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- “Farmaci fasulli per i Paesi poveri” -

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Il raggiro: in alcuni farmaci destinati ai Paesi africani manca il principio attivo o sono scarsi gli eccipienti

È l’ultimo affronto al Terzo Mondo: farmaci falsi per i Paesi poveri. Li hanno scoperti in Sierra Leone – e portati in Italia per analizzarli – i volontari di Rainbow for Africa, associazione torinese di medici, infermieri, ingegneri ed esperti informatici che opera nel campo della cooperazione internazionale.

Li hanno scoperti dopo l’inspiegabile morte di Moussa, un giovane di 35 chili sottoposto all’amputazione di una gamba: «Era il più debole dei nostri pazienti – racconta il dottor Paolo Narcisi, anestesista-rianimatore all’ospedale Cto di Torino e presidente dell’associazione -: nonostante le cure lo abbiamo perso, ma anche per gli altri ragazzi che abbiamo operato non riuscivamo a spiegarci le mostruose infezioni che stavamo curando e non reagivano alle cure in un luogo dove non dovrebbe esserci alcuna resistenza agli antibiotici». È nato un sospetto, presto diventato una drammatica certezza: in diversi farmaci destinati ai Paesi dell’Africa manca il principio attivo, in altri è la scarsità di eccipienti a rendere assolutamente inefficace il medicinale. «Per questo motivo – ha dedotto il dottor Narcisi – non riuscivamo a curare le infezioni, per questo motivo i pazienti avevano dolore dopo un intervento chirurgico nonostante gli antidolorifici, per questo la febbre non calava dopo aver somministrato paracetamolo». Per questo il giovane Moussa è morto, ucciso da un’infezione, malgrado l’operazione riuscita.

Africa, Asia, Sud America. Il Center for Medicine in the Public Interest, organizzazione indipendente di ricercatori, ha stimato che il giro d’affari della contraffazione di farmaci era di 75 miliardi di dollari nel 2010, il doppio rispetto al 2005. «Dall’Asia, da cui erano partiti i primi allarmi, il fenomeno si è trasferito nel Continente nero, dove c’è disperato bisogno di medicine», denuncia ora Rainbow for Africa. La dottoressa Paola Pasin, farmacista che già due anni fa aveva studiato il fenomeno, spiega che «i canali attraverso i quali questi farmaci arrivano nei Paesi poveri sono gli stessi dell’importazione dell’oppio». Una rete difficilissima da smascherare.

I finti farmaci sono anti-infiammatori, antibiotici, antidolorifici e antipiretici. «Medicinali molto cari per la popolazione locale: una compressa di antibiotico costa un euro, in un Paese dove lo stipendio di un muratore è di 60 euro». Parecchie di queste sostanze contraffatte provengono dalla Cina, altre dall’India, ma anche dall’Europa. Rainbow for Africa ne ha acquistate, e con l’associazione «Aid Progress Pharmacist Agreement» della professoressa Paola Brusa le ha analizzate all’Istituto di Farmacologia dell’Università di Torino. Ora, Rainbow for Africa, Appa e altre organizzazioni pensano di costruire un laboratorio a Makeni, dove a partire dai principi attivi sia possibile preparare direttamente compresse e capsule per rifornire almeno gli ospedali. Perché lo scandalo, almeno lì, non si ripeta.

E non è un caso isolato, se ne parla da anni, ma cosa si è fatto nel frattempo?     

http://aulascienze.scuola.zanichelli.it/2009/05/18/farmaci-falsi-africa/

 

 

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