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- Il bambino iperattivo -

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Parte prima

E’ dall’inizio del ‘900 che viene descritta l’instabilità psicomotoria del bambino, in particolare dagli autori anglosassoni. Sono state utilizzate varie terminologie in funzione delle descrizioni e delle ipotesi eziologiche:ipercinesia, instabilità psicomotoria, disfunzione cerebrale minore, ecc. La definizione attuale proposta dal DSM IV (Diagnostic and Statistic Manual, 4° edizione), raggruppa l’intera sintomatologia sotto il termine: “Disturbi da deficit di attenzione/iperattività” (ADHD). Il quadro clinico è ben definito e si basa su criteri molto precisi; la sua patogenesi rimane invece irrisolta e divide tuttora i terapeuti, con notevoli differenze di trattamento. Quello su cui sono tutti concordi è riuscire a fare una diagnosi precoce del disturbo, visto le conseguenze che questo può avere sulla vita scolastica, lo sviluppo cognitivo e l’universo relazionale del bambino. L’iperattività è collegata ad un disturbo dell’affettività, oppure ad un’origine esclusivamente organica, come i postumi di encefalite o di trauma cranico. L’ipotesi di un danno lieve che riguarda soltanto determinate funzioni come la memoria, il linguaggio, l’attenzione, ha fatto parlare di ipercinesia con miglioramento spontaneo in seguito alla maturazione neurologica. A prescindere dall’origine e dal nome che diamo a questa sindrome, sembra che dal 3 al 5% della popolazione in età prepuberale ne sia colpita, con predominanza netta del sesso maschile (4-9:1). La diagnosi è facile nella forma tipica: bambino in età scolare con sintomi eccessivi rispetto alla sua età, al quoziente intellettivo ed alle situazioni nelle quali si trova. Nella maggior parte dei casi sono bambini portati dal medico in seguito a difficoltà di apprendimento e a disturbi del comportamento a scuola e a casa. Si rilevano tre sindromi: iperattività motoria, disturbi dell’attenzione e impulsività. Chiaramente questi sintomi vanno messi in diagnosi differenziale con l’instabilità dovuta a cattive condizioni ambientali o ai deficit di attenzione secondari a trattamenti come corticosteroidi, acido valproico, ecc. ; infine l’instabilità dovuta a ritardo mentale o all’autismo.  Dobbiamo distinguere anche i “bambini precoci” che non riescono a mantenere a lungo l’attenzione, ma che a differenza dei precedenti hanno finito gli esercizi e passano ai successivi. I bambini colpiti da ADHD evolvono verso la remissione totale della sintomatologia nel corso dell’adolescenza nel 30% dei casi, mentre il 40% presenta una sintomatologia deficitaria persistente con problematiche a livello cognitivo e relazionale. Un altro 30% sviluppa condotte antisociali durante l’adolescenza. Nell’età adulta si ha infine una netta riduzione dell’iperagitazione, che sembra persistere  solo nell’8% dei casi. Attualmente per la diagnosi ci si affida alla Scala di Conners (1973), un questionario che viene fatto compilare dai genitori e dagli insegnanti, Qualsiasi trattamento terapeutico deve essere intrapreso solo dopo aver fatto ricorso a questo strumento che permette di oggettivare la sintomatologia, indipendentemente da qualsiasi teorizzazione. Terapie: 1° psicoterapia; 2° aiuto educativo; 3° rieducazione ortofonica e psicomotoria; 4° psicofarmaci; 5° omeopatia. Ognuna può essere fatta come prima scelta, spesso in associazione tra di loro. Soffermiamoci sulle ultime due: gli  psicofarmaci vengono utilizzati quando esistono gravi disturbi dell’evoluzione globale del bambino. Possiamo scegliere tra neurolettici, antidepressivi o stimolanti. I neurolettici come la Tioridazina (Melleril), la Clorpromazina (Largactil). Sono poco tollerati in quanto provocano forte sedazione e spesso inducono effetti paradossi. Gli antidepressivi sono un’alternativa ai precedenti e sono meglio tollerati, soprattutto i triciclici: clomipramina (Anafranil) che ha effetto stimolante oppure Amitriptilina (Laroxyl) o Doxepina (Quitanox) che hanno azione sedante. I pazienti non prendono a lungo questi farmaci e così il loro effetto sparisce, inoltre sono poco accettati in quanto provocano effetti collaterali come bocca secca e disturbi dell’accomodazione. Infine gli psicostimolanti aumentano la vigilanza e riducono nettamente il deficit di attenzione; il più conosciuto e utilizzato è il Metilfenidato (Ritalin). Si usa solo in bambini di età superiore ai sei anni e le modalità di prescrizione sono standardizzate. La prima prescrizione deve essere fatta in Ospedale da un medico specialista, pediatra, neuropsichiatra infantile, neurologo. Il farmaco può essere proseguito a domicilio per un anno, quindi ci vuole un nuovo controllo da un medico ospedaliero. Di solito non si somministra il fine settimana e durante le vacanze scolastiche per non creare assuefazione e la comparsa di effetti collaterali.. Il problema più serio riguarda un eventuale rallentamento della crescita, che però sembra reversibile alla sospenzione del trattamento. L’omeopatia può essere utilizzata a due livelli: come trattamento di base oppure  in alternanza al trattamento con anfetamine. I rimedi omeopatici più utilizzati saranno presi in esame nella seconda parte dell’articolo. (fine Parte Prima)

One Response to - Il bambino iperattivo -

  1. Frankie Heyn 10 dicembre 2010 at 08:10 #

    Okay article. I just became aware of your blog and desired to say I have really enjoyed reading your opinions. Any way I’ll be subscribing in your feed and Lets hope you post again soon.

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