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Curarsi è diventato un sogno?

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Da una parte la necessità di tenere i conti sotto controllo, e la tendenza ad azzerare il disavanzo della spesa sanitaria. Dall’altra variazioni minime nella spesa sanitaria privata, che non pare salita come si poteva immaginare visto che la sanità pubblica si è trovata a “stringere la cinghia”. Sarebbero questi due gli elementi che in qualche modo contribuiscono a spiegare come l’Italia e gli italiani siano “oppressi” dalla crisi, almeno sul fronte della sanità. Per questi motivi, infatti, soprattutto al sud ci si cura meno, e non è certo una situazione semplice in un Paese in cui tre persone su dieci soffrono di malattie croniche. Questi dati, che mostrano ancora una volta le difficoltà del sistema Italia, vengono dal rapporto “Oasi 2013″, che viene presentato oggi ed è redatto da Cergas e Sda Bocconi. Lo studio punta l’attenzione sui consumi privati in ambito sanitario, che oggi valgono circa il 20 per cento della spesa sanitaria totale. La spesa sanitaria privata sarebbe elevata in particolare in Trentino-Alto Adige, prima nella classifica per questo aspetto, seguito da Veneto e Friuli e a maggior distanza da Emilia-Romagna e Lombardia. Secondo il rapporto Oasi la spesa sale con l’età dell’individuo e tende a calare al crescere del numero dei figli. Secondo gli economisti della Bocconi la scelta di “spendere” per il bene salute non nasce solamente dalle condizioni economiche, ma sarebbe addirittura frutto di una decisioni di gruppo, presa in famiglia. Gli stessi studiosi, peraltro, pongono il rischio di un tagli netto dei servizi per il prossimo futuro, con una sorta di “mancanza di trattamento” per molte patologie. Tra lo soluzioni, si fa strada la “soluzione familiare” per rispondere alle necessità delle persone. La prova di questa tendenza viene da un fatto: le badanti sono di più dei dipendenti di Asl e ospedali.

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