Top_menu

- Depuratore di Baciocavallo: altro passo falso della P.A. -

  • Facebook
  • Twitter
  • Email

Dall’ILVA di Taranto alla GIDA di Baciacavallo…Un nesso di a-responsabilità

 Che nesso è invalso tra la notissima ILVA di Taranto e la meno nota (almeno a livello nazionale) GIDA di Baciacavallo nel comune di Prato ? Apparentemente nulla. Circa la prima, si sa che è un’industria siderurgica, circa la seconda, si sa meno che è un depuratore e inceneritore dei suoi fanghi di risulta; la prima è a capitale privato – dopo anni di gestione dello Stato -, mentre la seconda “è una società per azioni a capitale misto pubblico e privato costituita da tre soci: l’Amministrazione Comunale di Prato, l’Unione Industriale Pratese ed il Gruppo CONSIAG che detengono rispettivamente il 46,92% il 45.08% e l’8% delle azioni”, così ce lo comunica il sito internet della GIDA.  GIDA sta per Gestione Impianti Depurazione Acque S.p.A: “è nata nel 1981 a seguito dell’entrata in vigore della legge 319/76 nota anche come legge Merli”.

A proposito di GIDA, di Baciacavallo e di incenerimento dei fanghi post-depurazione si è parlato in un incontro pubblico organizzato dal Movimento 5 Stelle di Prato lo scorso 22 novembre 2012, presenti rappresentanti della cittadinanza, delle amministrazioni locali, compreso il sindaco della città, ed esponenti del mondo della ricerca scientifica  in tema di ambiente e salute(ISDE). Dati alla mano, per l’ennesima volta, sul territorio si è accusato lo stato di rischio per la salute pubblica dovuto all’emissione e quindi alla presenza di composti chimici cancerogeni nel materiale biologico, quali il policlorobifenile, l’esaclorobenzene o più semplicisticamente, le cosidette diossine, che annoverano 210 composti chimici aromatici policlorurati diversi. Tanto per dare un’idea, se all’ILVA di Taranto la capacità di emissione è stata stimata (dati ISPRA) a 4 kg per t/ora di rifiuto combusto, non molto lontano è il contributo dell’inceneritore di Baciacavallo con i suoi 3 kg. Ma non stiamo qui a ripercorrere tematiche di chimica ambientale nè ad inanellare addentellati tecnici tra i due diversi impianti industriali.
Ciò che qui preme sottolineare è invece l’approccio, l’atteggiamento della pubblica amministrazione (PA) verso le tematiche ambientali ed i rischi della salute legati agli impianti industriali. Ed è per questo che si possono tra loro mettere in relazione il caso ILVA, da una parte, ed il caso GIDA dall’altro, con tutte le differenze impiantistiche di merito Ma sia nell’uno che nell’altro caso ciò che è mancata e che manca tuttora, è “una buona prevenzione primaria, prima tappa per tutelare la salute”. Poi seguono gli “aspetti deficitari delle indagini sanitarie portate avanti dalla pubblica amministrazione (PA), in fatto cioè di monitoraggio, controllo e trasparenza dei dati”. La lunga serie di diffide rivolte alla PA, come ci ha illustrato Adriana Pagliai del Coordinamento Piana-Prato durante l’incontro pubblico, e le lentezze delle risposte date o eluse da parte dell’ARPAT,mette ancora una volta in evidenza quell’atteggiamento deleterio che gli organismi preposti, siano questi comunali, provinciali, regionali o statali, mettono in campo nei confronti di una cittadinanza che, invece, è sempre più informata e attivita su queste tematiche altamente sensibili.
Nascondere i dati, stemperare la gravità delle indagini epidemiologiche, rimandare le scelte, aggirare le responsabilità tecniche e politiche, avvalersi di contenziosi giuridici che fanno perdere anni, portano a quel risultato finale, cumulativo, che con il passare del tempo si ingigantisce, sino a che la situazione diventa non gestibile. Il caso ILVA, purtroppo, ne è un esempio tragico, e non tanto per il ricatto tra lavoro e ambiente, ma per la difficoltà stessa di risolvere problemi ambientali in poco tempo, avendo sulle spalle malati cronici e morti.
L’etica ambientale impone l’applicazione del principio di responsabilità, che impone a sua volta l’analisi a priori di tutti gli effetti di un’azione che interferisce con l’equilibrio ambientale di un certo territorio, comprendendo persone, cose, fauna e flora. Sinora la PA in Italia ha risposto con un atteggiamento di a-responsabilità ovvero si è chiusa gli occhi rispetto a queste problematiche, prima galleggiando su di un limbo di indeterminatezza giuridica e di caos legislativo e terminologico, poi, a conti fatti, annaspando e incespicando in numeri e dati, che pur denunciando il danno alla salute ed all’ambiente, cercavano  allo stesso tempo di aggirarlo con altri   numeri e dati.
Si sa, sono sempre le ultime amministrazioni, quelle che seguono in via cronologica da un’elezione all’altra, che prendono su di sè tutti i doli di quelle che hanno preceduto. Per questo motivo si è sempre pensato, e si pensa, di autoassolversi in una non presa di responsabilità. Anche all’incontro di Prato su citato, è emerso, alla fine, questo atteggiamento da parte dei rapprensentati delle amministrazioni là presenti. Ricordiamo che questo modo di fare, alla lunga, non paga e fa pagare il conto più salato alla cittadinanza, sulla propria pelle, in termini di salute.
Ricordiamo a codesti amministratori che l’Italia ha approvato la Convenzione di AARHUS, in vigore dal 2001, per cui si sancisce l’accesso alle informazioni ambientali (Direttiva Europea 2003/4/CE e Dlgs 195/2005) da parte del pubblico (individui ed associazioni), ed altresì si sancisce la partecipazione pubblica alle scelte ambientali (Direttiva Europea 2003/35/CE e Dlgs 156/2006). Pregasi di tenerne presente, grazie.

, , , , , ,

Trackbacks/Pingbacks

  1. Dall’ILVA di Taranto alla GIDA di Baciacavallo | Prato5stelle.org - Blog del Movimento 5 Stelle di Prato - 30 novembre 2012

    […] Articolo estrapolato da OmeoLab.com (articolo originale) […]

Lascia un Commento


quattro + 6 =

Powered by WordPress. Designed by Woo Themes

Email
Print