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- I centocinquanta anni dell’unità d’Italia -

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L’INDUSTRIA METALMECCANICA NEL REGNO DELLE DUE SICILIE

di: Edoardo Spagnuolo da: “DUE SICILIE” anno VI – n° 5 – Sett-Ott 2001

Reale Opificio Meccanico e Politecnico di Pietrarsa

Dal ritorno dei Borbone dopo la seconda invasione francese del nostro Regno sino al crollo del 1860 il Meridione d’Italia conobbe una notevole espansione industriale significativamente riconosciuta alla mostra industriale di Parigi del 1856 in cui il Regno delle Due Sicilie si classificò terzo tra le nazioni d’Europa e largamente primo tra gli Stati italiani. Tale sviluppo industriale fu favorito dalla protezione doganale a difesa dell’economia duosiciliana imposta dai provvedimenti legislativi del 15 dicembre 1823 e del 20 novembre 1824. Lo sviluppo dell’industria tessile, l’introduzione delle navi a vapore e il grandioso progetto ferroviario dei tecnici duosiciliani contribuirono allo sviluppo di una notevole industria metalmeccanica in tutto lo Stato delle Due Sicilie. Il Governo intendeva sollevare l’economia dello Stato dalla dipendenza straniera e vi riuscì. Ferdinando II divenne di fatto il più dinamico imprenditore del Regno. Per sua iniziativa si costituì il Reale Opificio Meccanico e Politecnico di Pietrarsa nei pressi di Napoli che si estendeva per oltre tre ettari ed era dotato della tecnologia più avanzata. Chiara Sottocorona, nel numero del 19 luglio 1982 di Panorama, scrisse: <<…era nato nel 1840 il Reale Opificio per volere di Re Ferdinando II di Borbone “perchè il braccio straniero / a fabbricare le macchine mosse dal vapore / il Regno delle Due Sicilie più non abbisognasse. Si tratta, insomma, della prima officina per la produzione di locomotive e treni … In poco tempo quelle officine meccaniche, che precedevano di 44 anni la nascita della Breda e di 57 quella della FIAT, diventarono il primo vero nucleo industriale della penisola. Al momento dell’unità d’Italia si contavano 850 operai e 200 tra artiglieri, gendarmi e detenuti ai lavori forzati … Dopo anni di abbandono è ora rinato in una veste del tutto nuova… Museo Nazionale Ferroviari!>>. Sempre per iniziativa del Re venne istituita la Real Fonderia in Castelnuovo, dove lavoravano 500 operai, la Real Manifattura delle armi in Torre Annunziata con annessa fonderia, che insieme impiegavano quasi 500 operai, e ancora l’Arsenale di Napoli e il Cantiere Navale di Castellammare, dove lavoravano 2000 operai specializzati. Presso l’Opificio di Pietrarsa ad esempio, sin dalla fondazione, fu istituita una “Scuola degli Alunni Macchinisti”, che si proponeva di formare operai specializzati per il settore metallurgico. La società industriale Zino & Henrv stabilì presso il Ponte della Maddalena una officina meccanica in cui lavoravano 300 operai. Questa officina produceva macchine tessili, vagoni ferroviari e fornì le attrezzature per l’illuminazione a gas di Napoli, prima fra le città italiane preceduta solo da Londra e Parigi. Cento operai lavoravano in un’altra industria napoletana per la produzione di macchine agricole e tessili. Sessanta operai lavoravano nell’industria metalmeccanica dei fratelli La Morte a Napoli e un altro migliaio di operai erano impiegati in varie officine minori in tutto il Napoletano. 1500 operai lavoravano alla ferriera di Mongiana in Calabria sorta per iniziativa del Governo con stabilimenti a Pazzano e a Bigonci. Tali impianti disponevano di 4 altiforni con una produzione annua di 21.000 quintali di ghisa. 50 operai specializzati e un altro centinaio lavoravano nello stabilimento metalmeccanico di Cardinale, sempre in Calabria, tra i più importanti del Regno, con 9 altiforni e una produzione annua di 2.000 quintali di ferro. Importanti erano gli stabilimenti siderurgici di Fuscaldo in Calabria, di Picinisco in Terra di Lavoro, di Picciano in Abruzzo, di Atripalda presso Avellino con una produzione annua, in quest’ultimo, di 2.500 quintali di ferro. È impossibile elencare tutti i piccoli e medi opifici metalmeccanici sorti grazie all’intraprendenza degli artigiani locali o di imprenditori del settore tessile interessati ad acquistare le macchine necessarie. 300 operai lavoravano in un’officina meccanica a Bari per la produzione di macchine agricole. Varie altre piccole officine meccaniche erano sparse per tutta la Puglia tra le quali in Lecce, Foggia, Spinazzola, ecc. quasi tutte specializzate nella fabbricazione delle macchine agricole in particolare per la macina delle olive. Tale espansione del settore metallurgico gravava tuttavia sulla bilancia dei pagamenti in quanto comportava una importazione continua e massiccia di ferro solo in minima parte compensata dalla esportazione. In effetti le macchine e il materiale prodotto erano necessari nelle Due Sicilie quale supporto agli altri settori industriali e per l’ammodernamento dell’agricoltura. Questi molto brevemente alcuni numeri del solo settore metallurgico nel Regno delle Due Sicilie prima che la ruspa sabauda distruggesse tutto.

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