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- I tre fondamenti dell’omeopatia -

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rimedi omeopaticiI medicinali omeopatici, come i vaccini, sono nati dalla sperimentazione scientifica e la scienza finirà per trovare una spiegazione razionale della loro efficacia, anche per migliorare ulteriormente i suoi risultati terapeutici. Il giorno in cui capiremo il meccanismo o i meccanismi in gioco, potremo ottimizzare sia i metodi di preparazione dei medicinali sia i parametri di prescrizione (scelta del medicinale, grado di diluizione, posologia). Nulla vieta di pensare che a quel punto potremo scoprire nuovi trattamenti per alcune malattie attualmente incurabili.  L’omeopatia è progredita grazie alla sperimentazione, all’osservazione, alla deduzione, in pratica grazie all’empirismo; è divenuta un vero e proprio metodo terapeutico basato su tre pilastri della farmacologia: la sperimentazione su individui sani, la legge di similitudine, le diluizioni infinitesimali.

  1. Sperimentazione delle sostanze medicinali sull’uomo sano:

Questa tecnica si usa anche oggi in allopatia, non per determinare il potenziale terapeutico di una sostanza medicinale, bensì unicamente per valutarne il livello di tossicità; le aziende farmaceutiche devono dimostrare che il loro prodotto è più utile che nocivo.  Con la sperimentazione determinano un rapporto di efficacia/tossicità detrminante per l’uso che sarà fatto del nuovo farmaco. Il fatto che il nuovo medicinale possa essere lievemente tossico può sembrare scorretto, ma spesso purtroppo è inevitabile.  Spetta quindi alla capacità e alla responsibilità del medico tenere conto dei rischi nella strategia terapeutica che propone al malato e discuterne con lui.  La sperimentazione sul sano non viene più utilizzata per conoscere il potenziale terapeutico di una sostanza, vincoli normativi e considerazioni etiche lo impediscono.  Per quanto riguarda la sperimentazione a dosi ponderali disponiamo, per arricchire la materia medica omeopatica, fortunatamente e sfortunatamente, di una fonte inesauribile: l’intossicazione accidentale. Così la tossicologia non si limita allo studio delle conseguenze dell’ingestione volontaria o accidentale di sostanze nocive, ma è anche all’origine di innovative soluzioni terapeutiche.   Ad esempio, l’origine dell’impiego della pianta argentina Solanum malacoxylon, in omeopatia, nelle malattie reumatiche, è dovuto al fatto che nel 1898 un veterinario francese descrive una malattia endemica che decima il bestiame delle pampas argentine, l’enteque seco. Caratterizzata tra l’altro da rigidità degli arti, difficoltà a camminare ed ipercalcemia.  Nel 1927 von Collier ne individua la causa nell’ingestione da parte del bestiame di foglie di un arbusto, il Solanum malacoxylon.  Nel 1981 ad un medico di Lione viene l’idea di impiegare questa pianta in diluizioni omeopatiche per curare la periartrite calcifica della spalla.  Da allora i medici hanno accumulato molte osservazioni e sperimentazioni. Da notare che il Solanum malacoxylon è stato sfruttato anche in allopatia per le sue proprietà calcificanti, in caso di carente assorbimento del calcio, di ipoparatiroidismo, di ipocalcemia. La stessa sostanza medicinale ha quindi un uso omeopatico ed un uso diverso o contrario in allopatia.

2. La legge di similitudine:

Scoperta da Ippocrate è stata sistematicamente studiata e sfruttata da Hahnemann ed è ancora uno dei migliori criteri guida per ipotizzare il potenziale terapeutico dei medicinali omeopatici. Essa esprime la relazione che può esistere tra la tossicità di una sostanza e la sua efficacia terapeutica.  Non si tratta di una legge universale; alcune sostanze provocano a dosi tossiche, sintomi che non guariscono con la diluizione infinitesimale.  esistono, ad esempio, varie sostanze cancerogene, ma purtoppo nessuna di esse, in diluizioni omeopatiche, guarisce il cancro.  La similtudine può essere ricercata a livello di sintomo (nausea, stipsi, edema), a livello della malattia (eczema, allergia) o a livello di modalità di reazione di un individuo nell’ambito della malattia da cui è affetto (sudorazione o agitazione in caso di febbre, maggiore o minore rigidità delle articolazioni, ecc.)   Oggi le materie mediche sono arricchite dall’esperienza clinica: i sintomi non affidabili vengono eliminati, mentre altri ne vengono aggiunti. La nozione di similitudine o di analogia è anche alla base delle vaccinazioni, si utilizza un’ “esca” che stimola la secrezione di una protezione specifica. Il grado di similitudine sarà più o meno alto, a seconda che si impieghi il germe stesso attenuato, la sua tossina o la sua tossina trasformata. I nuovi vaccini sono realizzati sempre più spesso usando frazioni antigeniche virali non infettanti. Si può stabilire un parallelismo con l’approccio omeopatico, che ricorre anch’esso a gradi di similitudine più o meno elevati.  In allergologia, la tecnica di desensibilizzazione corrisponde ad un approccio quasi omeopatico: si diluisce l’allergene ritenuto responsabile (per esempio i pollini, i peli di animali o le polveri domestiche), talvolta anche i gradi di diluizione “infinitesimali”, e si tenta di abituare l’organismo colpito da allergia, ad accettare l’intruso mediante dosi ripetute e variabili delle medesime diluizioni.

3.  Il metodo delle diluizioni successive:

Si possono sempre restando nell’ambito dell’omeopatia, dosi ponderali, basse o decisamente “ultramolecolari”, con effetti modulati o assai diversi, talvolta addirittura opposti.  Non sappiamo ancora perchè alcune sostanze siano davvero efficaci solo se altamente diluite e altre invece presentino un effetto ottimale alle basse diluizioni.  Il grado della diluizione prescritta è anche una questione di tradizione, cultura e scuola.   per quanto riguarda la relazione Effetto/diluizione, gli esperimenti scientifici realizzati da diversi decenni consentono di tracciare sinusoidi piuttosto che rette.  devo confessare che man mano che procedo nella pratica, m preoccupo sempre meno del grado di dinamizzazione e sempre di più della selezione rigorosa del rimedio.  Alcune persone potrebbero rispondere meglio alla nona, altre alla settima, altre alla quindicesima diluizione.  E’ questo che a volte induce il medico omeopata a fare aggiustamenti in corso di trattamento ed a modificare la diluizione prescritta.

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