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- Cittadini europei esposti al particolato atmosferico -

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Quasi un terzo degli abitanti delle città europee esposto a concentrazioni eccessive di particolato atmosferico


Questo è quanto emerge dal Report 2012 dell’Agenzia europea per l’ambiente sulla qualità dell’aria in Europa, riferito al periodo 2001-2010

L’Unione europea ha compiuto progressi negli ultimi decenni per ridurre gli inquinanti atmosferici che causano l’acidificazione, ma il nuovo rapporto pubblicato dall’Agenzia europea per l’ambiente mostra che in molte parti d’Europa ci sono ancora problemi con le concentrazioni di particolato e ozono troposferico. Il report “La qualità dell’aria in Europa – 2012” prende dunque in esame l’esposizione dei cittadini agli inquinanti atmosferici e fornisce una panoramica della qualità dell’aria in Europa degli ultimi dieci anni.

Le emissioni dei principali inquinanti atmosferici in Europea risultano diminuite tra il 2001 e il 2010, ma nonostante questi risultati molti paesi continuano a non rispettare i limiti imposti dagli impegni internazionali per numerosi inquinanti. In più, a causa dei complessi legami tra emissioni e qualità dell’aria, la riduzione nelle emissioni non sempre ha prodotto un corrispondente miglioramento nelle concentrazioni atmosferiche, specialmente per particolato e ozono.

Questi, nello specifico, i risultati per i principali inquinanti:

  • PM: costituisce il maggior rischio per la salute dovuto all’inquinamento dell’aria; l’Agenzia europea ha stimato che nel 2010 il 21% della popolazione urbana è stata esposta a livelli di concentrazione di PM10 superiori ai valori limite giornalieri fissati dall’Unione europea a salvaguardia della salute (50 µg/m3 da non superare più di 35 volte per anno); secondo i livelli di riferimento dell’Organizzazione mondiale della sanità, che sono ancora più severi di quelli imposti dalla normativa europea (il limite da non superare è la media giornaliera di 50 µg/m3), l’81% degli abitanti delle città sono stati esposti a concentrazioni di PM10 superiori ai valori di riferimento stabiliti per la protezione della salute umana. Il valore limite annuale del PM2.5 – stabilito dall’Unione europea – è stato superato nel 6% delle stazioni di traffico, nel 14% delle stazioni urbane, nel 9% di altre stazioni (prevalentemente industriali) e nel 2% di quelle rurali.
  • Ozono: può causare problemi alle vie respiratorie; l’esposizione nei centri urbani è molto elevata: solo il 3% delle stazioni suburbane hanno rispettato nel 2010 i livelli di riferimento dell’Organizzazione mondiale della sanità (100 µg/m3 media massima oraria da non superare più di 25 volte);  il valore obiettivo fissato dall’Unione europea (120 µg/m3 media massima oraria da non superare più di 25 volte) è stato invece rispettato nel 75% delle aree suburbane.
  • Biossido di azoto: è una delle principali cause di eutrofizzazione e acidificazione e contribuisce anche alla formazione di PM e ozono. Nel 2010, il 7% di europei che vivono in città è stato esposto a livelli di biossido di azoto superiori ai valori limite comunitari (tale percentuale è relativa al limite sulla media annuale). Le emissioni nazionali di questo inquinante in molti paesi europei hanno ancora superato i limiti fissati dalla legislazione comunitaria e dalle convenzioni internazionali.
  • Benzo(a)pirene: è una sostanza cancerogena. Una parte considerevole della popolazione urbana in Europa (20-29% tra il 2008 e il 2010) è stata esposta a concentrazioni superiori al valore obiettivo dell’Unione europea (1 ng/m3), che deve essere raggiunto entro il 2013.
  • Biossido di zolfo: le emissioni sono state ridotte in modo significativo negli ultimi anni grazie alla legislazione comunitaria. Il 2010 è stato il primo anno in cui la popolazione urbana europea non è stata esposta a concentrazioni di biossido di zolfo superiori al valore limite comunitari.
  • Monossido di carbonio, benzene e metalli pesanti (arsenico, cadmio, nichel, piombo): le concentrazioni in aria sono state generalmente basse, localizzate e sporadiche nell’Unione europea, con alcuni superamenti dei valori limite e obiettivi fissati dalla normativa comunitaria.

In Italia

La situazione che sommariamente viene fuori per il nostro paese non è molto positiva. Si fa presente che il report si riferisce a dati antecedenti il Dlgs 155/2010 e non è detto quindi che le stazioni di riferimento rispettasero i criteri di ubicazione previsti dal Decreto stesso. Quelle che seguono sono, nel dettaglio, le situazioni ancora critiche; per quanto riguarda la Toscana, abbiamo riportato i dati 2011che sono contenuti nella Relazione annuale sullo stato della qualità dell’aria nella Regione Toscana anno 2011, curata da ARPAT.

  • PM10: come si vede dalla mappa spicca la pianura padana per densità di superamenti della media annuale, mentre le altre zone sono in media con le concentrazioni dell’Europa. Per quanto riguarda la Toscana, dall’analisi dei dati 2011, si evince che: il valore limite dell’indicatore relativo alla media annuale (limite di 40 μg/m3) è stato rispettato in tutte le zone e nell’agglomerato di Firenze; sia nelle stazioni di fondo che nelle stazioni di traffico, non è stato rispettato il limite dei 35 superamenti per la media giornaliera di 50 μg/m3 in circa il 50% delle stazioni di rete regionale, con il maggior numero di superamenti concentrati presso le stazioni dell’agglomerato di Firenze, della zona di Prato Pistoia e della Zona del Valdarno pisano e Piana lucchese.
  • Anche per quanto riguarda il PM2.5, i livelli sono stati tra i più alti in Europa; spicca anche qui la pianura Padana, mentre nelle altre zone i valori sono stati nettamente più contenuti e non si è registrato neanche un superamento del limite. In Toscana il valore limite (25 μg/m3) sulla media annuale nel 2011 è stato generalmente rispettato sia nelle stazioni di fondo che nelle stazioni di traffico in tutto il territorio regionale per le stazioni monitorate.
  • Ozono: in Italia si sono registrati valori tra i più alti: la situazione peggiore è nettamente quella del nord italia, mentre dalle altre parti il limite è stato superato ma non con valori elevatissimi. In Toscana nel 2011 è stata confermata la criticità rispetto al valore obiettivo per la protezione della salute umana – massimo 25 superamenti del valore di 120 μg/m3 relativo alla massima giornaliera su 8 ore, calcolata come media degli ultimi 3 anni – che non viene rispettato in più del 50% delle stazioni, in particolare nelle zone interne della Toscana; il valore obiettivo per la protezione della vegetazione – AOT40 (Accumulated Ozone over a Threshold of 40 ppb) massimo 18000 μg/m3 calcolato da maggio a luglio come media degli ultimi 5 anni – non è rispettato in più del 50% delle stazioni, confermando la difficoltà di raggiungere anche questo obiettivo.
  • Biossido di azoto: l’Italia ha registrato in tutta la penisola pesanti superamenti delle medie annuali. In Toscana nel 2011 è stato riscontrato il rispetto del limite di 18 superamenti per la massima media oraria di 200 μg/m3 in tutte le stazioni di rete regionale, comprese quelle di tipo traffico; tutte le 5 stazioni di tipo traffico attive nel corso del 2011 hanno comunque registrato il non rispetto dell’indicatore relativo alla media annuale (limite di 40 μg/m3) confermando la criticità di questo inquinante nelle stazioni di traffico.

 

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