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MovimentoConsumismo e fitness

Il consumismo non riguarda il soddisfacimento dei desideri, ma l’evocazione di un numero sempre

Il consumatore ideale è visto come una fabbrica che lavora a pieno ritmo, ventiquatto ore al giorno e sette giorni su sette, così si assicura una sequenza ininterrotta di desideri dalla vita breve e smaltibili.

Nella società dei consumi il fitness sta al consumatore come la salute stava al produttore nella società dei produttori..

Il fitness ideale cerca di cogliere le funzioni del corpo come ricevitore/trasmettitore di emozioni.

Il fitness è definita dall’assenza di limite o più precisamente dall’inammissibilità del limite; nella ricerca del fitness, diversamente da quella della salute, non esiste un punto in cui si possa dire: “ora sono arrivato fino a qui posso fermarmi per tenermi stretto quello che ho”.

Il fitness diventa quindi una lotta, è una pulsione che si trasforma presto in un vizio e come tale non ha mai fine. Ogni obbiettivo non è che un passo all’interno di una lunga sequenza di passi, già fatti o da fare. Quando l’obbiettivo non è stato fissato, evidentemente non c’è modo di sapere quanto se ne è ancora lontani e quanto tempo si dovrà lottare per raggiungerlo. Tale incertezza è ineliminabile.

Quindi lottare per il fitness significa non avere mai pace, non avere mai la sensazione di poter riposare con la coscienza tranquilla e senza  apprensioni; non si può mai avere la certezza che le istruzioni non cambino o non vengano revocate prima di averle eseguite completamente..

Chi è dedito al fitness è sempre in movimento, ri-formarsi è un’ossessione e una dipendenza, un dovere e una necessità.

Per il mercato dei consumi, si tratta di una circostanza fortunata, anzi ne è la garanzia di sopravvivenza.

A questo punto qualsiasi cosa venga ingerita o inalata potrebbe interferire con il regime assegnato al proprio corpo nell’intento di assicurare ad esso una forma fisica duratura; oppure potrebbe riportarlo indietro indietro di settimane o mesi, azzerando lunghi e coscienzosi sforzi di autoallenamento e autosacrificio.

La superficie del corpo e le sue aperture, tutti i punti vulnerabili nel confine/interfaccia che separa/collega il corpo da/con il mondo esterno, sono dunque destinati a diventare luoghi di ambivalenza acuta e irriducibile.

Il grasso corporeo rappresenta l’incubo che si avvera; quando il peso o il girovita aumentano, segnalano che tutto il lavoro di fortificazione tra il confine del nostro corpo ed il mondo esterno è stato inutile.

Il grasso è diventato uno dei principali slogan della “guerra culturale per il nuovo secolo”, l’ennesima versione della perenne contesa tra libertà e sicurezza.

Quindi il corpo del consumatore è diventato l’obbiettivo del futuro marketing; la cura del corpo è il principale argomento di vendita dei prodotti di consumo.

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