Top_menu

Indice attvità terziaria colato a picco

Il giorno 1 Aprile è uscito l’indice del settore manifatturiero, vedi link:
https://www.markiteconomics.com/…/80e493ddc8e443878d1d1680b…
che è sceso dal 48,7 di febbraio al 40,3 di marzo. Ovviamente negativo ma non catastrofico.
Poi è uscito l’indice dell’attività terziaria, cioè il settore di servizi, che è crollato dal 52,1 di febbraio al 17,4 di marzo. Una contrazione che rappresenta un crollo su tutta la linea. Nel commento di Lewis Cooper, Economist presso la IHS Markit, si legge che “questi dati indicano tempi estremamente impegnativi per l’economia italiana, dove la portata dell’impatto sulla produzione, sull’occupazione e gli investimenti probabilmente peserà a lungo sull’intera società”. vedi link:  https://www.markiteconomics.com/…/e92e94415a5643ccaee1013cb…

Praticamente l’indice della Produzione Composita (la media ponderata di manifatturiero e servizi) crolla anch’esso dal 50,7 di febbraio al 20,2 di marzo, in questo caso senza precedenti dal 1998, anno di inizio della serie di misurazioni.
Era prevedibile e previsto che il settore terziario sarebbe stato il primo a subire il contraccolpo dello stop delle attività economiche, imposto nelle prime settimane di marzo. Nonostante questo la misura della contrazione lascia sinceramente senza parole: si tratta di un disastro economico senza precedenti.
Se poi pensiamo che questo indice è costruito in base ad una indagine campionaria sui direttori degli acquisti delle imprese italiane, si tratta quindi di un indice anticipatore dell’effettivo andamento dell’economia i cui dati saranno resi noti a fine aprile, quando l’Istat pubblicherà un flash sul Pil del primo trimestre.

Ma quello che mi lascia sbalordito è l’evidente ritardo del governo nel varare e rendere operativi strumenti che servano a mitigare l’impatto della crisi sugli italiani. I dati ci dicono che siamo il Paese con il più alto numero di vittime e con il probabile più alto impatto negativo sull’economia, mentre le misure varate dal governo, fino ad oggi, ammontano appena al 1,5% del Pil! Mentre noi siamo costretti ad assistere ai balletti e alle “fuffe” di Conte e Gualtieri sulle misure anti Covid-19. Quando poi leggo l’intervista a Gualtieri pubblicata sul Fatto Quotidiano, in cui sostiene che lui e Contesono sempre stati sulla stessa linea” e ribadisce che “tutte le risorse disponibili devono essere messe immediatamente a disposizione degli Stati senza alcuna condizionalità e che occorre dotarsi di strumenti nuovi attraverso l’emissione di Titoli Comuni”, mi stupisce che nel Comunicato finale dell’Eurogruppo del giorno precedente non sia rimasta traccia della pugnace attività del ministro. Ma stupisce di più la successiva affermazione secondo cui “… all’Eurogruppo mi sono opposto all’adozione di un documento conclusivo perché non rifletteva questa impostazione”.
Un’affermazione assolutamente non verificabile perché l’Eurogruppo non redige verbali e i partecipanti sono vincolati alla riservatezza.

Ma quello che nessuno dice è che gli Eurobond non si creano dal nulla. Serve un capitale o garanzie per attrarre gli investitori e, inevitabilmente, come accade per il MES e per la Bei (Banca d’Investimento Europea), l’Italia sarebbe tra i maggiori finanziatori e finirebbe per ricevere in una tasca quanto ha già sborsato dall’altra. Il nuovo veicolo (SURE) Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency, annunciato da Ursula Von der Leyen, per erogare prestiti fino a 100 miliardi per finanziare le spese degli Stati a favore di strumenti come la cassa integrazione, non sfugge alla regola elementare della finanza. Nonostante la grancassa mediatica, si tratta di un prestito erogato a specifiche condizioni e nemmeno per importi particolarmente elevati. Infatti esso si affianca sempre a strumenti del bilancio nazionale.

Altro fatto che mi lascia interdetto è quanto sta accadendo all’estero, in particolare in Germania, dove le misure varate sono poderose. Bloomberg ci ha evidenziato che il ministro Peter Altmaier, stimava una caduta del Pil superiore al 8% per alcuni mesi del primo trimestre, ma in Germania la macchina degli aiuti è già in movimento, soprattutto aiuti alle imprese in difficoltà finanziaria. Già 2.500 società hanno richiesto accesso ad una linea di liquidità messa a disposizione della KFW (equivalente della nostra Cassa Depositi e Prestiti) per un importo totale di 10,6 miliardi, mentre ulteriori richieste sono attese nelle prossime settimane.
Altmaier è stato chiaro e categorico: “Aiuteremo tutti ad attraversare questo difficile momento e per questo avremo bisogno di maggiori risorse che saranno messe a disposizione”.
Vorrei ricordare che in Germania gli aiuti complessivamente varati sono pari a circa il 10% del Pil !

Allora, di fronte a questi dati Conte e Gualtieri, in pratica il governo dicano chiaramente cosa bisogna fare. Non è possibile procedere a colpi di 25 miliardi alla volta, che impiegano poi settimane per arrivare nelle tasche degli italiani. L’attesa dei tempi lunghi di Bruxelles non è compatibile con la situazione del Paese. Se realmente rifiutano il MES, emettano almeno Titoli di Stato, sfruttando l’ombrello della BCE e facciano affluire liquidità alle imprese. Il tempo è già scaduto!
Se pensano che basterà spaventare i cittadini per farli stare in casa con “mascherina” e “guanti” fino a Giugno, sappiano che prima o poi usciranno e, vedendo la società civile distrutta che ci avranno lasciato, sarà il caos con la disperazione che guiderà le azioni di un popolo stremato. Questo farà pagare a tutti i vostri attuali errori!!

, , , , , ,

No comments yet.

Lascia un commento

Rispondi alla domanda *

Powered by WordPress. Designed by WooThemes