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Fimmg: assistenza primaria

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Corti (Fimmg), assistenza primaria da ridisegnare

 

«C’è bisogno di una maggiore collaborazione tra medici di famiglia e professionisti impegnati nell’area della continuità assistenziale»: è l’opinione del responsabile della comunicazione nazionale della Fimmg Fiorenzo Corti, intervenuto ieri a Roma al seminario “Il profilo giuridico del medico di medicina generale”, promosso dalla stessa Federazione nazionale dei medici di medicina generale. Il dibattito su questo tema è attualmente molto animato. «C’è chi pensa all a dipendenza e chi a un’attività di erogazione di servizi in libera professione; – riferisce Corti – noi crediamo che il medico di medicina generale debba rimanere fondamentalmente un libero professionista convenzionato». Tuttavia il ruolo del mmg deve essere ridefinito all’interno della riforma dell’area delle cure primarie. È lo stesso segretario nazionale della Fimmg Giacomo Milillo a rilevare che «i medici di famiglia non hanno un profilo giuridico preciso. A volte sono considerati dei privati, altre volte dei dipendenti pubblici. Questo rappresenta un impedimento a uno sviluppo armonico della situazione». La Fimmg ritiene necessario ridisegnare l’area dell’assistenza primaria in cui operano due figure. «Da una parte, – riassume Corti – ci sono i medici di famiglia, che hanno un rapporto fiducia con il cittadino e sono remunerati a quota capitaria, ossia in base al numero di assistiti che hanno in carico, secondo certi parametri che ve rranno ridiscussi nella prossima Convenzione. Ci sono poi i medici dei servizi, di continuità assistenziale, che gravitano in una determinata area territoriale e sono remunerati con un compenso di tipo orario». Secondo Corti, la struttura remunerativa va bene così com’è, ma «è fondamentale che queste due figure collaborino maggiormente e in alcuni casi i medici potrebbero svolgere entrambe le funzioni; ci piacerebbe inoltre che certe attività non venissero svolte solo di notte e nei giorni festivi, anche per garantire una maggiore soddisfazione professionale. È poi necessario, in quest’ambito, implementare una serie di interventi che possano migliorare la gestione delle patologie croniche, della domiciliarità e delle cure palliative».

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