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“Elisir di lunga vita”

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Vilcabamba è un piccolo paese dell’Equador a 1500 metri sul livello del mare che ha 4.200 abitanti ed una temperatura media di 20 gradi centigradi.

È un piccolo puntino nella cartina e non avrebbe nessun interesse se non fosse per una sua particolarità: c’è qualcosa che permette ai suoi abitanti di vivere fino a centodieci, centoventi, qualcuno fino a centoquarant’anni. Ci sono dieci volte più centenari che in qualsiasi altra parte del mondo.

Eppure sono poveri, lavorano per tutta la vita, hanno scarse condizioni sanitarie, amano gli eccessi bevendo alcolici e fumando come ciminiere.

Come fanno vivere cosi a lungo, non rispettando tutto quello che ci viene insegnato e che noi medici consigliamo a tutti i nostri pazienti? È il mistero di questa valle.

Chi è stato a Vilcabamba, non ha trovato questi centenari seduti su una sedia con lo sguardo perso nel vuoto, né tantomeno distesi su di un letto accuditi da figli ormai novantenni, ma li ha trovati a lavorare nei campi, a togliere le erbacce che danneggiano il raccolto senza il bisogno di occhiali, a tragliare la canna da zucchero con un machete  dando una decina di colpi consecutivi.

La risposta più semplice a tutto questo potrebbe venire da una corretta alimentazione, in realtà a Vilcabamba si mangia sano con i prodotti della terra che non vengono trattati con conservanti e pesticidi; si mangia molta frutta e verdura, ma anche molta carne e pesce. Detto questo però si aggiunge una quantità di sale su tutti i cbi che sarebbe sconsigliata da qualsiasi cardiologo occidentale, si fuma il “chamico” i cui effetti sono simili a quelli della marijuana, ma può arrivare a dare allucinazioni, perdita di memoria e rabbia, bevono il “puro” (ciò che rimane nel becco dell’alambicco dalla spremitura della canna da zucchero quando si fa il rhum), bevanda altamento alcolica e fortemente tossica per il fegato.

È però evidente che tutto il merito non può essere dato alla natura incontaminata di questo luogo, alla purezza dell’acqua e dell’aria; esistono molti altri luoghi nel mondo così incontaminati eppure la sopravvivenza non è così lunga e soprattutto non a questi livelli come fisico e come mente.

A Vilcabamba i centenari hanno i capelli neri e i maschi vivono più a lungo delle femmine, contrariamente a quello che avviene in tutte le altre parti del mondo.

Altra particolarità consiste nel tipo di morte: vanno a dormire e non si svegliano più, vanno a lavorare e non tornano, fanno il bagno e muoiono; tutto senza lunghe sofferenze, senza malattie debilitanti che fanno augurare la morte come mezzo per porre fine alle sofferenze, senza perdita della dignità in seguito a patologie distruttive. Questi anziani lavorano e si prendono cura di sé fino all’ultimo, non necessitano di assistenza; vivono la loro vita da persone umili, ma muoiono da signori.

Qui nessuno si ammala di cuore e quelli che arrivano con patologie cardiache con il tempo guariscono; personaggi famosi del cinema e della politica, soprattutto americani e giapponesi si sono costruiti ville alla periferia di Vilcabamba e sono in perfetta salute, clinicamente guariti da patologie gravi di tipo cardiocircolatorio.

Tutti dicono che è il mangiare sano, privo di pesticidi e conservanti, l’uso di frutta e verdura coltivata in loco. Eppure molti anni fa quando il mangiare non era trattato e non c’erano industrie la gente viveva molto meno di adesso; l’inquinamento può essere letale, ma la sua mancanza non puà essere la spiegazione del risultato di aspettativa e qualità di vita di questo luogo.

In questo paese c’è un solo medico ed un solo ambulatorio, senza strumentazione di avanguardia, anzi direi senza strumentazione se si esclude un misuratore di pressione ed un fonendoscopio. Il medico afferma che molte persone vanno dal medico perché spinte dai parenti più che dai propri disturbi; nonostante la quantità di sale consumata sia molto superiore alla media consigliata l’ipertensione è quasi inesistente; gli anziani non soffrono di osteoporosi, non ci sono casi di cancro.

Il medico afferma che qui la gente mangia sano,l’aria è pura e qui cresco il “wilco” albero tipico di Vilcabamba che produce molto ossigeno. Altra caratterisca è che questi centenari fanno sesso  frequentemente e di buona qualità.

L’unico motivo per cui vanno dal dottore sono le parassitosi intestinali.

Io mi domando come sia possibile che patologie molto diverse come l’ipertensione, il diabete, il cancro e l’osteoporosi possano trarre beneficio esclusivamente da queste semplici cose descritte dal medico locale. Come la qualità di vita di questi ultracentenari possa essere di questo livello semplicemente respirando l’ossigeno prodotto dal “wilco”.

Che sia un particolare parassita intestinale che li immunizza verso le patologie che prima ho descritto? Lo stesso parassita che fa guarire coloro che arrivano qui malati?

Oppure il fatto che la gente vive senza il bisogno di aggrapparsi alle medicine, senza il bisogno di ricoverarsi in grandi cliniche dove il loro organismo viene bombardato da antibiotici di ultima generazione o immunosoppressori o cortisteroidi o infine sottoposto ad accertamenti sofisticati per trovare una patologia asintomatica il cui tentativo di terapia sottopone le stesse persone ai rischi di patologie iatrogene più pericolose della malattia che si voleva estirpare?

Forse l’elisir di lungavita è accettare la morte come un momento della vita che finirà il più tardi possibile. Il  sapere che tanti di noi sono arrivati a centoventi anni e quindi anche noi possiamo arrivarci; sapere che la vita è fatta di lavoro, spesso lavoro duro e che non esistono scorciatoie che portano alla ricchezza ma con più facilità alla delusione e a alla depressione; sapere che esiste una medicina per la diarrea, ma non per la felicità.

Infine sapere che nel medico troveremo un amico, una persona con cui parlare, a cui descrivere il nostro disturbo e dal quale ricevere un consiglio e, forse, una semplice terapia, perché il sentirsi capiti, compresi e assistiti con amore è già terapia.

Che dire infine della compagnia della persona amata, che mi sta accanto da cento anni, con cui ho allevato figli, nipoti e bis-nipoti; che dire delle lunghe discussioni su gli anni che furono insieme a decine di amici con i quali condividere gli anni dopo i cento compiuti.

Credo che quello che rende Vilcabamba il Paradiso che tutti noi vorremmo trovare e che possiamo trovare in qualsiasi luogo della terra, sia questo non sentirsi soli, senza il compagno o la compagna, senza gli amici; questo non sentirsi inutili; questa capacità di potere lavorare fino agli ultimi giorni; questa dignità del morire senza pesare sugli altri all’età di………

One Response to “Elisir di lunga vita”

  1. Fabio 18 giugno 2017 at 06:11 #

    Grazie di cuore per il tuo articolo Maurizio che mi sta confortando in un momento difficile della mia vita ; qui, al capezzale di mia madre, a cui ” gli stregoni” , con i dovuti tempi, hanno scoperto un tumore al sistema linfatico. Ancora grazie di quore per averlo scritto.

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