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Introduzione all’Omeopatia

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-          Omeopatia –

“ Metodo terapeutico che consiste nel trattare i malati con l’aiuto di agenti che si suppongono dotati della proprietà di produrre, nell’uomo sano, sintomi simili a quelli che si vogliono combattere “  – Littré –

Ho voluto iniziare questa trattazione sull’Omeopatia con una definizione data da questo autore perché questa si avvicina il più possibile all’enunciato ippocratico  Similia similibus curentur  (il simile si cura con il simile) che ne costituisce la primitiva applicazione magico-empirica; atteggiamento empirico che può giustificare l’impiego terapeutico della sostanza che può produrre un quadro morboso simile a quello che avviene in natura per eliminare un agente patogeno.

Sempre rifacendosi al pensiero ippocratico Primum non nocere si può dedurre che Ippocrate somministrasse i suoi rimedi a piccole dosi, onde evitarne la tossicità.

L’Omeopatia, come la conosciamo e la applichiamo oggi, trova la sua formulazione definitiva con Christian Samuel Hahnemann (1755-1843). Considerando che il processo hahnemanniano è fedele al metodo galileiano:

–                   Si costata il verificarsi di un fenomeno in determinate situazioni

–                   Si formula un’ipotesi

–                   Si verifica sperimentalmente la costante ripetizione del fenomeno in analoghe situazioni

–                   Si enuncia una teoria.

Una volta verificata la validità della Legge dei simili, Hahnemann somministrava ai suoi pazienti, a dosi non ritenute tossiche, sostanze naturali o composti chimici, che suscitavano, in soggetti sani, sintomi simili a quelli presentati dal malato. Metodo conforme alla legge prima citata da Ippocrate e da lui stesso verificata nella sua validità. Da questo ne deriva un parallelismo tra l’azione tossicologica e quella terapeutica dei principi attivi.

Ciò che caratterizzò il procedimento hahnemanniano fu quanto segue:

–                   Arricchimento dei dati della tossicologia classica con quelli dedotti da una rigorosa sperimentazione sull’uomo sano, con diluizioni sempre più alte del principio attivo, sino a superare la dose dell’infinitesimale data dal numero di Avogrado. Questo vuole dire somministrare diluizioni superiori a 10 alla meno 23, allorquando la probabilità di trovare una molecola di soluto in una soluzione è casuale e tanto meno probabile quanto più la diluizione è alta.

–                   La scoperta di numerose modificazioni del modo di sentire e di agire, individuabili solo con le alte diluizioni.

–                   La scoperta che l’azione dei medicamenti è maggiormente evidenziata, non solo ad ogni ulteriore dinamizzazione, ma soprattutto mediante la dinamizzazione, ottenuta con ripetute succussioni ad ogni passaggio da una diluizione all’altra.

–                   Impiego nella terapia e nella sperimentazione del placebo.

–                   Codificazione di un esame clinico rigoroso, arricchito da numerose caratteristiche per ogni sintomo e ogni segno, sia nella sperimentazione nell’uomo sano, sia nell’esame del paziente. Tra l’altro fu uno dei primi medici ad utilizzare lo stetoscopio inventato da Laennec.

–                   Arricchimento dell’indagine anamnestica con tutto quello che riguarda le condizioni di vita, le abitudini voluttuarie ed il comportamento del paziente, oltre ai più importanti avvenimenti della sua esistenza. Grazie a ciò fu il precursore dell’attuale medicina preventiva.

-          Omeopatia oggi –

Attualmente possiamo definire l’Omeopatia come:

“Metodo clinico-terapeutico fondato sulla legge dei simili e sull’impiego di medicamenti a dosi deboli o infinitesimali”.

Nella Medicina convenzionale si esamina il malato onde pervenire ad una diagnosi di malattia ed i farmaci sono scelti in funzione di tale astrazione diagnostica.

In Omeopatia l’indicazione terapeutica scaturisce dal quadro morboso presente in un determinato soggetto indipendentemente da astrazioni nosografiche. Lo stesso rimedio può trovare indicazione in quadri patologici diversi così come rimedi diversi possono essere utilizzati nella stessa malattia.

Una consultazione omeopatica porta ad una sintesi diagnostico-terapeutica personalizzata. Inoltre l’accuratezza dell’indagine sul paziente, aiuta il medico omeopata a pervenire ad un’esatta diagnosi clinica convenzionale, che non va mai trascurata, poiché può aiutarlo in senso preventivo, prognostico e talvolta anche terapeutico. Non va mai dimenticata l’esigenza di servirsi di ogni strumento idoneo a esaminare e trattare il paziente, anche nell’emergenza, valutando sempre il rapporto rischio-beneficio, nel rispetto completo dei pricìpi fondamentali della Medicina.

La Medicina omeopatica potrebbe anche essere definita Medicina sindromica giacché si intende come sindrome l’insieme dei sintomi che si producono in un certo numero di malattie nello stesso momento della loro evoluzione.

La sperimentazione omeopatica è eseguita somministrando delle sostanze diluite e dinamizzate al soggetto sano (proving). I dati che si ottengono con il proving costituiscono la patogenesi del rimedio sperimentato.

