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Non lasciamo sola l’Italia migliore

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Dopo l’incredulità e lo sgomento arriva la rabbia per lasciare il posto alla paura. Questa è la progressione dei sentimenti seguita alla notizia del così detto decreto interpretativo varato l’altra notte nelle stanze del potere politico italiano. Garantire il diritto di voto o rispettare fino in fondo le regole, questa era la difficile scelta nelle mani dei nostri potenti.  Il diritto di voto era già garantito e caso mai era stato messo in discussione da fattori diversi da quelli insiti nelle regole. Nessuno però crede che si tratti di sola sciatteria o distrazione. Allora non rimaneva altra scelta, si dovevano “interpretare” meglio le regole per salvare il diritto di voto agli elettori (ed il loro potere). E qui nascono le prime sensazioni di sgomento ed incredulità: pensavamo che non avrebbero osato tanto, che non avrebbero mai potuto creare un precedente così grave. E invece l’hanno fatto con tutti i timbri e le firme necessarie, che qui non potevano certo mancare.

 

E nasce la rabbia: in una notte, in una manciata di ore, si sono buttati oltre 50 anni di tentativi per costruire un paese democratico, pluralista, moderno. I sacrifici di così tanti italiani morti in guerra, nelle fabbriche e sul posto di lavoro, nelle piazze, i sacrifici di così tanti italiani che hanno pianto, sofferto, sperato, i sacrifici di così tanti italiani che hanno sognato, si sono illusi, si sono messi in gioco, i sacrifici di così tanti italiani spesi per garantire certezze ai nostri figli, per assicurare loro un futuro migliore, più giusto, più a misura di uomo, i sacrifici di così tanti italiani che hanno avuto fiducia nell’Italia si sono dissolti in un momento. Tutto andato, volato via. Queste certezze, già incrinate da anni di scandali, corruzione, connivenze, baronie, queste speranze si sono perse definitivamente nella notte di venerdì. Lasciando dietro di loro un lacerante urlo di dolore.

 

Ma è l’arroganza, l’incapacità di ascoltare l’altro per trovare insieme una soluzione condivisa che preoccupa. Forse sarebbe bastato un atto di umiltà da parte di tutti e invece si è preferito scardinare a colpi di piccone il già debole ed affaticato sistema di regole tanto faticosamente conquistato. In un paese così segnato dalla crisi e dalle difficoltà avremmo bisogno di forze politiche più responsabili, più sensibili alle problematiche di coesione sociale, ogni giorno profondamente impegnate nella ricerca di soluzioni alla vorticosa decadenza che impregna la nostra comunità. Invece abbiamo una classe politica litigiosa, arrogante, auto referente, che si perpetua  con diritto ereditario e di partito, incapace, se non peggio indifferente o disinteressata, a governare e lavorare con senso civico per questo paese. Il senso di smarrimento comincia allora ad entrare nelle ossa come un vento gelido, la paura di avere per i nostri figli un futuro peggiore di quello che hanno avuto i nostri padri comincia a farsi strada nei nostri pensieri. E’ per questo che stasera vi scrivo, per dialogare con voi che ancora credete in un paese sano, vi scrivo per condividere con voi pensieri e parole, perché il senso di smarrimento non vinca e faccia il loro gioco, quello dei potenti e degli impuniti, perché vinca l’Italia migliore che non si vuole vergognare ogni giorno che si alza.  Abbiamo bisogno che questa Italia si faccia sentire, si ribelli dicendo basta a questo scempio, anche da queste semplici pagine. Vi ringrazio.

 

 

 

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