno sicure le nostre democrazie, sia generando un sentimento di sfiducia verso la classe politica che screditando l’informazione stessa.

Per farsi un’idea corretta di quello che sta accadendo in Europa e nel mondo in questo momento, credo che l’unico modo sia quello di risalire alle fonti e, nel tentativo di capire dove andrà l’Europa, quindi se sarà un’Europa diversa, se sarà  +Europa o se tutto salterà, dobbiamo ripartire da quel lontano 9 novembre 1989, la notte in cui cadde il muro di Berlino.

Intendo riferirmi a quella che è stata la formazione della Nuova Germania, nata dall’annessione della Repubblica Democratica Tedesca da parte della Repubblica Federale Tedesca. La storia che ci è stata raccontata presenta sicuramente molte lacune ed inoltre ci allontana dal reale svolgimento dei fatti.

A partire dal 1 luglio 1990 quando i cittadini della Germania Est si precipitarono a cambiare i loro marchi con quelli della Germania Ovest e il cancelliere tedesco Kohl affermò che “a nessuno sarebbe andata peggio di prima e a molti andrà meglio”.       A partire da quel momento l’unificazione della Germania è stata proposta come modello per l’unificazione europea, anche perché, proprio in seguito a quell’unificazione la Germania aveva aumentato notevolmente il suo peso politico in Europa, e non solo, crescendo più di ogni altro paese della Comunità Europea. Questo è stato anche di esempio per il modo di concepire sia l’economia della società alla base della integrazione europea. Cinque giorni prima della caduta del muro di Berlino, mezzo milione di persone manifesta a Berlino per l’attuazione di riforme radicali della Repubblica Democratica Tedesca (Rdt) chiedendo: libertà di stampa e di opinione e la possibilità di viaggiare liberamente. Non c’è nessuno striscione che chieda la riunificazione della Germania.

Quattro giorni dopo la caduta del muro, Hans Modrow, che è il capo del Partito Socialista unificato di Dresda, diventa presidente del consiglio della Rdt e in una intervista a “Der Spiegel” pubblicata il 4 dicembre non esclude una “confederazione tedesca”. Contemporaneamente il pastore protestante Rainer Eppelmann, in quel periodo esponente dell’opposizione afferma che “non abbiamo bisogno di un’ulteriore Repubblica capitalistica tedesca…. La seconda repubblica tedesca in realtà ha un senso se è una società alternativa alla Repubblica federale…”.

A gennaio sono 1.200.000 le firme raccolte per una petizione partita dalla scrittrice Christa Wolf, dove, tra l’altro, si afferma che: “… abbiamo ancora la possibilità di sviluppare un’alternativa socialista alla Rft, impedendo che circoli influenti dell’economia e della politica nella Germania Federale, possano legare i loro aiuti alla Rdt a condizioni inaccettabili che porterebbero ad una svendita dei nostri valori materiali  e morali e, infine all’incorporazione della Rdt nella Rft”.

Il cancelliere tedesco Kohl non esclude la concessione di aiuti economici alla Rdt nel breve periodo, ma li fa dipendere da condizioni che includono l’abbandono dell’economia pianificata a favore di “condizioni di economia di mercato”.

Un sondaggio sui cittadini tedeschi orientali fatto dal settimanale tedesco occidentale “Der Spiegel” riporta che il 71% si pronuncia per il mantenimento della sovranità della Rdt, contro il 27% per uno Stato unico con la Rft.

Nel frattempo i cittadini tedesco-orientali che si trasferiscono in Germania ovest arrivano a 343.854 a fine 1989, contro quelli dell’anno precedente erano stati 39.832. Il governo intraprende iniziative concrete di riforma economica con

U-Bahnlinie A, Ost-Berlin, 1986, DDR

l’intento di trasformare l’economia della Rdf in una “economia orientata al mercato”. Si riducono le merci sulle quali ha il controllo e vengono stabilite le regole per la creazione di imprese private, oltre alla privatizzazione di quelle forzatamente nazionalizzate nel 1972 sotto il governo Honecker. C’è una riduzione progressiva dei prezzi calmierati sui beni  non di prima necessità e  vengono presi provvedimenti per la riduzione dell’inquinamento industriale, uno dei maggiori problemi che affliggono l’economia della Rdt.

