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Debito sano e debito malato

  

Il debito è un’astrazione creata dall’uomo che consente di utilizzare denaro futuro al fine di realizzare oggi l’investimento produttivo che lo genererà. Una sorta di profezia che si avvera. Quindi il debito non è di per sé negativo, anzi uno dei motori del progresso è stata l’emissione di titoli di debito, o mezzi di scambio, primo tra tutti il denaro. Si tratta in pratica di una ricchezza astratta che si concretizzerà nel tempo, una delle più grandi invenzioni dell’era moderna.

Rientra nel concetto di “anticipazione nel tempo della ricchezza” come ad esempio, l’istruzione dei nostri figli, un investimento che la comunità fa per se stessa oggi, e che dare suoi frutti in futuro. Lo stesso vale per gli anziani, se li consideriamo i depositari della conoscenza e del sapere, quali pur non partecipando alla vita lavorativa, produrranno valore aggiunto attraverso il trasferimento alle giovani generazioni del sapere acquisito nel corso della loro vita. La comunità ha quindi tutto l’interesse a tutelare e a finanziare non solo l’infanzia e la giovinezza, ma anche la vecchiaia dei propri cittadini, poiché l’individuo nella sua totalità è per la società un “bene comune”. Il valore massimo di qualsiasi comunità è l’individuo.

Come tutte le creazioni umane anche il debito è un’arma a doppio taglio. Se usata senza cautela cessa di creare benessere diffuso e diventa uno strumento di dipendenza e quindi di schiavitù. Questo avviene semplicemente spostando il fine ultimo del debito dal benessere della comunità all’interesse privato. L’usura nasce dalla tentazione di accumulare grandi guadagni personali e sono pochi coloro che resistono alla seduzione del denaro.

Ricordiamoci che nel corso dei secoli le religioni hanno introdotto regole precise contro il prestito a interessi troppo elevati, per evitare che il debito divenisse quello che oggi è per i greci e gran parte degli abitanti della periferia: una tragedia umana.

La Chiesa medievale colpiva con la scomunica ti praticava il prestito a interesse, al tempo sinonimo di usura.

Nell’Antico Testamento si parla del Giubileo come l’anno della remissione totale dei peccati e dell’affrancamento dai debiti materiali.

Si parla di usura anche quando l’individuo, per ripagare un debito, è costretto a contrarne un altro, ovvero quando non si guadagna abbastanza ripagare capitale e interesse. Questo conduce inevitabilmente alla bancarotta ed è quello che da decenni succede in Italia con il debito pubblico: siamo vittime di un meccanismo micidiale. Producendo meno ricchezza il tasso di crescita del debito, ogni mese siamo costretti a chiedere nuovi prestiti per pagare quelli vecchi. Tutto questo è assurdo? No è semplicemente stupido. Aristotele affermava che il denaro prodotto da se stesso non è cosa utile.

Il denaro, oltre alla funzione di mezzo di scambio e di unità di misura, ha assunto quella riserva di valore, diventando a tutti gli effetti esso stesso una merce, il cui prezzo è il tasso di interesse. Legando poi la creazione del denaro al debito, si è innescata una trappola dalla quale le nazioni sono spesso uscite soltanto attraverso una guerra. Se il denaro rappresenta una merce chi lo produce punta a mantenerlo scarso affinché il prezzo rimanga elevato. L’abbattimento dei tassi d’interesse permette il rifinanziamento, ma non il pagamento del debito e questo noi continuiamo a trascinarcelo dietro.

La ricostruzione dell’Europa attraverso il piano Marshall nel secondo dopoguerra si ottenne usando lo strumento del debito. Bisogna ricordarsi che un dollaro preso in prestito in quegli anni ne produceva quattro, nel 2000 quello stesso dollaro, a causa della crescita del debito avrebbe prodotto solo € 0,20, nel 2005 appena € 0,10 e alla fine del 2012 lo stesso dollaro preso in prestito sarebbe addirittura negativo, ovvero chi si indebita non riesce nemmeno a ripagare la cifra ottenuta.  La ragione tutto questo è molto semplice: dopo circa venti o trent’anni, il debito entra nella sua fase esponenziale in cui si replica sempre più velocemente. Dato che le economie seguono progressioni lineari, arriveremo sempre ad un punto in cui, gli Stati sono costretti a pagare i debiti chiedendo altri prestiti e a svendere il patrimonio nazionale, come successo da noi negli anni ’80 e ’90. Purtroppo queste strategie servono poco e non fermano mai la progressione esponenziale del debito perché questa potrebbe essere azzerata solo da un’altra progressione esponenziale.

Se andiamo a vedere l’anello debole della catena economica, le famiglie, ci accorgiamo che nel 2010 quelle italiane erano indebitate per l’82% del loro reddito, le americane per il 130% e le Inglesi per il 170%. In pratica il debito cresciuto tanto assorbire molto più della ricchezza che queste due nazioni producono. Per ripagarlo bisognerebbe più che raddoppiare il Pil, oppure scoprire una ricchezza nuova ad esempio una miniera d’oro.  Questo debito non potrà mai essere ripagato, quindi le nazioni della periferia oggi sono schiavizzate e l’indebitamento diventare il loro modus operandi, la normalità. Nessuno governo è però disposto ad ammettere questa verità, la popolazione occidentale si ribellerebbe, manderebbe a casa tutti i politici che hanno ipotecato la ricchezza futura della comunità, non per il bene di quest’ultima, ma per acquisire potere personale e nell’interesse del potere finanziario che sostiene le loro campagne elettorali..

Mentre prezzi sempre più grandi della democrazia vanno in frantumi, alla popolazione si presentano soluzioni alternative, come la vendita del patrimonio statale the come l’acqua e l’energia che, non solo ci impoveriscono, ma contribuiscono alla riduzione della sovranità Nazionale. Uno Stato che possiede poco o nulla è una nazione senza voce.

Allora come ne usciamo? Come diceva Fuller, architetto e inventore americano del primo Novecento: “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta” Quindi dovremo costruire una nuova realtà, comprendendo che l’economia liberista, il cui fulcro è il debito, rema contro la democrazia e il benessere e questo avviene non solo a livello nazionale ma anche a livello mondiale.  La comunità crea benessere attraverso la spesa pubblica. Oggi nessuno può negare che il decadimento economico della periferia sia legato al debito e alle politiche di austerità che inutilmente vogliono contenerlo e che tutto questo porti ad una recessione mondiale. Inoltre sappiamo che anche se riuscissimo ad abbattere il debito a livelli accettabili dall’Unione Europea, con una sua parziale cancellazione, la nostra competitività nei confronti di nazioni come l’Olanda e, soprattutto, la Germania rimarrebbe bassa, quindi torneremo ad indebitarci, non modificando il nostro destino.

La crisi del debito sovrano ha messo in evidenza la necessità di non considerare più il denaro come una merce, il cui prezzo è il tasso di interesse. In un’economia globalizzata questo sistema produce troppo frequentemente crisi finanziarie insolubili.         Una vera Unione deve rovesciare l’equazione uomo=merce, subordinando l’economia ai bisogni e alle esigenze delle popolazioni, non più del mercato, non più della finanza.

 

 

 

 

 

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