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- Il futuro dell’omeopatia -

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Il nostro mondo non è scientifico, come si sente affermare spesso, ma tecnologico e tecnocratico. La medicina non sfugge alla regola. Diciamo che è scientifica, mentre è soltanto più tecnica, cioè sempre più assistita o sostituita dalla tecnologia.   La T.A.C.  prende il posto con eccessiva frequenza dell’esame metodico del malato da parte del medico.  Proteggiamo la scienza dalle sette, dall’esoterismo, da tutti coloro che cercano di sfruttano la mancanza di cultura e la credulità umana. Così come non dobbiamo pretendere di scoprire e dimostrare troppo in fretta, non dobbiamo temere il dubbio, le verifiche, il confronto con coloro che ci contraddicono.  L’omeopatia è nata dalla scienza, segna l’inizio della “farmacologia sperimentale”, rappresenta una tappa importante nella storia della medicina e dei medicinali.

Fu Hahnemann, il fondatore dell’omeopatia, a coniare il termine “allopatia”, in contrapposizione al concetto di omeopatia.  Il testo storico dell’omeopatia risale al 1796,  “Studio su un nuovo principio per conoscere le virtù curative delle sostanze medicinali” chiarisce l’importanza del contributo di Hahnemann alla medicina e alla farmacologia.  Hahnemann e con lui pochi altri, credono fermamente che soltanto la sperimentazione dei medicinali negli individui sani permetterà di conoscerne le vere potenzialità.  Un giorno traducendo un trattato sui medicinali (Trattato di Materia Medica) di un medico scozzese, William Cullen, ha un lampo di genio.  A proposito della China, usata a quel tempo per il trattamento della malaria, Cullen sosteneva che questa pianta agiva rinforzando lo stomaco.  Hahnemann, in base alla sua esperienza personale, pensa il contrario. Decide allora di provarla su stesso e vedere se questa protegge lo stomaco o se all’opposto lo danneggia.                                                                                                           Ingerendola scopre un’altra verità: la corteccia di china, ingerita in quantità, provoca in lui sintomi che ricordano la malaria. Freddo all’estremità degli arti, debolezza generale e sonnolenza, accellerazione del battito cardiaco, ansia intollerabile, tremiti, prostrazione.  Scrive allora a margine del volume di Cullen “la corteccia di china, usata come rimedio per la febbre intermittente, agisce perchè è in grado di produrre sintomi simili a questa febbre intermittente in un uomo in buona salute”.

Nel 1796 non si parlava ancora di piccole dosi; l’omeopatia non era altro che un metodo di indagine farmacologica che permetteva di conoscere in modo più preciso possibile l’azione profonda dei medicinali. L’omeopatia non era ancora un metodo terapeutico, ma solamente un metodo farmacologico atto a conoscere più a fondo i medicinali e prescriverli meglio, grazie alle informazioni fornite dalla sperimentazione. Il metodo funziona bene, le uniche preoccupazioni riguardano le dosi. Usando dosi ponderali, Hahnemann provoca quasi sistematicamente un peggioramento, poi arriva la guarigione. Cerca di limitare gli effetti spiacevoli o addirittura nefasti della prescrizione, riducendo la dose in maniera progressiva, passando progressivamente ad un altro livello di azione farmacologica, il livello delle diluizioni infinitesimali. A quel punto succede un fatto incredibile: l’efficacia dei medicinali permane, o è addirittura rafforzata dalle dosi infinitesimali, a condizione che siano prescritti secondo la Legge di similitudine: il peggioramento indotto  dalle dosi ponderali non si verifica più.

Hahnemann non era nè un sognatore nè un poeta.  Non conosceva il famoso “Numero di Avogadro” che oggi definisce la vertiginosa quantità di molecole presenti in una grammomole, ma era perfettamente conscio dell’anomalia delle diluizioni dal punto di vista scientifico.  Le chiamava “immateriali” e sapeva che non avrebbero dovuto avere alcuna azione terapeutica.  Nessuna azione in assoluto!  erano teoricamente vuote. Tuttavia quando venivano prescritte secondo la legge di similitudine erano efficaci e lo sono tuttora.

Per Hahnemann, come per tutti gli scienziati di oggi, l’osservazione deve prevalere sulla teoria.  Se la teori contraddice un fenomeno osservato ripetutamente, significa che non è esatta.  E’ sotto l’impulso dell’esperienza e dell’osservazione che le teorie o le leggi che spiegano o regolano il funzionamento dell’universo sono state continuamente riviste.  Hahnemann ha sostenuto con fermezza le diluizioni infinitesimali perchè ha osservato migliaia di volte la loro efficacia terapeutica.  Dopo di lui tutti gli omeopati, i medici, i farmacisti, gli scienziati, hanno dovuto affrontare la medesima incoerenza apparente e piuttosto frustrante.

