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- I Capi -

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Il vero problema dell’Italia son i “capi”. Questo vale per l’impiego statale, ma anche per quello privato, in definitiva per ogni genere di attività.

Vale a tutti i livelli, dal più modesto tipo il capo-condominio fino all’Università, agli ospedali, al parlamento, al governo.

Questo non vuole dire che non funziona niente, ma semplicemente che quando ci troviamo davanti a disservizi, la colpa è dei capi, di coloro che comandano.

Abbiamo giornalmente sotto gli occhi che il problema dell’Italia, il suo tallone di Achille è proprio la mancanza di una buona classe dirigente.

Il capo è il perno di tutto, può fare miracoli o disastri.

Allora la scelta del “capo” è importante, direi fondamentale; quindi dobbiamo porre la massima attenzione nella sua scelta.

1° requisito è che sia competente, deve conoscere la materia di cui si occupa.

2° requisito è che sia onesto e disinteressato. Quando prende le sue decisioni deve

essere guidato da criteri di equità e non da egoismo, e tanto meno da

favoritismi per amici e parenti.

deve agire per il bene comune tanto se dirige un negozio, tanto se dirige

un ministero o una città.

3° requisito deve avere carisma, cioè sicuro di sé, a volte severo, a volte clemente,

ma comunque deve essere credibile sempre

Qualsiasi squadra affidata ad uno o più capi così, darà buoni risultati in ogni settore di attività.

Ma capi così, con questi requisiti sono rari, a tutti i livelli.

È per questo che la squadra Firenze, così come la squadra Italia scende sempre più in basso in tutte le classifiche.

Un altro corollario a questo è che l’Italia intera fatica a prendersi sul serio.

Per questo trova più appropriato farsi rappresentare da macchiette della politica piuttosto che da statisti.

Per questa incredulità nei confronti delle conquiste ottenute, l’opinione pubblica stenta più delle altre nel rappresentarsi i rischi della crisi. Non vuole sentirne parlare.

In tutto l’occidente ormai la crisi è vissuta come una rivoluzione destinata a cambiare in modo permanente il rapporto dei cittadini con l’economia, i consumi, l’ambiente, la vita quotidiana. Da noi è considerata come un’influenza stagionale, basta mettersi un po’ a letto ed aspettare che passi da sola. Una volta ristabilitisi si ricomincerà esattamente come prima. Quindi non servono grandi piani di intervento come negli altri paesi, non perché non ce ne sia bisogno, ma perché si romperebbe l’incantesimo, l’eterna luna di miele con l’elettorato.

One Response to - I Capi -

  1. L.M. 1 dicembre 2009 at 22:14 #

    Il problema dei “capi” secondo me si manifesta in modo decisamente diverso a seconda dei contesti.
    A livelli relativamente più bassi, luighi dove io stesso sono costretto a operare, il cosidetto “capo”, seppur riconosciuto come competente e dotato di capacità intellettuali e morali, purtroppo è condizionato da strutture organizzative senza alcuna logica. Anzi l’antitesi dell’organizzazione che, a rigore, significa approccio razionale.
    In Italia il detto “il pesce puzza dalla testa” rimane un evergreen, anche se poi questo pesce puzzolente è scelto spesso dai cittadini stessi: è un circolo vizioso e spesso goduriosamente autolesionista da cui usciremo con grande difficoltà. Se mai ne usciremo.

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