Il significato di patogenesi è quindi diverso rispetto a quello della Medicina accademica, secondo la quale per patogenesi si intende un meccanismo con il quale le cause morbose agiscono sull’organismo per produrre una malattia.

La legge dei simili, fondata sul principio di analogia, stabilisce l’impiego terapeutico di un medicamento che presenta patogeneticamente sintomi simili a quelli presentati dal paziente.

Simile è un rimedio che contiene nella patogenesi sintomi e/o segni analoghi a quelli  presenti in un dato malato.

Simillimum è il rimedio che presenta questi sintomi e segni con maggiore precisione e ricchezza rispetto a tutti gli altri rimedi. In realtà questa è un’astrazione, poiché non è possibile raggiungere la certezza del simillimum, inteso come il superlativo relativo a tutti gli altri rimedi possibili.

Scopo attuale della medicina

Attualmente lo scopo della medicina è di mantenere la salute, intesa come uno stato di benessere psicofisico, che non deve essere disgiunto dall’armonia sociale; conformemente a quanto sostenuto nel 1977 ad Alma-Ata dall’OMS e dall’UNICEF.

In verità l’eliminazione della sofferenza non è possibile e forse neppure auspicabile, essendo questa una caratteristica dell’uomo, senza la quale non è in grado di percepire uno stato di benessere. Lo scopo cui si può mirare è quello di mitigare la sofferenza, senza abolire questo stato d’allarme spesso indispensabile per prendere provvedimenti risolutivi. Questo ragionamento ci porta verso un concetto importante del pensiero omeopatico dove le sofferenze dovute ad una determinata malattia non vanno represse con farmaci molto violenti, per non disattivare i meccanismi naturali alla base di una guarigione duratura.

La scienza ha creato strumenti sempre più perfezionati in grado di approfondire la nostra conoscenza su molti meccanismi vitali ed eziopatogenetici.

Nessuno può negare l’enorme progresso compiuto nei campi preventivo e riparativo.

A fronte di questa visione ottimistica dobbiamo costatare però un quadro negativo legato all’evoluzione stessa della scienza e della tecnica, le cui principali caratteristiche sono:

  • Il danno ambientale ed ecologico
  • Le errate abitudini alimentari e lo stress dovuto ad un’esasperata competitività
  • L’ansia esistenziale dovuta al rifiuto dell’insuccesso, della malattia e della morte.
  • Patologie iatrogene in aumento esponenziale dovuto anche allo sconsiderato impiego di nuovi farmaci con effetti collaterali non prevedibili.
  • Aumento di malattie croniche dovuto non solo al prolungamento della vita media, ma anche ad abusi, compresi quelli farmacologici.
  • Aumento di malattie neropsichiche, anche per uso di droghe e alcool,
  • La solitudine delle persone anziane e dei malati cronici
  • Riduzionismo medico dovuto alla superspecializzazione, anche per la maggiore complessità delle conoscenze richieste.

In questo quadro s’inserisce la figura del medico di base, che trova molte difficoltà ad applicare quella sintesi dell’atto medico che coinvolge gli aspetti umani oltre a quelli scientifici. E’ condizionato da tutta una serie d’impegni burocratici, dai messaggi pubblicitari, infine stressato dai ritmi del lavoro e della vita personale.

A questo si contrappone la figura del paziente con le sue paure e frustrazioni fino ad arrivare alla depressione. Nel medico vorrebbe trovare l’amico, il confessore, il sacerdote. Questa tendenza conduce a comportamenti insensati con incognite molto pericolose.

Lo scopo fondamentale della medicina è ridare la salute al malato e mantenere in salute l’uomo sano.

Per ottenere questo scopo, prima si è servita della magia e dell’empirismo ed ora si serve della scienza; ma qualsiasi metodica si scelga, non si può trascendere dal considerare l’uomo nella varia e mutevole unità psicosomatica. Il medico, in questo percorso può intuire quanto trascende la nuda razionalità, ricevere empaticamente e trasmettere artisticamente i messaggi essenziali al raggiungimento del suo scopo.

Oggi l’egemonia alienante della scienza e della tecnica ha determinato, per compensazione, una fioritura smodata di sette e terapie eterodosse. Alcune considerano l’uomo nella sua totalità, altre sono puramente sintomatiche; alcune operano mediante la somministrazione di medicamenti, altre tramite le più svariate tecniche spirituali e comportamentali.

Di questi metodi qualcuno ha raggiunto notevole dignità e diffusione, fino ad ottenere un riconoscimento accademico in vari paesi. Non volendo fare una trattazione dei vari metodi terapeutici, il mio scopo è vedere quello che distingue l’Omeopatia dagli altri metodi olistici e medicamentosi.

Leggendo le opere di Hahnemann si comprende l’inutilità di ricercare meccanismi trascendenti nelle malattie; ciò che conta è il linguaggio dei sintomi, pertanto il medico deve limitarsi a condurre un esame scrupoloso del paziente e prescrivere i rimedi studiati sperimentalmente e idonei a trattare il caso in base alla legge dei simili.

Allora possiamo affermare che l’Omeopatia è congeniale al modo di procedere della medicina convenzionale e ne colma le non poche lacune.

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