Grazie ai successi terapeutici ottenuti, l’omeopatia si sviluppò rapidamente, nonostante il clima di aggressività.  Questa “nuova medicina” conobbe ben presto grande popolarità.  Per la prima volta si utilizzano medicinali nell’ambito dell’approccio scientifico-sperimentale. La nascita dell’omeopatia rappresenta chiaramente l’inizio della farmacologia moderna.   Il 1796, anno della nascita dell’omeopatia, è anche l’anno della prima vaccinazione, fu davvero una straordinaria coincidenza?   Edward Jenner (1749-1823) cercò di proteggere un ragazzo dal vaiolo inculcandogli il contenuto di una pustola di donna colpita dal vaiolo dei bovini (vaiolo vaccino). Hahnemann ritiene che questa scoperta sia del tutto coerente con il principio di similitudine, applicato secondo i protocolli analoghi.    Oggi la vaccinazione è uno dei fiori all’occhiello della medicina convenzionale e continua ad estendere il proprio campo di azione, mentre lo sviluppo dell’omeopatia è stato notevolmente frenato dall’anomalia scientifica costituita dalle diluizioni infinitesimali.

Negli anni 50, l’omeopatia fu oggetto di critiche sempre più forti riguardanti l’apparente aberrazione delle alte diluizioni.    Alcuni laboratori raccomandarono di prescrivere soltanto diluizioni “ragionevoli”, cioè nelle quali ci fosse una seria probabilità di ritrovare molecole della sostanza di base, ossia 4,5,7CH.   Questa fu anche la tendenza dell’omeopatia tedesca che si specializzò nell’uso delle basse diluizioni:  T.M. (Tinture Madri), 1°,2°,…6° DH.                                                                                                                                                                                                                                                                    Andrè Cier e Jean Boiron scoprirono che le diluizioni di Arsenico potevano avere un effetto di accellerazione della curva di eliminazione di tale sostanza nelle urine del ratto che ne era stato precedentemente intossicato con dosi abbastanza massicce. Anche se rimasero confidenziali dal punto di vista scientifico, questi lavori autorizzarono la farmacopea francese ad introdurre l’omeopatia nel suo repertorio ufficiale nel 1965, e ad accettareanche le diluizioni più alte fino alla 30CH.

La scienza non è una macchina preposta a convincere

E’ una macchina per creare coerenza tra le varie scoperte che emergono ogni giorno in ogni campo, per capire e progredire.   E’ paradossale.  Il grande pubblico crede a ciò che la scienza afferma; e  in genere la scienza non si rivolge al grande pubblico. Parla soltanto a sè stessa ed il suo linguaggio è costituito da cifre, probabilità, criteri di inclusione ed esclusione, artefatti, perifrasi.   Qualsiasi interpretazione presupposone una perdita di verità scientifica.  Gli scienziati sono a volte tentati a calcare la mano per “vendere” i propri risultati anzichè presentarli in tutta la loro complessità, purezza, singolarità ed eventualmente inspiegabilità.

L’omeopatia mette a dura prova gli scienzati.  Poichè si tratta di un ambito particolarmente delicato, in quanto la spiegazione e la conferma fisica dell’infinitesimale, forse rimetteranno in discussione alcuni concetti scientifici forti; è meglio essere assai prudenti, molto più che in qualsiasi ambito scientifico, ed in particolare si deve diffidare di qualsiasi ipotesi azzardata sul meccanismo d’azione di tali diluizioni.  Per esempio la relazione “effetto-dose” che si applica comunemente a livello molecolare, non sembra agire a livello ultramolecolare.  Anche se si assumono 20 granuli, invece di 5 o 10, l’effetto del medicinale omeopatico non si modifica in maniera proporzionale.   La ripetizione delle assunzioni sembra influire sull’efficacia assai più del dosaggio di una singola assunzione.

Il mondo dell’infinitesimale, evoca un altro mondo invisibile oppure molto reale, quello delle radiazioni elettromagnetiche, di cui l’uomo percepisce direttamente soltanto una minima parte. Ciò non ci ha impedito di addomesticarle e sfruttarle a nostro vantaggio.   Il “nuovo mondo”  fisico-chimico dell’infinitesimale, la cui esistenza deve ancora essere confermata, va conosciuto meglio e addomesticato.  Tale compito spetterà ai fisici, che permetteranno così all’uomo di sfruttare le forze della natura in maniera ancora più intelligente ed efficace.

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