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La caduta del muro di Berlino: fine delle due Germanie… (2)

(seconda parte)

Da aprile a fine giugno 1990 il Parlamento nella Germania dell’Est approva più leggi di quelle che erano state approvate nella

03.07.1989 Bonn BZS
Besuch des Bundesministers des Innern Dr. Wolfgang Schäuble

Germania Ovest in una intera legislatura, ma sono tutte leggi dell’Ovest. Quello su cui si lavora con più impegno dopo le elezioni del 18 marzo 1990 è “Il Trattato sull’Unione monetaria, economica e sociale”. Il capo della delegazione tedesca occidentale è Wolfgang Schäuble.

Non si pensarono norme a tutela delle imprese dell’Est, né alla costituzione di zone economiche a tassazione agevolata e a  nessuna norma transitoria. Il Governo della Germania Est, presieduto da Lothar de Maizière, esponente della Cdu, si affidò alle capacità del mercato di correggere i propri difetti, alle promesse di investimento del capitale tedesco occidentale e alla rapida espansione delle piccole e medie imprese. Era a tutti chiaro che con l’introduzione della moneta occidentale le imprese della Rdt di colpo non sarebbero state più in grado di competere. I costi legati alla chiusura delle imprese avrebbero creato problemi di liquidità stimati in 30-35 miliardi di marchi nella seconda metà del 1990 e di 35-40 miliardi nel 1991. Questo, cosa ancora più grave, avrebbe comportato la perdita di 2 milioni di posti di lavoro.

Il 18 maggio viene firmato il Trattato sull’unione monetaria, economica e sociale e in quell’occasione Kohl parla della “nascita della Germania libera e unita”.

De Maizière vede nella conversione del marco della Germania Est in quello della Germania Ovest soltanto un regalo della Germania ricca alla Germania povera e afferma: “nessuno starà peggio di prima […] quale altro Paese potrà beneficiare di una posizione di partenza buona quanto la nostra con questo Trattato?”.  Il 1 luglio il Trattato e l’unione monetaria diventano realtà: la moneta della Rdt non esiste più.

Il tasso di conversione viene fissato con regole abbastanza complicate i cui caratteri essenziali sono: 

  1. tutte le partite correnti (prezzi, stipendi, pensioni, affitti) sono regolate da un tasso di conversione 1 a 1;
  2. Patrimoni e debiti sono convertiti 1 a 2 (cioè due marchi della Rdt per un D-Mark dell’ovest;
  3. Fanno eccezione i conti correnti delle persone fisiche, che sono convertiti al tasso di favore, in maniera differenziata a seconda dell’età del correntista.

Il fatto di realizzare un’unione improvvisa, senza un periodo di transizione, priva la Rdt della flessibilità del cambio, ossia della possibilità di svalutare, strumento indispensabile per recuperare competitività.               Inoltre, il tasso di conversione adottato fu assolutamente irragionevole e comportò un abnorme rivalutazione (aumento) dei prezzi delle merci prodotte nella Rdt. Così le imprese persero ogni possibilità di competere con quelle dell’Ovest e i loro prodotti andarono irrimediabilmente fuori mercato.   I cittadini della Rdt ebbero l’accesso, tanto ambito, al mondo delle merci occidentali ma queste aumentarono subito di prezzo a causa dell’acquisto da parte delle catene tedesche occidentali dei supermercati di Stato, del venir meno dei prezzi calmierati e per l’allineamento dei prezzi al tasso di conversione.

Negli anni successivi ci furono aumenti drastici di alcuni generi per i quali le sovvenzioni pubbliche erano particolarmente significative: energia, trasporti e affitti. 

Nel 1991 il costo della vita crebbe del 26,5%.

Nel 1992 i prezzi amministrati aumentarono del 66,1%

Dal 1990 al 2001 i prezzi dell’est sono aumentati del 70,2% contro un aumento del 27,7% all’Ovest.

Le imprese della Rdt persero con l’unione monetaria il mercato della Rft e dei paesi occidentali (non c’era più la convenienza di prezzo fino ad allora esistente), ma persero anche i mercati dell’Est e gran parte del mercato interno invaso da prodotti più convenienti della Germania Ovest. Nel 1991 la produzione industriale risultò inferiore di due terzi rispetto al livello raggiunto prima dell’adozione del marco.

Di pari passo fu la crescita dei disoccupati:

7.440 registrati a gennaio 1990

142.096 a giugno 1990

537.800 a ottobre 1990

Il ritmo di incremento e di 40.000 persone in più a settimana a cui vanno aggiunti I lavoratori a orario ridotto che nel solo mese di luglio calendario di 500.000 unità, aggiungendo la cifra impressionante di 1.771.576 unità il 30 settembre 1990. Il fatto che la Rdt sia stata spinta verso la riunificazione in modo così privo di cautele è cosa che sconfina nella follia, ma la cosa ancora più grave è che i politici chiusero gli occhi di fronte a questa realtà. La politica di unificazione si basò sul primato della politica contro le leggi economiche. Associata però alla difesa degli interessi delle grandi imprese occidentali che furono certamente favorite da questo processo.

Si è in pratica realizzato un grande esperimento: compiere dall’oggi al domani processi che in genere richiedono anni, in pratica passare da un’economia quasi interamente pianificata ad una economia capitalistica.  Lo scopo principale dell’unione monetaria non era economico, ma politico: rendere irreversibile il processo di unificazione.

“…. Meglio approdare con un’economia distrutta all’unità, che continuare a restare nel blocco sovietico con un’economia semidistrutta”. (Schröder 2007).  La cessione della sovranità monetaria ed economica della Rdt spianò la strada alla fine della sovranità politica, ossia alla fine dell’esistenza della Rdt come Stato.

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