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- Decalogo di Popper -

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Decalogo elaborato da Karl Popper nei primi anni ottanta del secolo scorso.

1-La nostra presente conoscenza congetturale supera di gran lunga ciò che una persona può sapere; anche nella propria specifica specialità. Essa cambia rapidamente e radicalmente, e soprattutto non per accumulazione ma per correzione di dottrine e idee sbagliate. Perciò non  possono esserci autorità. Possono esserci, ovviamente, scienziati migliori o peggiori. Più spesso, il migliore scienziato sarà il più consapevole dei propri limiti.

2-Siamo fallibili ed è impossibile per chiunque evitare tutti gli errori, anche quelli evitabili. La vecchia idea che dobbiamo evitarli va cambiata. E’ sbagliata e ha portato all’ipocrisia.

3-Ciononostante, rimane il nostro lavoro evitare gli errori. Ma per farlo dobbiamo riconoscere la difficoltà. E’ un compito nel quale nessuno riesce pienamente, neanche un grande scienziato creativo che è guidato, ma piuttosto spesso sviato, dall’intuizione.

4-Gli errori possono essere nascosti nelle nostre teorie più sperimentate. E’ responsabilità del professionista cercare questi errori. In questo egli può essere grandemente aiutato dalla proposta di nuove teorie alternative. Dovremmo diventare, così, tolleranti verso quelle idee che divergono dalle teorie dominanti del giorno, e non dovremmo aspettare finché quelle teorie cadono in disgrazia. La scoperta che una teoria ben sperimentata e confermata, o una procedura comunemente usata, sono sbagliate, può essere la scoperta più importante.

5-Per tutte queste ragioni, il nostro atteggiamento verso gli errori deve cambiare. E’ qui che deve cominciare la riforma etica. Poiché questa vecchia abitudine conduce a nascondere i propri errori e a dimenticarli il più presto possibile.

6-Il nostro nuovo principio dev’essere imparare dai nostri errori, così che possiamo evitarli in futuro; questo dovrebbe avere la precedenza sull’acquisizione di nuove informazioni. Nascondere gli errori dev’essere considerato come un peccato mortale. Alcuni errori sono inevitabilmente smascherati, per esempio, operare un paziente sbagliato o asportare un arto sano. Benché il danno possa essere irreversibile, lo smascheramento di tali errori può insegnare ad adottare misure di prevenzione. Altri errori , alcuni dei quali magari altrettanto deplorevoli, non sono così facilmente smascherati. Ovviamente quelli che li hanno commessi, possono non desiderare di portarli alla luce, ma altrettanto ovviamente potrebbero non nasconderli dal momento che dopo analisi e discussione, cambiare le procedure può prevenire la loro ripetizione.

7-E’ quindi compito nostro cercare i nostri errori e indagarli pienamente. Dobbiamo allenarci ad essere auto critici.

8-Dobbiamo riconoscere che l’autocritica è meglio, ma che tale critica da parte degli altri è necessaria e particolarmente preziosa se essi affrontano il problema da una diversa base culturale. Dobbiamo perciò imparare ad accettare gentilmente, e anche con gratitudine, la critica da parte di coloro che attirano la nostra attenzione sui nostri errori.

9-Se siamo noi che attiriamo l’altrui attenzione sugli errori altrui, dovremmo ricordarci di errori simili che noi abbiamo fatto. Dovremmo tenere a mente che errare è umano e che i più grandi scienziati commettono errori.

10-La critica razionale dovrebbe mirare a definire errori chiaramente identificati. Dovrebbe contenere le ragioni ed essere espressa in una forma che sia la possibilità della sua confutazione. Dovrebbe rendere chiaro quali ipotesi sono state messe in dubbio e perchè.  Non dovrebbe contenere insinuazioni, semplici osservazioni, o solo valutazioni negative. Dovrebbe essere ispirata dallo scopo di giungere più vicino alla verità; e per questa ragione dovrebbe essere impersonale.

 

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