L’economista Christa Luft, vicepresidente del governo, incaricata per le questioni economiche, affermerà che la presenza di un settore privato nell’economia è essenziale, ma “non è la proprietà comune ad aver condotto al fallimento del socialismo, bensì la mancanza di competizione e l’isolamento dal mercato mondiale”. A febbraio, il segretario di Stato statunitense James Baker vola a Mosca e qui riceve da Gorbaciov via libera all’unificazione e all’ingresso nella Germania unificata nella Nato. Il 7 febbraio il cancelliere Kohl, avanza la proposta di avviare trattative immediate per una unione monetaria. Con il chiaro intento, annunciato anche al suo governo, che l’obiettivo dell’unione delle due Germanie possa essere raggiunto in tempi brevi e all’improvviso.

Questa urgenza viene spiegata, primo, con la necessità di arrestare il flusso dei passaggi di frontiera dei cittadini della Rdt, che era diventato un fiume in piena dopo l’abbattimento del Muro; secondo, con la generosità dell’ovest nel condividere il marco con i fratelli più poveri, la cui economia è in bancarotta.

Entrambe le affermazioni si sono rivelate false.

Il passaggio di cittadini verso la Germania Federale è in massima parte dovuto alle agevolazioni economiche, già in essere, per chi varcava la frontiera, provenendo dalla Germania Est, attraverso aiuti finanziari, priorità dell’assegnazione di un appartamento, concessione automatica del permesso di lavoro. Inoltre nel mese di giugno, dopo l’entrata in vigore dell’unione monetaria ci fu un grande intensificarsi dell’emigrazione verso l’ovest.  Per quanto riguarda la bancarotta possiamo affermare che la Rdt nel 1989 non è affatto insolvente, né a rischio di insolvenza nel breve termine con un patrimonio dello Stato di gran lunga maggiore del debito. Inoltre il suo debito estero era quattro volte inferiore, verso l’Occidente, rispetto al debito della sola città di Berlino che nel 2006 superava i 60 miliardi di euro.  Considerate che i soli abitanti della città di Potsdam e di due distretti dell’Est, oggi, in quanto cittadini della Germania, sono più indebitati di quanto lo fosse l’intera Rdt.

È vero che quando parliamo di una economia in bancarotta, non facciamo riferimento solamente alla situazione debitoria, ma soprattutto ad una bassa produttività del lavoro, ad una inefficienza strutturale e arretratezza dell’apparato produttivo. Non vi è dubbio che arretratezza e bassa produttività, prendendo come termine di confronto la Germania Federale, erano innegabili.        Ma alla base di tutto questo c’era anche il peso delle riparazioni di guerra decise dai vincitori della seconda guerra mondiale e dovute all’Unione Sovietica che contava 20 milioni di morti, la rovina dell’agricoltura e l’abbattimento del 25% delle proprietà esistenti. Questo è costato il 30% della capacità industriale ancora esistente e dal 1946 al 1953, il 22% del valore della produzione fu versato all’Urss. Dato che la Germania Ovest smise di pagare, il valore delle riparazioni di guerra, attribuite alla Germania Est  con la Conferenza di Potsdam, passarono da 10 miliardi di dollari a 16 miliardi.

Per capire meglio, in marchi ovest del 1953, le riparazioni pagate dalla Rdt finirono per ammontare a 99,1 miliardi di dollari, contro 2,1 miliardi pagati dalla Rft. Rapporto di 98 a 2 e, se calcolato per abitante: 130 a 1.        Tenendo infine presente che per gli USA, alla fine della guerra, la priorità era il contenimento della minaccia sovietica in Europa, quindi la necessità di una rapida ripresa della Germania Ovest, quest’ultima ha potuto usufruire degli aiuti del Piano Marshall erogati dagli Stati Uniti, facendo si che dalla guerra non erano usciti economicamente distrutti, ma rafforzati.  È vero peraltro che negli anni ‘80 l’economia della Repubblica democratica tedesca era in crisi per una crescente usura degli impianti industriali, per gli inefficienti investimenti nelle infrastrutture, nella sanità e nella protezione dell’ambiente. Aumentano le sovvenzioni che la crescita non riesce a coprire e di conseguenza il debito dello Stato. Ma tutto questo non vuol dire che fosse in bancarotta, ma che non aveva più alcuna prospettiva quindi, in ultima analisi, si tratta di una crisi politica.

È proprio su questa crisi e sulla disponibilità di Gorbaciov ad acconsentire all’unificazione della Germania, che va inserita l’accelerazione impressa da Kohl al processo di avvicinamento  tra le due Germanie e la decisione politica di assicurare per mezzo del marco, la rapida annessione della Rdt alla Rft.

(fine prima parte)

 

 

 

 

 

 

 

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